Abbiamo incontrato i responsabili di Teatro Eidos, storica compagnia che ha contribuito a scrivere la storia del teatro sannita e non. Dalla commedia dell’arte, passando da Shakespeare per approdare a Euripide, il direttore artistico Virginio De Matteo e il direttore organizzativo Mimmo Soricelli  e Raffaella Mirra hanno esperienza e professionalità, che unita all’amore per l’arte hanno portato il gruppo a eccezionali risultati.

Dal 1986 Teatro Eidos viaggia attraverso successi e sogni realizzati. Come, oggi, si concretizza la vostra trentennale esperienza?

“In oltre trent’anni di attività possiamo dire di aver sperimentato davvero ogni aspetto e ogni pratica possibile del nostro mestiere, sempre accompagnati dal riscontro positivo innanzitutto del nostro pubblico e anche degli enti che, nel tempo, hanno scelto di sostenerci. Come sai, quella del teatro non è mai stata una professione semplice da portare avanti e lo è sempre meno, in quanto sconta i gravi deficit che gravano sui settori della cultura e dello spettacolo. Se siamo riusciti a proseguire nel nostro percorso, probabilmente lo dobbiamo alle priorità che abbiamo stabilito: massima qualità delle nostre proposte e grandissima attenzione alle esigenze degli spettatori. Procedendo in questo modo, siamo in grado di presentare ancora le nostre storiche rassegne dedicate ai più giovani, “Il Paese dei sogni” e “AnGHinGò scuola” (rivolte la prima alle famiglie e la seconda alle scolaresche di ogni ordine e grado), che ospitano le migliori compagnie italiane di teatro ragazzi. A queste realtà, affianchiamo almeno una nostra nuova produzione all’anno, che a sua volta ha in calendario una tournée, e poi un’attività laboratoriale ventennale, nelle scuole di tutta la regione. Sono frequenti, inoltre, collaborazioni e partnership, tra le più recenti delle quali ricordiamo quella con l’associazione Piccoli Maestri e la Fondazione Bellonci e quella con il Comune di Napoli, per un progetto nel quartiere di Forcella.”

Siete una delle compagnie più conosciute in Italia per quanto riguarda, soprattutto, il teatro per ragazzi. Come nasce questa passione per i testi cosi particolarmente suggestivi e coinvolgenti dedicati ai più giovani?

“Dopo le scuole di recitazione diverse, tra cui l’Accademia d’Arte Drammatica, abbiamo iniziato rappresentando classici come Shakespeare e Cechov, per un pubblico prevalentemente di adulti. Qualche anno dopo, con una pièce su Pulcinella, abbiamo deciso di avvicinarci invece ai più piccini ed è stata un’intuizione giusta, che ci ha portato a moltissime gratificazioni e riconoscimenti, tra cui le vittorie, per più edizioni di seguito, al Festival Teatro Pinocchio di Salerno e a quello di Teatro Ragazzi di Padova. L’elaborazione dei testi è sempre una bella avventura, che può scaturire dalla rilettura di un grande testo di letteratura, ma anche dalla volontà di occuparci di un tema che abbiamo a cuore o che riteniamo importante mettere in rilievo con gli strumenti della scena. Dobbiamo anche dire che ha il suo ruolo, nelle nostre scelte, il confronto costante e proficuo con la platea, anche attraverso le attività di formazione che sono una delle nostre peculiarità. Certamente, il premio più grande per noi è il viso curioso, divertito e partecipe dei bimbi e dei ragazzi durante e dopo le rappresentazioni.”

Ci sono nuovi progetti in cantiere? Avete voglia di raccontarli?

“La novità più recente (appena qualche giorno fa) e più importante è senz’altro l’acquisizione di uno spazio stabile, in cui poter dare continuità al nostro lavoro. Grazie al Presidente della Provincia di Benevento, Claudio Ricci, abbiamo infatti ottenuto l’uso di alcuni locali dell’ex tabacchificio Eti a San Giorgio del Sannio. Dopo i necessari interventi di ristrutturazione, contiamo di farne un punto di riferimento per il territorio, offrendo occasioni di formazione e di incontro e restando anche aperti a ipotesi di collaborazione con realtà culturali affini. Di certo l’impiego maggiore sarà destinato alle attività legate alla scena, dalla drammaturgia alla scenografia, dalla recitazione alla dizione, ma non escludiamo di ospitare anche altre forme d’arte, mantenendo ovviamente una coerenza con il nostro linguaggio d’elezione. L’obiettivo principale è, come sempre, quello di dare spazio ai ragazzi e valorizzarne le prerogative, anche creando una rete di integrazione, che è un presupposto fondamentale nella crescita di un contesto. Vogliamo però citare, tra i progetti di quest’anno, anche la nostra ultima produzione, “La musicista di Auschwitz”, che abbiamo proposto sia in matinée per le scuole sia in replica serale, ricevendo grande apprezzamento. Si tratta di un testo ispirato all’autobiografia di Esther Béjarano, sopravvissuta al lager grazie alla sua musica e ancora in piena attività – abbiamo scelto di rappresentarlo con l’esecuzione di brani dal vivo, grazie alla collaborazione di una formidabile fisarmonicista come Eduarda Iscaro, che ha affiancato l’organico stabile della compagnia.”

Il teatro oggi nella nostra città?

“In tutta onestà, non possiamo negare che la situazione non sia ottimale. Il numero potenziale di strutture da utilizzare per la scena farebbe invidia a tanti altri luoghi, ma purtroppo negli anni non ci sono state, a vario titolo, le risorse indispensabili per farle vivere. Speriamo negli interventi di riqualificazione, appena attuati o in procinto di esserlo, perché Benevento torni a essere davvero ‘città del teatro’, come accaduto in anni passati. Nel frattempo, tra la mancanza di fondi e il clima di crisi del comparto, il più è affidato alla buona volontà e allo spirito di iniziativa dei singoli, a cui non mancano ormai l’allenamento e meno che mai le competenze.”