Sono trascorsi 34 anni dal giorno del suo omicidio: Giancarlo Siani, giovane giornalista napoletano fu ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, quando aveva compiuto 26 anni soltanto da 4 giorni. Giancarlo fu eliminato per  “eccessiva libertà di stampa”, lui uno dei tanti coraggiosi che aveva osato spingersi oltre nella verità, scrivendo ciò che era indicibile. Se spesso è proprio lo Stato che censura e controlla gli organi d’informazione in un Paese, lui è invece uno degli “esempi” in cui a strozzare la voce del cronista sia stata la malavita organizzata, il cosiddetto “secondo Stato”, nelle zone dove è più attiva. E la Campania, purtroppo, primeggia anche in questo.

“Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentirsi dire” scriveva George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair, giornalista, saggista, scrittore e attivista britannico) nella Fattoria degli Animali. Giancarlo Siani evidentemente stava dicendo troppe cose che i clan camorristici di Torre Annunziata non volevano sentirsi dire sui loro giri di riciclaggio di denaro, spaccio di droga e corruzione politica.

Giancarlo Siani in quegli anni era reporter di cronaca nera per la sezione del Mattino di Castellammare di Stabia, e da lì, in seguito ad una serie di omicidi di camorra, inziò ad informarsi meglio sulla situazione dei clan di Torre Annunziata, dove pare che la Nuova Famiglia, in ascesa ed alleata addirittura dei corleonesi, abbia favorito le azioni criminali del clan Gionta.

Nei suoi articoli denunciava il contrabbando di sigarette e lo spaccio di droga portate avanti dal clan, sotto la copertura di attività ittiche e con la collaborazione di familiari e amici per riciclare il denaro sporco in fittizie attività commerciali.  Questa egemonia fu spazzata dalla Nuova Camorra Organizzata che decise di dare una severa lezione ai Gionta compiendo una vera e propria strage nel clan torrese, uccidendo 8 persone e ferendone una dozzina.

L’ambiente si fa dunque più teso, l’interesse di Giancarlo comprensibilmente cresce, ed il suo nome ed i suoi articoli iniziano ad arrivare anche agli stessi camorristi… Siani venne “promosso” alla sede di Napoli del Mattino ma non smise non smette di scrivere ed indagare sulla situazione di Torre Annunziata, scoprendo anche un giro di mazzette ai politici ed appalti truccati soprattutto per quanto riguarda gli ingenti finanziamenti per la ricostruzione post-terremoto del 1980. Insomma, Siani stava lentamente svelando tutto il meccanismo messo su dal clan Gionta e dai suoi alleati, con la collaborazione silente dell’amministrazione comunale…. Non voglio dilungarmi.

Ecco il suo ultimo articolo, quello che di fatto lo condannò a morte:

[10/06/1985]Potrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato.

Il boss della Nuova famiglia che era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana, è stato trasferito al carcere di Poggioreale subito dopo la cattura a Marano l’altro pomeriggio. Verrà interrogato da più magistrati in relazione ai diversi ordini e mandati di cattura che ha accumulato in questi anni. I maggiori interrogativi dovranno essere chiariti, però, dal giudice Guglielmo Palmeri, che si sta occupando dei retroscena della strage di Sant’Alessandro.

Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo. La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di «Nuova famiglia», i Bardellino. I carabinieri erano da tempo sulle tracce del super latitante che proprio nella zona di Marano, area d’influenza dei Nuvoletta, aveva creduto di trovare rifugio. Ma il boss di Torre Annunziata, negli ultimi anni, aveva voluto «strafare».

La sua ascesa tra il 1981 e il 1982: gli anni della lotta con la «Nuova camorra organizzata» di Raffaele Cutolo. L’11 settembre 1981 a Torre Annunziata vengono eliminati gli ultimi due capizona di Cutolo nell’area vesuviana, Salvatore Montella e Carlo Umberto Cirillo. Da boss indiscusso del contrabbando di sigarette (un affare di miliardi e con la possibilità di avere a disposizione un elevato numero di gregari) Gionta riesce a conquistare il controllo del mercato ittico.

Con una cooperativa, la Do.Gi. pesca (figura la moglie Gemma Donnarumma), mette le mani su interessi di miliardi. È la prima pietra della vera e propria holding che riuscirà a ingrandire negli anni successivi. Come «ambulante ittico», con questa qualifica è iscritto alla Camera di Commercio dal ‘68, fa diversi viaggi in Sicilia dove stabilisce contatti con la mafia. Per chi può disporre di alcune navi per il contrabbando di sigarette (una viene sequestrata a giugno al largo della Grecia, un’altra nelle acque di Capri) non è difficile controllare anche il mercato della droga.

È proprio il traffico dell’eroina uno degli elementi di conflitto con gli altri clan in particolare con gli uomini di Bardellino che a Torre Annunziata avevano conquistato una fetta del mercato. I due ultimatum lanciati da Gionta (il secondo scadeva proprio il 26 agosto) sono alcuni dei motivi che hanno scatenato la strage. Ma il clan dei Valentini tenta di allargarsi anche in altre zone. Il 20 maggio a Torre Annunziata viene ucciso Leopoldo Del Gaudio, boss di Ponte Persica, controllava il mercato dei fiori di Pompei. A luglio Gionta acquista camion e attrezzature per rimettere in piedi anche il mercato della carne. Un settore controllato dal clan degli Alfieri di Boscoreale, legato a Bardellino.

Troppi elementi di contrasto con i rivali che decidono di coalizzarsi per stroncare definitivamente il boss di Torre Annunziata. E tra i 54 mandati di cattura emessi dal Tribunale di Napoli il 3 novembre dell’anno scorso ci sono anche i nomi di Carmine Alfieri e Antonio Bardellino. Con la strage l’attacco è decisivo e mirato a distruggere l’intero clan. Torre Annunziata diventa una zona che scotta. Gionta Valentino un personaggio scomodo anche per gli stessi alleati. Un’ipotesi sulla quale stanno indagando gli inquirenti e che potrebbe segnare una svolta anche nelle alleanze della «Nuova famiglia». Un accordo tra Bardellino e Nuvoletta avrebbe avuto come prezzo proprio l’eliminazione del boss di Torre Annunziata e una nuova distribuzione dei grossi interessi economici dell’area vesuviana. Con la cattura di Valentino Gionta salgono a ventotto i presunti camorristi del clan arrestati da carabinieri e polizia dopo la strage.

Ancora latitanti il fratello del boss, Ernesto Gionta, e il suocero, Pasquale Donnarumma.