All’indomani del risultato che ha sancito, in Grecia, la vittoria dei  “no” alle condizioni dei creditori europei, il Ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha deciso di abbandonare il suo dicastero per consentire al primo ministro, Alexis Tsipras di stringere piu’ facilmente un accordo con i creditori.

Chi è allora Yanis Varoufakis? Economista e blogger, già docente universitario sulla cattedra di economia presso l’Università del Texas di Austin , cattedra che aveva lasciato poche settimane prima di insediarsi nel governo greco, Varoufakis può vantare una carriera accademica durante la quale ha ripetutamente demolito miti e convinzioni delle scienze economiche, vivendo, come lui stesso ha affermato sul suo blog, come “un teologo ateo in un convento medievale”. Laureato in Matematica e Statistica, ha conseguito il dottorato in Economia all’università dell’Essex ed è attualmente professore di teoria economica presso l’Università di Atene. Doppio passaporto, greco e australiano, Varoufakis, divenuto protagonista delle cronache anche per il suo fisico atletico ed il fascino da biker, ovvero non solo motociclista, ma anche amante della vita grezza e dura, quasi equivalente a ribelle, ma parlando in faccia alle persone e perciò rispettoso e dunque raffinato, membro del partito Syriza, è divenuto Ministro delle Finanze nel dicastero più delicato del governo targato Alexis Tsipras nel gennaio del 2015, in uno dei momenti più difficili della storia economica greca. In tale occasione Varoufakis raccontò di avere accettato l’incarico dopo aver parlato con un professore di lingue disoccupato, che gli aveva chiesto di “fare qualcosa” per la Grecia; a tale richiesta egli affermò  che “sarebbe stato a lui, promise, e non allo spread o ai vecchi accordi” che avrebbe pensato quando sarebbe entrato al Ministero delle Finanze”.

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L’esito del referendum di ieri, che il governo Tsipras e lo stesso Varoufakis hanno fortemente indirizzato verso il “no” agli accordi comunitari, hanno prodotto però, nonostante la vittoria dello schieramento governativo, la decisione, da parte di Varoufakis, di abbandonare il dicastero da lui guidato, decisione che ha così motivato: «Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri». La sua assenza, egli ha ritenuto, può determinare, più facilmente, “ il raggiungimento di un accordo con i creditori” da parte del primo Ministro Tsipras, come egli ha spiegato in un post sul suo blog.

Secondo la logica della finanza internazionale, tale decisione ha consentito all’euro di riprendere quota sulle altre monete, le dimissioni di  Varoufakis, falco anti austerity, sono state infatti accolte positivamente dai mercati. La Grecia ha dunque scelto di rifiutare gli accordi anticrisi proposti dalla Comunità Europea, ed ora cosa accadrà? Il paese intanto ha confermato le scelte politiche del primo ministro, il politico che all’atto della sua elezione aveva promesso ai greci che : «L’austerity è finita», ma nello stesso tempo si prepara, secondo le linee di Syriza, a considerare il no all’accordo solo il primo passo verso il rinnovo alle trattative che dovrebbero produrre un’intesa migliore. Sarà così semplice? Non bisogna infatti dimenticare che la vittoria di Tsipras ha rafforzato i partiti anti austerity anche in altri Paesi Ue, a partire da Podemos che secondo la stampa iberica avrebbe già guadagnato punti nei giorni del referendum greco. Quale sarà ora la posizione dell’Europa e soprattutto quella della Cdu di  Angela Merkel in testa? L’esito del referendum greco, con il ritiro del “duro” Varoufakis, consentiranno una più accettabile negoziazione o “l’urlo della vittoria nella sede di Syriza tra Sel, Podemos, Sinn Fein, sinistra Pd e socialisti francesi” finiranno con l’essere solo il primo passo verso l’irrigidimento nei rapporti stessi di negoziazione o addirittura la premessa di una crisi europea i cui confini non sono ancora determinabili?