(Federica Landi) – Terra di maschere, terra di mostri, terra di silenzi soppressi, terra sanguinante, terra disonorata e avvelenata, terra di frutti marci, terra di ombre, terra che piange.

Terra di maghi e tante illusioni…

Molti pensano che seppellire il marcio sotto una terra sana sia la soluzione.

È da  professionisti nascondere quello che la gente non vuole vedere, ciò che si deve eliminare, lontano da tutti, lì dove non può essere rintracciato.

È utile come riporre dei giochi frettolosamente sotto il letto per non metterli in ordine, come accumulare la polvere sotto un tappeto per non pulire.

Facile. L’occhio non vede e la mente subito si solleva. 

Lo sporco resta e aumenta, la puzza si innalza fino a diventare insopportabile.

Possiamo ingannare il mondo intero ma fino a che punto siamo in grado di ingannare noi stessi?

Peccato che il marcio soppresso generi altro marcio, il marcio nascosto non si estingue, resta lì pietrificato e semina malcontento, proteste… 

Quei rifiuti accumulati ai margini della strada si dissolvono in uno sbuffo di fumo e con essi, ogni giorno, le nostre vite.

Sotto terra non c’è più posto per le radici, la terra è stanca, non ha nutrimento, non ha più niente che ricordi della terra.

Ha un’altra consistenza, un altro odore, potrebbe produrre solo spine e nient’altro, la culla dei raccolti a cui è stato strappato il bambino, niente più pianti, solo silenzio.

Il silenzio di chi urla ma gli è stato abbassato il volume.

Il silenzio di chi combatte solo dentro le mura domestiche, di chi non si espone ma si lamenta.

Il silenzio di chi ci gioca con la terra, gioca con la vita, gioca a nascondersi e perdersi.

La vita non è una fiaba, ciò che viene occultato  la maggior parte delle volte è impossibile che riemerga.

Così ciò da cui tutto è nato si trasforma in ciò in cui tutto muore.

La Campania, la patria che ci ha partoriti, madre premurosa che ci ha nutriti sta diventando un fazzoletto di terra malata, respira a fatica.

I suoi figli non se ne curano e rendono “legale” il suo deperimento, continuano a gonfiarla di schifezze, a  spogliarla della sua fertilità per vestirla con sacchi di immondizia.

È a dir poco esilarante pensare che gran parte dei rifiuti intombati nel sottosuolo non sia stato prodotto da cittadini campani, gli stessi cittadini additati come “incivili”, “usurpatori”, “assassini della propria patria.”

Non è il cittadino irrispettoso che getta una carta per terra a trasformare l’ambiente in cui vive in una discarica a cielo aperto.

Qui non si tratta di inciviltà…

Siamo sommersi non solo dai nostri avanzi ma soprattutto da quelli delle aziende settentrionali che da circa trent’anni si rivolgono a ditte specializzate meridionali per lo smaltimento dei loro prodotti di scarto.

È permesso tutto ciò? 

Per quanto possa risultare difficile crederci, le industrie del Nord pur essendo moralmente colpevoli, sono tutelate legalmente e grazie ai considerevoli sconti a loro concessi sono sempre di più incentivati ad adottare questa scorciatoia conveniente e allo stesso tempo conforme alla legge per eliminare materiali di rifiuto.

Come è logico aspettarsi, entra in gioco la criminalità, che sa come muoversi, come riempire spazi immensi, come bruciare e dimenticare, come uccidere in silenzio e far finta di niente.

Soprattutto sa come guadagnare, tanto.

Fa dell’illegalità il suo mestiere, altera i ritmi della natura come fosse un passatempo, come se fosse la padrona indiscussa.

Paradossalmente intorno a quello che scartiamo si innescano meccanismi economici a noi sconosciuti, così segreti e abilmente protetti che ci tolgono la terra da sotto i piedi, la sporcano e poi “rimettono tutto in ordine” mentre noi, non ce ne accorgiamo.

I guadagni ragguardevoli superano l’impegno civile, calpestano la moralità, cancellano il buon senso.

Cosa conta la vita di un uomo rispetto a tutti quei profitti?

A chi importa se il tasso tumorale aumenta?

Se sta diventando pericoloso anche respirare? 

Se i doni della terra sono velenosi?

A chi realmente importa?

I coltivatori non ricavano alcun vantaggio dal proprio lavoro, dedicano loro stessi per raccogliere frutti secchi, velenosi. Investono ogni avere per stringere tra le mani  un pugno di polvere.

Così, drasticamente l’agricoltura precipita, diventa un ostacolo e non più risorsa.

Le merci campane vengono marchiate “nocive”,  tanti sono i pregiudizi ma ancora più numerose le schiaccianti verità.

Chi comprerebbe mai prodotti tossici? 

Chi nutrirebbe mai il proprio figlio con cibi contaminati? 

Irrimediabilmente i prezzi diminuiscono, merci di prima qualità sono poco più che commestibili.

I lauti guadagni sono un antico retaggio, ora si parla di “sopravvivenza”.

I consumatori cercano di preservarsi e sono attenti a verificare che quelle mozzarelle, ortaggi, frutti non provengano da territorio campano, ma sano, non inquinato.

Inconsapevolmente, ancora una volta, si favorisce l’economia camorristica che pur di riempirsi le tasche, mischia prodotti velenosi con quelli sani, pronti per essere venduti nel mercato illegale.

La criminalità non ha scrupoli, non ha coscienza.

Parlano tutti la stessa lingua “i criminali”, hanno tutti la stessa religione, venerano un unico dio, questi vive in terra e non in cielo: il denaro.

Tutta quest’economia clandestina, buia,  è una giostra che ruota a gran velocità intorno a questa divinità.

Quelle merci vengono acquistate a prezzi bassissimi dai grossisti, i quali le potranno vendere al nord a prezzi vertiginosamente più alti, garantendo la loro “origine” e “sicurezza” perché “non prodotti in Campania.”

Se fossimo in grado di attribuire un volto a quelle maschere, forse, sarebbe più giusta   questa giustizia ma è un’impresa più inutile che folle.

Il morto non resuscita quando l’assassino paga.

In un vortice di bugie, negazioni e pentimenti, tutti accusano tutti, tutti vittime e nessun responsabile.

Quest’allarmante disegno attuale ricalca fedelmente il concetto del “bellum omnium contra omnes” di Hobbes, ossia “la guerra di tutti contro tutti” in cui ognuno agisce mosso dai propri interessi, calpesta qualsiasi persona presenti un ostacolo per l’adempimento dei propri desideri.

Tutti troppi codardi per giocare fino alla fine, come se chiedere scusa e farsi etichettare come “pentito” servisse a qualcosa, servisse a ripulire quelle terre agonizzanti, supplici.

Prima di pretendere di salvare il mondo, di recuperare ciò che è andato perduto per sempre, impariamo a rispettare casa nostra, a innamorarci della nostra terra, a combattere ogni giorno una piccola battaglia piuttosto che una grande fallimentare guerra.

Non facciamo in modo che quest’inferno terrestre ritagliato dal mondo diventi normalità, più di quanto non lo sia già.

Non abituiamoci all’illegalità.

Non accettiamo di mangiare il cibo che ci uccide, di respirare l’aria che ci fa ammalare.

Non permettiamo a nessuno di scalare della nostra vita uno, due, tre anni perché la vita è sacra.

Riprendiamoci la nostra vita e la nostra terra.

Non è così difficile… basta sgretolare ogni  giorno un mattone dal muro del silenzio.

Terra vessata e umiliata, terra sporcata, terra insultata, giudicata, calpestata.

Terra derisa e contaminata.

La nostra terra.

La Terra dei Fuochi.