Nella notte dei mille timori generati dalla pandemia di Covid19 tra paura della malattia, senso di solitudine sostenuto dal lookdown, percezione di abbandono durante il periodo di isolamento in casa o durante il ricovero in ospedale, la speranza di un vaccino, che come per le tante malattie del passato possa ridonarci speranza e voglia di vivere, sembra ormai l’unica strada percorribile verso la luce di giorni nuovamente luminosi e ricchi di prospettive e opportunità.

Se però un vaccino è una preparazione biologica prodotta con lo scopo di accedere ad un’immunità attiva nei confronti di un tipo di infezione, paradossalmente nei loro confronti resistono forme di diffidenza generate per lo più da ignoranza e “leggende”, come il sospetto che siano più pericolosi delle malattie, che non tutti i vaccini siano necessari, che sono troppi, che possono dare problemi, che la loro composizione sia nociva, che abbiano effetti collaterali e che comunque la loro efficacia sia ancora da dimostrare.

La verità è che le diffidenze nascono, a nostro avviso, dal fatto che se i farmaci si accettano perché stiamo male, Il vaccino è l’unico trattamento medico cui ci si sottopone da sani e che se è vero che l’igiene e una vita salubre ci proteggono in buona parte da malattie infettive, queste pratiche non sono però sufficienti a proteggerci in tutte le circostanze della vita quotidiana e che dunque è necessaria una protezione specifica e mirata per ogni tipo di infezione.

C’è anche da dire che se i moderni vaccini offrono una protezione molto alta nei confronti dei contagi virali, è pur vero che essi possono causare dei possibili effetti collaterali che però, nella maggior parte dei casi, sono localizzati e comunque si risolvono nel giro di qualche giorno.

La scoperta della tecnica della Vaccinazione come metodo per sconfiggere le malattie infettive impedendo il contagio dei soggetti sani, spetta a Edward Jenner, Medico e ricercatore inglese che il 14   Maggio del 1796 inoculò nel braccio di un bambino di 8 anni una piccola quantità di materiale purulento prelevato dalle ferite di una donna malata di Vaiuolo Vaccino, pratica che assicurò la salute del bambino e di quanti si sottoposero poi allo stesso trattamento. Ovviamente la comunità scientifica dell’epoca accolse con diffidenza questa nuova tecnica. Ciò nonostante in breve tempo più di 100.000 persone furono vaccinate, addirittura  nel 1805 l’Imperatore Napoleone impose la “vaccinazione” a tutte le sue truppe e  dopo un anno tale pratica fu resa obbligatoria per tutta la popolazione francese.

Oggi i vaccini sono considerati, da tutti gli operatori sanitari, farmaci sicuri e oggetti di scrupolosi controlli e monitoraggio durante il loro utilizzo. Ovviamente, come avviene per i farmaci che adoperiamo giornalmente, i cui possibili effetti negativi sono annotati su ogni bugiardino che li accompagna e che però non ci impedisce di assumerli, nessun vaccino può essere definito “sicuro”. Nonostante il passare dei secoli dunque, nel novero delle invenzioni mediche più impopolari, i vaccini sono sempre in pole position, a partire dalla pratica della “variolizzazione”– tecnica introdotta Intorno all’anno 1000 d.C. in Cina e in India per la cura del vaiolo – nonostante essi siano stati, nel corso dei secoli, l’unico vero strumento salvavita su scala mondiale.

Se però in passato tale diffidenza era figlia della convinzione che tali pratiche fossero usanze tipiche di popoli ritenuti poco civilizzati, non accettare la pratica della vaccinazione sarebbe oggi, per usare le parole di Piero Angela, “come rifiutare l’uso delle cinture di sicurezza in macchina perchè a volte hanno creato problemi!”

Oggi si parla molto della sospensione della somministrazione del vaccino AstraZeneca da parte dell’AIFA su tutto il territorio nazionale, in linea con analoghi provvedimenti adottati in altri paesi europei – Germania, Italia, Francia e Spagna – decisione giunta come un fulmine a ciel sereno, soprattutto per quanti hanno già ricevuto la prima dose e sono in attesa della seconda, a causa di trombosi o  decessi non chiari in persone che hanno ricevuto una somministrazione dello stesso AstraZeneca.

Correlazione o coincidenze? E’ pur vero che solo in Italia, ogni anno, si verificano circa 150 casi di decessi al giorno correlati ad abituali situazioni mediche, tuttavia nel mondo, oggi, sono state vaccinate circa 20 milioni di persone ed i casi di decessi sospetti sono solo poche centinaia. Inoltre né in Italia che nel resto del mondo esistono prove della connessione tra l’inoculazione e la morte. Ovviamente immediata è stata la reazione di AstraZeneca che ha dichiarato: “Non c’e’ alcuna prova che tra le reazioni avverse del vaccino contro il Covid-19 di AstraZeneca possano esserci trombi o problemi di coagulazione sanguigna”. Inoltre, anche in Italia, le prime autopsie escludono una correlazione fra eventi infausti e vaccino.

Ovviamente la salute delle persone viene prima di ogni altra cosa, per questo è bene prendere ogni precauzione, tuttavia, per bocca di illustri virologi, la vaccinazione di massa appare come l’unica strada percorribile per uscire dall’attuale pandemia. Le vaccinazioni inoltre sono un investimento perché, grazie ad essi, si registra una riduzione delle malattie e con essa un risparmio di costi diretti e indiretti che favoriscono la sostenibilità del sistema sanitario nazionale, un risparmio economico che potrebbe, anzi dovrebbe, essere reinvestito in ricerca, formazione, cure e un consolidamento del sistema meritocratico che sia capace di affrontare e vincere ogni genere di pandemia.

Secondo Gilberto Corbellini – ordinario di Storia della medicina all’Università Sapienza Roma – l’obbligo vaccinale è controproducente in quanto la gente “non vuole essere costretta” al vaccino, ma deve essere convinta della sua necessità. Egli ha affermato: “ Sul Covid quello che è mancato, e che sta mancando, è una comunicazione efficace, non giudicante, che non minacci, che non abbia toni paternalistici, ma che riesca a spiegare e a far leva sul fattore fiducia e competenza”.

Noi ci chiediamo però, quali settori della società civile, viste le loro funzioni ed il contatto con molta gente, possono continuare a scegliere se vaccinarsi oppure no? Se è vero poi che non è accettabile il “ricatto psicologico” nei confronti dei lavoratori che rifiutano la vaccinazione e possono per questo perdere il lavoro perché non viviamo una “dittatura sanitaria”, è bene ricordare che a volte l’obbligo rafforza il diritto, come è accaduto in passato, ad esempio in occasione dell’esercizio del voto politico, atto dovuto come “dovere civico” – articolo 48 della Costituzione -il cui mancato esercizio era sanzionato con una iscrizione nei certificati di buona condotta, obbligo che ha però contribuito alla partecipazione democratica alla vita politico-sociale del nostro paese.