Assegnato il premio Nobel per la letteratura alla scrittrice e giornalista sovietica Svetlana Aljaksandraŭna Aleksievič  67 anni, di origine bielorussa;  il riconoscimento è stato attribuito  per la “sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi”, queste le motivazioni  con cui  l’Accademia  Svedese  ha deciso di attribuirle il premio.

L’assegnazione dell’importante  riconoscimento  è titolo d’onore  dato a quanti, in ogni ambito dello scibile  ed anche  per le loro ricerche, scoperte e invenzioni, per l’opera letteraria, per l’impegno in favore della pace mondiale, contribuiscono alla crescita scientifica e culturale dell’umanità; esso però è spesso condizionato da eventi particolari o da situazioni storiche e politiche e perciò va letto con grande attenzione. Nel caso della Aleksievič  , forte è stato il peso delle sue posizioni politiche , la scrittrice è stata infatti una delle più ferme oppositrici del comunismo prima e di Vladimir Putin ora.

Numerose le occasioni in cui, attraverso i suoi scritti, ella ha preso posizioni contro il leader russo; è interessante ricordare quanto da lei scritto nella sua opera “Tempi di seconda mano”, opera in cui afferma : “Oggi vediamo che aveva ragione Salamov. Nella Russia di Putin viviamo con la mentalità da Lager. Non si parla d’altro che del pericolo che viene da fuori, dal presunto accerchiamento da parte dei nemici esterni e della minaccia che viene da quelli interni. Il lessico è dei tempi del passato”. Ferma nelle sue posizioni critiche, in occasione del Festival di letteratura di quest’anno, ha definito il tempo di Putin come fenomeno a “rischio fascismo”.

Ella è convinta che il suo paese stia diventando di nuovo l’ “Impero del Male”, un sistema politico che, se l’Europa o l’America non lo dovessero fermare, potrebbe diventare un mostro.

La scrittrice vive da qualche anno a Parigi in esilio volontario; accusata di avere alle spalle un passato oscuro, la Aleksievic si difende affermando che ha lasciato la Russia perché accusata di essere un’agente della Cia e perché  riteneva di essere perseguitata dal regime del presidente  Lukasenko. Numerose le sue opere tradotte in molte lingue, in Italia sono state pubblicate opere come “La guerra non ha un volto di donna” (sulle donne sovietiche al fronte nella seconda guerra mondiale),Preghiera per Cernobyl” (sulle vittime della tragedia nucleare), “Ragazzi di zinco” (sui reduci della guerra in Afghanistan) e, ovviamente,” Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo”.

Particolare stile narrativo il suo in cui ha realizzato il genere del “romanzo di voci”, tutto basato sulla raccolta di centinaia di testimonianze, perché come ha affermato : “ La nostra è una cultura del racconto”, le sue opere sono infatti racconti corali che attraversano la vita di intere generazioni di sovietici, tutte voci che raccontano storie personali che mai si sovrappongono o annullano quella dell’altro.

La Aleksievič  ha già annunciato che la sua prossima opera  “La guerra non ha un volto di donna” sarà dedicata alle donne sovietiche al fronte nella Seconda Guerra mondiale; particolare, secondo il  genere “romanzo di voci”, è l’opera “Ragazzi di zinco” in cui ricorda la guerra in Afghanistan attraverso le “voci” dei reduci sovietici e delle loro madri insieme a quelle dei caduti. Quest’ultimo libro è stato però accusato di favorire il disfattismo e, per questo motivo, ella è stata processata  e poi salvata dalla condanna grazie alla mobilitazione di intellettuali e organizzazioni per i diritti umani.

Significativo il contenuto della sua opera “Incantati dalla morte” nel quale  racconta i tanti suicidi avvenuti in Russia a seguito del crollo dell’Urss. La  più celebre delle sue opere è però sicuramente “ Preghiera per Chernobyl”, produzione ricchissima di interviste alle vittime della tragedia nucleare.

Tempo di seconda mano”, l’ultimo libro pubblicato in Italia, rappresenta infine un significativo quadro della quotidianità sovietica all’indomani della fine dell’Urss, ricchissimo di protagonisti chiamati a raccontare : contadini, operai, studenti, intellettuali, rappresenta l’affresco di una società complessa ed anche spaurita che ha vissuto per trent’anni in una sorta di “realtà parallela” rispetto al resto del mondo e che alla fine vede scomparire certezze, ma apre gli occhi di fronte ad un futuro che spera diverso, ma appare comunque incerto

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Era la favorita nella competizione per il Nobel ed ha vinto, convincendo, con le sue produzioni ed il suo stile narrativo,  la giuria dell’Accademia di Svezia , più di quanto abbiano potuto fare Philip Roth e Haruki Murakami., concorrenti per lo stesso riconoscimento.