Sono passati quattro anni dal 15 marzo 2011, quando la rivolta popolare contro il regime di Bashar al-Assad sembrò indicare al paese una via verso la normalizzazione democratica, nel cuore della stagione delle “Primavere arabe”. Oggi quel paese è a pezzi, in modo significativo parlano le immagini satellitari registrate dallo scienziato cinese  Xi Lich dell’Università di Wuhan che, con fotografie del territorio siriano, ha potuto dimostrare come nel giro di quattro anni l’83% delle luci siriane siano spente; ad Aleppo la percentuale sale al 97%, a Idlib siamo al 96%, solo Damasco fa eccezione con una quantità di luce maggiore, ad eccezione dei sobborghi anch’essi immersi nel buio.

Tale studio è stato ripreso dal rapporto “Failing Syria”, redatto da 21 organizzazioni umanitarie; lo studio in parola ha messo in evidenza il problema di un paese tornato indietro nello sviluppo e nella possibilità di convivenza civile, i più colpiti, ovviamente, sono le famiglie più povere  ed i bambini. Pauroso il crescendo nel numero dei morti, a tutt’oggi sono stati registrati 220mila vittime, di questi 76mila solo nel 2014.

La situazione del paese ha ovviamente avuto le sue ripercussioni in termini economici e soprattutto umanitari, quella siriana è infatti la peggiore crisi umanitaria degli ultimi venti anni, una situazione che non poteva che produrre emigrazione; fino ad oggi il numero dei migranti è pari a 11,2 milioni di profughi.

Siamo ormai nel quinto anno di guerra e il bilancio spaventoso di morti ci ricorda che la Siria è oggi un paese distrutto, la popolazione del paese che prima della guerra ammontava a circa 23 milioni, oggi è pari a circa la metà, la stragrande maggioranza della gente o è morta o ha dovuto lasciare le proprie case cercando rifugio in paesi esteri. Molti hanno abbandonato il paese incamminandosi in zone desertiche verso i confini, una massa sterminata che rischia di morire di sete, fame e freddo dovendosi districare, inoltre, tra le diverse zone di combattimenti e fra le diverse fazioni.

I bambini, in particolare sono i più colpiti, 5,6 milioni di loro hanno bisogno di tutto, 1,6 milioni non vanno a scuola, molti di loro sostentano le famiglie andando a raccogliere fili di erba da mangiare, la vita media nel paese è diminuita di venti anni. La sanità è al collasso, un tempo  esempio di funzionalità ad alti livelli, oggi è in rovina, la metà degli ospedali sono stati distrutti e più di 15mila dottori sono fuggiti all’estero.

Migliaia di cittadini siriani hanno lasciato e stanno abbandonato il proprio paese per fuggire verso paesi più sicuri, a migliaia hanno dato l’assalto a barconi dei clandestini per raggiungere la Grecia, in modo particolare l’isola Kos, e l’italia, ed il numero sembra destinato ad aumentare. Un contesto quello siriano in cui l’emergenza principale è quella dei bambini; “Amici dei Bambini” , associazione internazionale che si occupa dell’abbandono minorile e l’adozione internazionale, in collaborazione con l’Associazione Syrian Children Relief,  è al momento vicino alla popolazione siriana soprattutto nelle regioni più devastate dal conflitto, specie quella di Idlib, per mettere in condizione i piccoli e le loro famiglie, di avere cibo, una casa, cure mediche, una qualche forma di istruzione e il diritto al gioco.

Le repressioni alle ribellioni della Primavera araba incominciate subito dopo il suo inizio ad opera di Assad, hanno visto poi il nascere di una serie di gruppi armati che hanno cominciato a combattersi, fino al 29 giugno 2014 quando il gruppo di Jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, annuncia la nascita di un califfato islamico nei territori tra Siria ed Iraq, nominando come proprio leader Abu Bakr al-Baghdadi, ovvero “il califfo dei musulmani. Da allora il grippo dell’Isis, si è insinuato in territorio siriano controllandolo in molte regioni, promuovendo un forte proselitismo e la radicalizzazione del suo messaggio attraverso i così detti “giovani musulmani”.

Ultimo tragico episodio della fuga di tanti siriani verso altri stati europei è stato quello che ha visto il corpo del piccolo Aylan abbandonato su una spiaggia turca, morto insieme al fratellino ed alla madre, nel tentativo di giungere con un gommone prima in Turchia e poi in Canada.

Storia tragica quella di un paese con una storia ed una cultura antichissime che una guerra assurda, come del resto tutte le guerre, sta distruggendo insieme al suo popolo.