Anni ’90, prima media. Un tema. E quel giudizio: “Non va bene, il tuo stile è troppo giornalistico”. L’umiliazione davanti ai compagni, la paura di dire tutto a mamma e papà. Nonostante questo, però, non sembrava tanto un rimprovero. Semmai un complimento. In fondo si era trattato di un giudizio immediato, diretto, preciso. Perché era un problema?
Cominciò tutto così….
Poi, negli anni, un pensiero fisso. I genitori che ti rimproverano: “Pensa prima a laurearti, a trovarti un posto. Con il giornalismo non si campa”.
Eppure tu ti intestardisci, hai in mente un solo obiettivo, e sogni una scrivania, gli articoli da scrivere, un direttore che ti assegna i lavori. Poi qualcosa cambia: il direttore c’è davvero, la scrivania pure, gli articoli altrettanto. Quante emozioni e quanta fatica! La mia prima “maestra”: indimenticabile. Dura, professionale, inflessibile. Non ti risparmiava i complimenti ma neanche i rimproveri.
Sembrava tutto troppo bello: l’emozione di un’intervista, il microfono tra le mani, gli articoli da scrivere, il tuo nome su quella striscia in basso che quasi nessuno guarda mai, il tuo volto in tv, la gente che ti dice: “Hai una faccia conosciuta”. Poi negli anni la realtà della vita ha la meglio sul sogno. C’è una laurea da prendere, un lavoro da trovare, mamma e papà da fare contenti.
La laurea arriva, il lavoro (più o meno ) pure. Però il chiodo fisso resta sempre quello: gli articoli da scrivere, la scrivania, la tastiera del pc (potenza della tecnologia che avanza). E così passano gli anni, le esperienze si susseguono, i direttori pure, gli articoli scorrono nelle cartelle del pc. E proprio quando, di fronte all’ennesima delusione, sembrava tutto archiviato, ecco che si ripresenta di nuovo l’occasione che aspettavi: la tastiera del pc riprende vita. E con essa anche quel sogno, quel chiodo fisso che ti accompagna da una vita. Ed eccoci qui ancora una volta pronti a ricominciare.
Una volta, un giornalista, commentando una partita del Napoli ai tempi di Maradona, scrisse: “Non bisogna mai arrendersi perché la strada non manca per chi ha voglia di camminare”. E mi piace concludere così.
A tutti quelli che hanno un sogno, una passione che va al di là di tutto ma che a volte devono arrendersi: il sogno è proprio questo, credere nell’impossibile.