Che il nostro paese fosse un territorio a rischio sismico lo abbiamo sempre saputo, che il rischio fosse più alto nella zona dell’Appennino era noto, ma che l’intensificarsi dei fenomeni tellurici si concentrasse in quest’ultimo periodo ed in modo così continuo, non poteva essere previsto. Il caso, o la malasorte, ha voluto poi che al problema di tali fenomeni si accompagnassero, negli stessi luoghi e con un’intensità quasi mai registrata, nevicate copiose che hanno obbligato le popolazioni di Abruzzo, Marche e Molise a scegliere tra il lasciare le case, per sfuggire ai terremoti, o rifugiarsi in esse per proteggersi dal freddo e dalla neve.

Dal 2005 l’Invg, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha registrato nel nostro paese 223.357 eventi sismici, di questi 4.107 hanno superato la magnitudo 3 e nove più di 5.5, il più forte è stato quello dell’Aquila nel 2009.

La conseguenza di tale situazione sismica è stata che il 40% delle case di quelle zone sfortunate sono ormai inagibili e che nella zona si registrano danni pari a 10 miliardi di euro. Ovviamente l’aspetto più inquietante è il numero dei morti registrati a seguito dei terremoti, decessi a cui bisogna aggiungere quelli dovuti al maltempo e, dulcis in fundo, al crollo dell’albergo di Rigopiano nel pescarese, luogo nel quale ancora fervono ricerche nella speranza di trovare sopravvissuti.

Ultimo campanello d’allarme sul piano dei rischi territoriali e umani, è quello relativo alla diga di Campotosto (Teramo), per estensione il secondo d’Europa, che è situato su una faglia che, a seguito dei fenomeni sismici, si è riattivata. Qualcuno parla, a proposito dei rischi connessi alla posizione dell’invaso, situato ad un’altitudine di 1313 metri, di effetto Vajont, memori di quanto accaduto nel 1963 al bacino idroelettrico artificiale di quella località in provincia di Pordenone.  Al momento pare non ci siano danni riscontrabili alla struttura dell’invaso, tuttavia la preoccupazione per il territorio e gli insediamenti urbani resta.

In questo periodo abbiamo fatto nostro il significato di parole come faglia, tempi geologici, effetto igloo, orogenesi,  tutti relativi agli effetti o alle cause di eventi sismici e fisici, tutti espressione di situazioni a fronte delle quali noi tutti risultiamo impotenti, ma termini di necessaria conoscenza dal momento che viviamo su un territorio soggetto ad eventi naturali inevitabili, ma in qualche misura arginabili nei suoi effetti.

I tempi di previsione degli eventi atmosferici ci dovrebbero consentire di riuscire a fare fronte alle possibili conseguenze di essi, eppure risultiamo ancora impreparati a fronteggiare emergenze climatiche che sono controllabili, numerose le critiche mosse negli ultimi giorni alle istituzioni in merito alle difficoltà nel controllo degli effetti delle copiose nevicate cui abbiamo assistito.

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui rischio sismico, rischio idrogeologico e rischio vulcanico si sovrappongono. Il rischio sismico nel nostro paese è legato all’orogenesi alpina ed appenninica, i due sistemi tettonici sono nati infatti, circa 100 milioni di anni fa,  a seguito di un’accavallarsi di territori e sotto l’effetto di spinte continentali, su luoghi che un tempo erano pianure. Durante tale processo orogenetico,si sono formati numerosi sistemi di faglie, fratture, che attraversano, ancora oggi, i rilievi nella loro lunghezza.

La crosta terrestre però è in continuo movimento e dunque anche le faglie si spostano e spostano interi territori: di qui i terremoti e le sue conseguenze.

Gli eventi prodotti da un terremoto si misurano in due modi: la scala Richter e la scala Mercalli. La scala Richter misura l’energia liberata da un terremoto ed utilizza l’unità di misura denominata Magnitudo che varia da 0 a 10, la scala Mercalli misura invece la potenza di un terremoto attraverso i danni che esso provoca a persone, case, edifici e manufatti.

Superfluo ricordare poi, in merito ai fatti metereologici, che siamo in inverno e gli eventi nevosi sono conseguenza di movimenti atmosferici imprevedibili che tuttavia colpiscono, normalmente, luoghi ad una più elevata altitudine.

Sappiamo tanto di ciò che sta accadendo nel nostro paese, eppure ancora troppo spesso siamo colpevolmente impreparati a difenderci da questi eventi, troppo grande la superficialità con cui si concedono licenze edilizie in luoghi in cui non dovrebbero essere consentite costruzioni abitative – gli interessi del singolo o di singoli sembrano avere il sopravvento sugli interessi della comunità – troppo approssimativo il sistema di prevenzione degli eventi atmosferici.

Parallelamente sarebbe ingiusto ed impossibile ignorare la dedizione con cui tanti si stanno impegnando, anche a rischio della propria vita, per salvare persone e cose in pericolo,  in questa Italia travagliata in cui interessi e superficialità si confrontano col cuore di tanti.