Il papà decise di condurre la sua bambina ad assistere a una partita di calcio.
La giornata era bella e sarebbe stato divertente sperimentare quella che era, decisamente, una novità.
Quel giorno , inoltre, l’incontro sarebbe stato particolarmente avvincente perché si trattava di Benevento – Avellino, due squadre irriducibilmente rivali, come la Roma e la Lazio o l’Inter e il Milan.
Poco importava che non fosse la Serie A: il tifo è  tifo.
Lo stadio era bello e alla piccola sembrava enorme con il terreno di gioco ben curato e tanta gente, chiassosa ed eccitata, seduta negli spalti intorno.
Lei aveva un posto speciale: era in tribuna.
Guardava tutto e tutti con molto interesse, era incuriosita e meravigliata. Tutto quel movimento per un “gioco” le sembrava straordinario.
Le persone si scambiavano saluti e commenti (alcuni molto molto vivaci), si spostavano di continuo e gridavano in un tripudio di bandiere coloratissime.
Era una bellissima esperienza.
Finalmente, le squadre entrarono in campo: maglie giallorosse contro maglie  bianco-verdi. L’arbitro (il papà  ne spiegò la funzione alla bimba) era vestito di scuro e aveva un fischietto con il quale si faceva capire dai giocatori.  Appena la partita cominciò, dagli spettatori si levarono urla di incitamento, di scontento, di plauso… Tutti correvano dietro al pallone e lo lanciavano di qua e di là.  La piccola capiva poco ma si divertiva molto.
Quando c’era il movimento particolare di qualche giocatore, il frastuono aumentava e si coloriva di un linguaggio pittoresco, a tratti aggressivo o d’incitamento, commentando soprattutto la condotta dell’arbitro (gridavano che aveva più corna di un cesto di lumache).
Poi ci fu un intervallo e comparvero i rivenditori con le loro ceste:“nucell’, s’mient, carameeell’!…”
Alla bambina non fu concesso l’acquisto.
Riprese il gioco e il tifo fu più acceso di prima. La piccola spettatrice, un po’ frastornata e un po’ stanca, alla fine non capì chi avesse vinto ma quell’esperienza le piacque molto. Le rimase un senso di festa e gioia, di gaiezza e, nonostante le divergenze sportive, di amore per quello sport.
Non andò mai più allo stadio: il papà decise che volavano troppe parolacce e qualcuno era violento quindi non stava bene per una femminuccia…
Lo stadio oggi è intitolato al presidente Ciro Vigorito, è più bello, è  omologato anche per campionati e tornei importanti e la squadra del Benevento ha fatto strada, è quasi in serie A, di nuovo.
Ed è ancora e sempre la squadra preferita, la squadra delle Streghe e delle loro magie, per la piccola tifosa rimasta bambina nel cuore.