Le considerazioni da fare non erano molte. I tempi erano ancora quelli della ripresa economica e nella maggioranza delle famiglie si facevano discorsi volti a risoluzioni pratiche per la vita di tutti.

Non dipendevano da posizione sociale o evoluzione culturale o voglia di emanciparsi. Bisognava adeguarsi e trovare soluzioni. I sogni restavano nei cassetti e lasciavano il posto alla realtà  che imponeva scelte in vista di un futuro imprevedibile. Di sicuro, bisognava assicurare qualche possibilità  di lavoro prima di tutto ai “maschi” che, allora, in maggioranza, portavano il pane sulla tavola, mentre le “femmine” neanche potevano aspirare a professioni destinate solo agli uomini.
Dunque, e sempre che i genitori avessero menti aperte e un minimo di risorse economiche, i ragazzi venivano destinati a laurearsi e le ragazze a prendere un diploma che offrisse un lavoro in breve tempo (tanto poi si sarebbero sposate, ma, sosteneva mia madre sempre all’avanguardia, meglio l’indipendenza economica…). Praticamente, la vita di tutti era condizionata dal momento storico-economico particolare e a pochi fortunati era consentito scegliere il  futuro sperato.
Molto diversa la conformazione sociale di oggi, ovviamente: forse a scapito di alcuni valori umani, dell’importanza di una famiglia  unita, della consapevolezza del proprio posto nel mondo… Certamente, ed è molto positivo, oggi i giovani possono essere – in qualche misura – arbitri del loro futuro, pianificare l’esistenza, realizzare i sogni. Oggi.
Ieri, io sognavo, (segretamente , perché… osavo troppo!) di diventare una giornalista.
Grazie, Marcello. E grazie Beneventoforum.