(Serenella Rullo) – Mi sono resa conto che i figli non accettano l’idea che i genitori invecchino (come capitava a me ma non me ne rendevo conto) il giorno in cui i miei rampolli mi hanno piazzata davanti a un computer e mi hanno abbandonata lì. Il messaggio non era tanto velato:”Datti una sveglia”…

Mi sono trovata davanti a un’entità sconosciuta, silenziosa, vagamente minacciosa, non troppo disponibile a darmi una mano. In verità, mi era già capitata qualcosa di simile col cellulare e in quel caso il mio nipotino (eh, sì, il nipotino)  mi aveva messa sulla strada della comprensione sicché, in qualche modo, me la cavai e stabilii un’intesa col mostriciattolo. Ma  col computer?

Smarrimento. Autocommiserazione (perché non mi lasciano invecchiare in pace?). Reazione: non sia mai detto che una macchina l’abbia vinta su di me! Qual è la macchina più perfetta? Il cervello umano, mi dissi, dunque mettiamolo in funzione (non c’è neanche bisogno dei tasti) e via alla singolar tenzone.

In effetti, è  nato un rapporto, tra l’amore e l’odio, tra il passato e il presente, senza azzardarmi a pensare al futuro, e così adesso io e “lui” ci intendiamo abbastanza.

Importante è solo fargli capire chi comanda qui!