Un altro muro sta per spuntare sulle strade d’Europa, la Gran Bretagna, in accordo con la Francia, vuole realizzare un muro a Calais, nel cuore dell’Occidente, per impedire l’imbarco clandestino di immigrati sui camion in partenza per il proprio paese.

In pratica il mondo senza confini, senza ideologie, dove merci e capitali potessero circolare liberamente, il mondo nel quale fossero riconosciuti a tutti le stesse opportunità, l’utopia globalista in auge negli anni ’90 che sembrava promettere un domani più giusto ed uguale per tutti, va velocemente esaurendosi di fronte al fenomeno incalzante dei flussi migratori che stanno investendo il continente europeo.

Oggi, contrariamente a quell’idea del recente passato di fratellanza, si parla  di muri, tanti muri, di chiusure, di protezione dall’hostis, secondo la terminologia latina, cioè dal nemico, di barriere che impediscano all’altro  di disturbare le nostre sonnolente e rassicuranti abitudini, di stravolgere il nostro benessere in nome di una solidarietà che sottrae a noi per soccorrere altri da noi, diversi e perciò sospetti.

Sembra ormai lontano quel 1989 nel quale veniva abbattuto il muro di Berlino, tempo in cui si acclamava la riunificazione di un popolo da troppo tempo nemico di se stesso, giorni leggendari di riappacificazione e riconoscimento dei diritti altrui, un tempo ormai dimenticato che vede nel presente l’innalzarsi di nuove barriere, costruite nella maggior parte in silenzio, diventate bastioni in chiave anti-immigratoria.

Lo straniero, parola che trae la sua origine dal latino extraneus «estraneo, esterno», ha perso il fascino di chi è portatore di nuove culture, tradizioni e idee da scoprire, è diventato ormai solo l’emblema di chi vuole minacciare il nostro mondo – con la pretesa di credere che questo sia il migliore in assoluto – è diventato il simbolo della minaccia, non ben definita ma comunque pericolosa, a fronte della quale  è necessario alzare barriere, transenne, recinzioni, in una parola confini invalicabili, che possano restituirci il controllo di ciò che ci appartiene e che non va intaccato.

Il problema è che “recintare” il nostro mondo equivale, inevitabilmente, a mettere barriere insuperabili tra persone, tra ricchi e poveri, tra disperati e meno disperati, tra la normalità e la povertà, tra cittadino e rifugiato, cancellando così il diritto alla circolazione come auspicato dal colonialismo ottocentesco e ribadito dai principi dell’Unione europea.

La Gran Bretagna vuole dunque costruire un muro anti-immigrati a Calais, porta del vecchio continente al suo territorio, la barriera costerà 2 milioni di sterline per una lunghezza di 2 chilometri, il “great wall” di Calais, come lo hanno definito i media del Regno Unito, sarà alto ben quattro metri e in cemento, correrà lungo l’autostrada che arriva al porto francese sulla Manica e la sua costruzione deve iniziare “molto presto”, secondo il sottosegretario per l’immigrazione Robert Goodwill. Il progetto rientra in un pacchetto di misure da 17 milioni di pound del governo di Londra per meglio controllare la frontiera ‘condivisa’ con le autorità francesi.

Migliaia sono ormai i migranti che affollano il campoGiungla” in territorio francese,  non lontano  dalla più importante arteria stradale che conduce al porto e agli imbarchi per l’Inghilterra. Tantissimi di loro tentano di salire sui tir diretti a Dover per attraversare i confini franco-inglesi, nascosti nei punti più imprevedibili del mezzo e rischiando spesso la vita. Il muro si andrebbe dunque ad aggiungere ad un’altra serie di recinzioni e filo spinato presenti nel terminal dei traghetti, ostacoli che però sono spesso superati dai tanti disperati che, nascosti a bordo di camion frigo, vengono poi scoperti dall’altra parte della Manica.

Inutile chiedersi quanto e come questi espedienti potranno frenare la corsa disperata di tanti migranti verso il sogno di una vita migliore, come già dimostrato dai ripetuti tentativi di oltrepassare le recinzioni tra Serbia ed Ungheria, tra Bulgaria, Grecia e Turchia, tutti costruiti in mancanza di una soluzione politica ed umanitaria soddisfacente per tutti, ma soprattutto per impedire ai migranti di entrare illegalmente nei propri territori nazionali.

Un altro muro sta per spuntare dunque sulle strade d’Europa per provare a fermare i migranti, questa volta in terra di Francia e per volere della Gran Bretagna, chiaro segnale di un’incapacità internazionale ed europea di trovare risposte adeguate ad un problema che non è più possibile ignorare. Amara dichiarazione di una sconfitta sociale che sta trasformando i muri nel simbolo di un’Europa impaurita e incapace di gestire un fenomeno che è nella storia dell’uomo, cioè quella costante mobilità di singoli o di interi popoli da una regione all’altra della terra, alla ricerca di migliori condizioni di vita o per sfuggire a guerre, conflitti sociali o intolleranze religiose.

Migrare é una caratteristica di molte specie animali, uomo compreso, se dunque l’immigrazione crea divisioni e viene spesso percepita dagli europei come una minaccia all’identità nazionale, sarebbe bene ricordare, in un’ottica puramente economica di breve periodo, che l’Europa ha bisogno degli immigrati, vuoi per coprire la mancanza di manodopera in vari settori strategici, vuoi per trovare soluzione, di lungo periodo, ai suoi regimi pensionistici – qualcuno deve pagare le pensioni di un popolo che invecchia – per non dimenticare il bisogno endemico di immigrati altamente qualificati, come ad esempio nel settore dell’informatica.

Se davvero vogliamo dunque affermare con forza due dei principi della civiltà e cioè la tolleranza e la solidarietà, dobbiamo imparare a praticare questi dettami non quando i diversi sono lontani da noi, ma quando sono tra noi, senza barriere, ma soprattutto senza muri della paura.