Presentata l’opera prima di Gabriella Giglio, “Un anno di noi” presso il Traiano Caffè di Benevento. Fra le pietre sonore di storia e di emozioni della “guardia d’armi” della cinta muraria del Ducato longobardo di Benevento, la storia di un amore che attraversa l’anima e apre al mondo, è risuonata con calore in quegli spazi che nel tempo hanno dato ascolto a chissà quanti amori ed emozioni, ma che, nell’occasione, sono rimasti attenti e silenziosi nell’ascolto di alcuni passi di “Un anno di noi” interpretati dalla stessa emozionata autrice.

Accompagnata nella presentazione dalla giornalista Anna Copertino, la storia di Sofia e Roberto si presenta come quella di un amore ‘senza paracadute’, che ti coinvolge tuo malgrado e ti porta in una dimensione sconosciuta eppure sempre vicina agli affetti di sempre, è la vicenda di chi apre le braccia all’inprevisto e nello stesso tempo non cancella gli affetti di sempre: i figli, il lavoro, l’ambiente familiare come luogo di certezze, l’accoglienza come atteggiamento di vita, la casa come nido prezioso per entrambi.

Lei correttore di bozze, lui fumettista, Sofia e Roberto vengono coinvolti in una vicenda che a volte somiglia a quella di personaggi fantastici con  parti dialogate rinchiuse dentro nuvolette, quasi storia di  persona che guarda il mondo attraverso gli occhi dei propri fumetti, in uno spazio magico inatteso e inaspettato, ma coinvolgente e avvincente, un luogo di un amore che va oltre ogni razionalità e per questo si manifesta con una intensità imprevedibile.

Un libro, quello della Giglio, i cui proventi della vendita saranno interamente devoluti alla fondazione “Enzo e Lia Giglio”, genitori dell’autrice e in parte ispiratori del legame d’amore fra Sofia e Roberto.

Nel lavoro sono presenti passaggi in corsivo, costruiti con il compito di approfondire e sottolineare passaggi della storia, quasi una pausa nella vicenda, nella quale la coscienza prende il sopravvento e riordina pensieri, parole, emozioni. Non mancano però personaggi realmente esistenti che sono entrati d’istinto nel dipanarsi del racconto, come quello dello scrittore Maurizio de Giovanni.

Di natura autobiografica la costruzione di nomi, luoghi e persone che popolano la storia, come importante è la presenza dell’amore dell’autrice per il cinema – il nome Sofia si rifà alla grande attrice Sofia Loren, il nome Roberto emula quello del grande regista Roberto Rossellini -, ma anche l’amore per i viaggi, il sentimento che ha legato sua madre a suo padre, il suo amore per la lingua francese, un mondo di passioni che non potevano non influenzare la sua storia.

Forte, nel racconto, la voce della solitudine che cammina però sempre di pari passo con il calore dell’amore, come pure il ricordo di luoghi particolari della città di Napoli, come il Salone Margherita e della sua solitudine affollata, senza che mai venga meno nella vicenda la presenza della famiglia, il colore ed il calore di essa, in un processo che quasi oscilla tra globalità dei sentimenti ed essenzialità del racconto.

Nella storia il mondo dell’autrice detta le regole dell’importanza e della centralità della cucina napoletana e delle ricette della tradizione, il fascino del teatro, il mare, la passione e l’accoglienza del popolo napoletano, in una parola la solarità di una tradizione e di un background che anima la storia ed i suoi personaggi e vivificano i sentimenti e il cuore, un mondo che ha consentito “l’invenzione” dell’amore tra un uomo che vive un sentimento forte e sicuro e una donna che “apre le braccia” a quell’amore colmando antiche lacune e reinventando le proprie certezze.