I cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti, i  parametri che influenzano il clima sono ormai in lento, ma inesorabile mutamento; negli ultimi 150 anni però tutta la comunità scientifica  ha letto tali cambiamenti in stretta relazione all’azione dell’uomo. L’atmosfera e gli oceani vanno inesorabilmente riscaldandosi, come riferito dall’ Intergovernmental Panel on ClimateChange, il livello del mare si è innalzato e, soprattutto, sono aumentate le concentrazioni di gas ad effetto serra.

Il cambiamento climatico rappresenta dunque una delle maggiori sfide che l’umanità si troverà ad affrontare nei prossimi anni, i rischi per il pianeta e per le generazioni future sono diventate enormi e ciò ci obbliga a cercare una soluzione urgente al problema. D’altronde è ormai chiaro che l’uomo esercita un’influenza crescente sulle modifiche della temperatura terrestre attraverso la combustione di fossili, che produce anidride carbonica e ossido di azoto,  la deforestazione, che impedisce il naturale assorbimento di CO2 da parte degli alberi,  l’allevamento del bestiame, l’uso di fertilizzanti azotati e l’emissione di gas fluorurati, attività queste che contribuiscono, in modo significativo, ad aggiungere in atmosfera enormi quantità di gas serra a quelle naturalmente presenti in atmosfera, alimentando in questo modo il riscaldamento globale e l’effetto serra.

L’attuale temperatura media mondiale è più alta di 0,85ºC  rispetto ai livelli della fine del 19° secolo, inoltre ciascuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo dei precedenti, come rivelano le rivelazioni atmosferiche fatte a partire dal 1850.

Da anni si discute dunque su come intervenire per porre rimedio ai sensibili cambiamenti climatici in atto, si parla dell’uso di aerosol di solfati,  da immettere in atmosfera per simulare la presenza di polveri vulcaniche ed abbassare così le temperature terrestri, ma tale provvedimento potrebbe comportare reazioni chimiche con altre molecole presenti nella stessa atmosfera, con la conseguente creazione di acido solforico che danneggerebbe lo strato di ozono che protegge la terra dalle radiazioni pericolose.

Da oggi però la soluzione del problema appare più vicina, l’Università di Harvard ha pubblicato uno studio, sul giornale scientifico Atmospheric Chemistry and Physics, secondo il quale il problema dell’effetto serra potrebbe essere risolto attraverso l’uso di polvere di diamante e di ossido di alluminio.

Allumina e diamante hanno infatti il pregio di non produrre acido solforico e quello di disperdersi facilmente oltre ad assorbire particolari lunghezze d’onda della luce in modo diverso.

Secondo lo studio in parola, queste particolari polveri, assorbendo solo specifiche lunghezze d’onda, avrebbero  effetti sui venti e quindi sul clima. Tali polveri inoltre potrebbero influenzare anche la diffusione della luce sulla Terra con conseguenti effetti sulla crescita delle piante e la diminuzione della produttività dei pannelli solari.

Tali preziose nanoparticelle che compongono il diamante inoltre, come affermato dai ricercatori, sarebbero molto più efficaci e sicure rispetto ai sopramenzionati solfati. Ovviamente non parliamo dei diamanti nella forma cui siamo abituati a conoscerli, ma di diamanti sintetici che raggiungerebbero però un’efficacia del 50% in più dei solfati, associati a particelle di ossido di alluminio.

Rimane però il problema dei costi di questa operazione, se si considera che oggi la polvere di diamante sintetico è pagata circa 100 dollari al chilo, rimane da risolvere il problema del fronteggiare un conto decisamente salato, siamo intorno all’ordine di miliardi di dollari all’anno!

L’aspetto economico porta dunque i nostri ricercatori a concentrarsi sulle nanoparticelle di ossido di alluminio, più semplici da produrre e più stabili chimicamente oltre che più sicure.

Se la soluzione ai cambiamenti climatici diventa  sempre più urgente, perché non sperare  che la polvere di diamante possa essere una possibile soluzione? In questo modo i diamanti, come si usa dire,  non sarebbero più solo amici delle donne, ma dell’intero pianeta.