Giorno della memoria, non solo a Lampedusa, nel ricordo della strage di tre anni fa, nei pressi dell’isola, di 386 migranti su un barcone libico che prese fuoco e trascinò in fondo al mare tanti disperati aggrappati ad una “carretta del mare”.

Furono portate in salvo 155 persone, di cui 41 minori, strappate al tragico destino cui erano condannate; la maggior parte di essi proveniva dall’Eritrea e sperava in un futuro migliore, ma a circa mezzo miglio dalle coste lampedusane, poco lontano dall’isola dei Conigli, l’assistente del capitano gettò a terra una torcia infuocata che provocò l’incendio. Le fiamme erano state accese, probabilmente, per rendere visibile il barcone alle autorità italiane e far scattare i soccorsi. Le cose però andarono diversamente, il natante si rovesciò trascinando in fondo al mare centinaia di persone.

Oggi i sopravvissuti sono tornati sull’isola, muniti di cartelli con i quali ringraziano gli abitanti di Lampedusa  per l’aiuto e l’accoglienza ricevuti in quel tragico giorno, insieme a loro numerosi studenti italiani ed europei che hanno partecipato al progetto “L’Europa inizia a Lampedusa”, quest’ultimo promosso  dal ministero e dal Comitato 3 Ottobre. In tutto oltre 200 testimoni di una sensibilità che va facendosi sempre più rara e assente nei confronti di tanta gente disperata. Il progetto rifiuta la politica dei muri alzati da tanti stati europei per difendersi dall’arrivo di migranti da ogni parte del mediterraneo e dai paesi dilaniati dalle guerre.

Un lungo corteo è sfilato lungo le strade di Lampedusa fino alla Porta d’Europa, un monumento di quasi cinque metri di altezza e tre di larghezza, realizzato in ceramica refrattaria e ferro zincato, innalzata il 28 giugno 2008 e ispirata alla drammatica vicenda delle migliaia di migranti che tentano, troppo spesso invano, di raggiungere l’Europa nel disperato desiderio di costruirsi una vita migliore e inviti, tutti noi, a riflettere, ognuno secondo le proprie credenze religiose o laiche, sul gesto disperato di quanti affrontano la morte sperando di sopravvivere ad un destino tragico.

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Porta di Lampedusa

Unico il messaggio partito dalle spiagge di Lampedusa : “ No ai muri. Si all’Europa di tutti”. Sostenitrice di tale dichiarazione di fratellanza è stata inoltre il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, che ha tenuto ad affermare con forza: “ Basta filo spinato e nuove stragi”,  un’asserzione che, in questi giorni, riecheggia con forza nel docu-film “Fuocoammare” del regista Gianfranco Rosi, che dopo aver conquistato l’Orso d’Oro a Berlino, oggi è tra i film che gareggiano per l’Oscar e che, semmai non raggiungesse il prestigioso riconoscimento, ha già avuto il merito di accendere un faro nel mondo e scuotere le coscienze.

Celebrazioni in memoria della tragedia del mare sono previste anche a Roma: in Senato la commemorazione vede la partecipazione del presidente Piero Grasso; l’Arci ha invece organizzato un flash mob nella mattinata davanti al Pantheon, a Roma, per ricordare le vittime di tre anni fa a Lampedusa, ma anche le migliaia di migranti morti nel mediterraneo, solo dall’inizio dell’anno sono già più di 3500.

La commemorazione rappresenta anche una forte denuncia nei confronti di un sistema immorale, criminale ed egoista che, incurante di ogni possibile conseguenza, specula sulle tragedie umane di tanti per arricchire poche persone amorali che, senza scrupoli e con disprezzo della vita umana, sfruttano il bisogno altrui infiltrandosi tra le pieghe delle organizzazioni di soccorso dei paesi ospitanti.

Anche il sistema dell’accoglienza europeo è sotto accusa in questa occasione, una struttura rivelatasi incapace, anche a causa dei tanti piccoli e grandi egoismi nazionali, di trovare collocazione e soprattutto soluzione alle richieste dei tanti immigrati.

E’ di queste ore la notizia del fallimento del referendum in Ungheria che chiedeva ai propri concittadini di dire ‘No’ all’obbligo di accogliere  profughi per alleggerire il carico di altri paesi dell’Ue, come Italia e Grecia, un fallimento che tuttavia rappresenta un forte campanello d’allarme relativo alla mancanza di  solidarietà e fratellanza, principi  insiti invece nelle linee guida della nostra Comunità Europea.

Il problema è però che se l’Europa non riesce ad essere all’altezza nel trovare risposte al problema dell’immigrazione, probabilmente non lo sarà anche per la risoluzione di altri problemi; assistiamo infatti ad un’Europa che sembra più incamminata verso egoismi nazionali e  ‘leggi di bilancio’ che poco o nulla hanno a che fare con i principi fondatori dell’Unione, come “la lotta contro l’esclusione sociale e le discriminazioni, la tutela dei diritti umani, la solidarietà tra gli stati membri, la solidarietà e il rispetto reciproco tra i popoli”,  solo per citarne alcuni significativi.

Giorno di commemorazione dunque, ma anche di riflessione su ciò che siamo, ma soprattutto su ciò che vogliamo essere, cittadini del mondo o semplici e arroganti spettatori di tragedie altrui che, con presunzione, pensiamo non ci riguardino.