Era il 6 aprile 2009 quando, alle ore 3,32 un terremoto di magnitudo pari a 6,3 ha sconvolto la zona dell’Aquila e dei comuni limitrofi interessando, in misura minore, buona parte dell’Italia centrale. 309 le vittime, oltre 1.600 i feriti e più di 10 miliardi di euro i danni stimati di una tragedia che forse poteva essere evitata o almeno contenuta nelle sue tragiche conseguenze.

Sono passati dunque già sette anni da quella terribile notte e in più di settemila hanno voluto ricordare, con una fiaccolata, quei tragici attimi che hanno sconvolto la vita di tanti; poco dopo la mezzanotte e mezza sono stati letti i nomi delle vittime della tragedia mentre nell’aria sono risuonati 309 dolorosi rintocchi di campana.

Il Presidente del Senato Pietro Grasso ha voluto  ricordare l’anniversario invitando i senatori ad un minuto di silenzio.

Preceduta da uno sciame sismico nei giorni immediatamente precedenti all’evento, la Commissione Grandi rischi, in quei giorni aveva ripetutamente rassicurato falsamente la popolazione in merito ad una mancanza di  pericolo reale durante una riunione che si era tenuta all’Aquila cinque giorni prima del tragico evento del 6 aprile; la sottovalutazione del rischio aveva determinato però, qualche giorno dopo, la morte di centinaia di persone.

Sottoposti a processo per la superficialità del loro operato, i sette membri della Commissione sono stati dapprima condannati a sei anni di carcere per mancato allarme, omicidio e lesioni colpose e poi, su decisione della Corte di Appello, assolti “perché il fatto non sussiste”. L’assoluzione ha ovviamente fatto scalpore portando il pubblico presente in aula a gridare, all’indirizzo di giudici e accusati: “Vergogna”.

Il Procuratore Romolo Como, a seguito dell’assoluzione, aveva precisato che: “La colpa non attiene al mancato allarme ma alla errata, inidonea, superficiale analisi del rischio e di una carente e forviante informazione che ha fatto mutare i comportamenti degli aquilani di attuare le tradizionali misure dopo scosse forti. La colpa generica è la negligenza e l’imprudenza nel fare quella valutazione”.

Tragica vicenda quella che vide coinvolti otto ragazzi ospiti della Casa dello studente nella città dell’Aquila, struttura che una settimana prima della scossa era stata evacuata per verificare la tenuta dell’edificio dopo il verificarsi della quattrocentesima scossa da gennaio. Alle ripetute richieste di rassicurazione sulla sicurezza della costruzione da parte degli studenti, l’architetto proprietario della costruzione, alla presenza di uno dei custodi, affermò che l’immobile era sicuro; ciò nonostante molti ragazzi preferirono, da quella notte, dormire fuori per paura di crolli. Purtroppo la sera fatale del 6 aprile alcuni di loro erano rientrati per studiare in quanto prossimi ad esami, ma il gesto di responsabilità verso i loro impegni universitari e la mal posta fiducia nelle rassicurazioni circa l’edificio in cui vivevano, hanno segnato la condanna a morte di otto giovani vite.

I responsabili dell’errata valutazione del rischio per la Casa dello studente sono poi stati condannati, in primo grado, a 4 anni di reclusione.

Enormi i danni provocati dal terremoto in Abruzzo al patrimonio artistico-culturale della regione, sono crollate infatti le principali chiese e monumenti del territorio, per non parlare del dissesto economico dell’area e delle sue principali attività commerciali e produttive.

A distanza di 7 anni, dopo oltre 12 miliardi spesi per la ricostruzione, quest’ultima ancora arranca, molti, troppi ancora gli sfollati lontani da casa, infatti mentre la periferia è stata quasi tutta ricostruita, il centro storico del capoluogo abruzzese è ancora in condizioni tragiche, ritardo che si registra anche nei comuni della provincia più colpiti dal sisma. Il più grande cantiere italiano si sta trasformando in un allarmante buco nero. Con tanti sperperi e scandali. Come quelli delle new town volute dal governo Berlusconi ed ora semi abbandonate a causa di crolli dovuti forse a sistemi costruttivi al risparmio o comunque inadeguati.

Molti abitanti del luogo vivono purtroppo ancora da ‘sfollati’, eppure si ritengono ‘fortunati’ perché hanno attraversato un inverno non particolarmente freddo.  Dopo sette anni e dodici miliardi spesi per la ricostruzione e una pioggia di finanziamenti riversatasi sull’Aquila, tanti non sono ancora ritornati nelle loro case e quelli che attualmente vivono nei ‘Complessi antisismici ed ecocompatibili’ realizzati dal governo Berlusconi, non sanno se potranno restarci visti i recenti crolli di parte di tali costruzioni.

Una ricostruzione tanto affannata quanto costosa che non è rimasta immune da scandali e da una “cricca di banditi”, come ha definito il gip di Firenze quanti hanno governato gli appalti per la ricostruzione dell’Aquila e gli imprenditori che, nella notte del 6 aprile, “ridono” pensando ai guadagni derivanti dai detti appalti.

Sette anni dal sisma terribile del 6 aprile all’Aquila e una  “storia di ordinaria corruzione”, due situazioni apparentemente opposte e lontane da un punto di vista umano, ma strettamente connesse nelle strategie di quanti, senza scrupoli, costruiscono le proprie fortune sulle disgrazie altrui, senza scrupoli e senza turbamenti.

Per chi non accetta disegni criminali e vorrebbe solo il bene pubblico, l’unico augurio è che in Abruzzo ed all’Aquila la vita torni presto ad affermare se stessa, pur conservando il ricordo di un evento che rimarrà per sempre impresso nella memoria.