È tempo di Covid, una pandemia che ha travolto la nostra salute e le nostre vite, che ha stravolto rapporti sociali ed economici, che ha minato le nostre certezze e alimentato le nostre paure più ataviche, una calamità da cui faticosamente e spesso maldestramente cerchiamo di difenderci chiedendo aiuto alla scienza, l’unica in grado di dare sollievo a questa sciagura invisibile eppure troppo spesso fatale.

La scienza da sempre ha cercato di fronteggiare i pericoli che minacciavano la nostra salute studiando il rischio e cercando soluzioni ad esso, basti ricordare, a titolo di esempio, che fin dai tempi degli antichi greci, lo storico Tucidide, in occasione della peste ateniese del 429 a.C. ebbe ad osservare che persone che si ammalavano della malattia e guarivano, raramente si ammalavano di nuovo e poi, intorno all’anno 1000, in Cina ed India si andò sviluppando una pratica, la variolizzazione, che consisteva nell’estrazione del materiale infettivo da un malato in via di guarigione e dalla somministrazione dello stesso materiale in individui sani affinchè essi non si ammalassero. In pratica si trattava della pratica antesignana dei vaccini! Tale pratica arriverà in Europa solo verso la fine del 1700.

La vaccinazione rappresenta dunque oggi, al di là di ottuse e pretestuose critiche, una delle più importanti scoperte scientifiche nella storia della medicina, non solo per la cura di malattie spesso letali, ma anche come strumento di prolungamento della speranza di vita delle popolazioni umane.

Molti sono già i vaccini approvati dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) che si vanno somministrando oggi in Europa a partire dalle categorie di persone maggiormente a rischio, nello stesso tempo la Commissione europea ha deciso di acquistare, per conto degli stati membri, considerevoli quantità di vaccini ricorrendo allo strumento per il sostegno di emergenza.

Se è vero che i vaccini hanno oggi eliminato la maggior parte delle malattie infettive evitando milioni di morti, è pur vero che non tutti hanno accesso ad essi; i diritti esclusivi, la proprietà e i monopoli delle case farmaceutiche impediscono che ci sia larga produzione degli stessi vaccini e che sia così possibile giungere ad essi da parte di tutti paesi del globo in egual misura, ci sono infatti paesi che nella grande corsa ai vaccini antiCovid vedranno solo poche dosi di essi o non ne vedranno affatto a causa dei costi altissimi di questi presidi sanitari.

Le 3 più grandi aziende del mondo attualmente hanno in programma di produrre dosi solo per l’1,5% della popolazione mondiale nel corso del 2021, inoltre, ad oggi, sono state vaccinati 108 milioni di persone nel mondo, ma solo il 4% delle vaccinazioni  è avvenuto nei paesi sotto sviluppati. E’ bene ricordare inoltre che a fronte di 100 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici, le aziende produttrici dei 3 vaccini approvati realizzeranno entrate per 30 miliardi di dollari.

Una disparità dunque strettamente collegata ai diritti di proprietà di cui godono le grandi case farmaceutiche che, pur beneficiando di aiuti economici  pubblici, nonostante la gravità della pandemia nel mondo, non sono disposti a cedere i diritti di produzione dei vaccini ai vari paesi, alimentando in questo modo, una strategia “autolesionista” – come dichiarato dall’Organizzazione mondiale della sanità – che per un verso porterà a milioni di morti e dall’altro consentirà al virus di sopravvivere e continuare liberamente ad infettare.

Dunque c’è un drammatico punto fermo confermato dai dati: quegli stessi vaccini non sono, e di questo passo non saranno per tutti. Anche nella malattia dunque , come nell’iter della società, si conferma il fatto che i diritti non sono di tutti e che i ricchi ne possiedono molti di più per il solo fatto che detengono la ricchezza.

Secondo Gino Strada, fondatore di Emergency, è necessario sospendere i brevetti sui vaccini ed ha aggiunto: “Ci sono Stati africani che hanno ricevuto solo 50 fiale , mentre alcune nazioni ricche hanno comprato una quantità di dosi sufficiente a vaccinare la propria popolazione cinque volte. I brevetti cosa c’entrano? Bloccano l’aumento della produzione. Ovviamente quelli che ci sono vengono accaparrati dai Paesi più ricchi……… Sospendendo i brevetti, molte aziende in possesso del know-how e delle tecnologie potrebbero invece mettersi a produrre e così aumenterebbe rapidamente la disponibilità di dosi”.

Se è vero che le grandi case farmaceutiche non sono in grado di produrre vaccini per tutti – i ritardi nella consegna delle dosi antiCovid promesse al nostro paese sono solo un piccolo esempio – risulta necessario sospendere i brevetti e aprire alla possibilità che altri possano farlo, ma questo implica la rinuncia ai brevetti! Caso significativo della liberalizzazione  è stato quello del vaccino dell’Hiv che libero dei brevetti sui farmaci retrovirali , ha consentito  una produzione tale da riuscire a controllare l’infezione. Lo stesso deve accadere per i vaccini antiCovid, infatti solo con questa modalità produttiva si può pensare di sconfiggere il Covid.

Si riuscirà a far prevalere l’interesse sanitario e sociale di tutti sugli interessi economici? Forse la politica nazionale e mondiale dovrebbe far sentire la sua voce e intervenire imponendo il prevalere della logica e dei diritti di tutti sugli egoistici interessi di parte.