Nella serata di venerdì 25 ottobre, presso il Seminario Arcivescovile di Benevento, ha avuto luogo  la cerimonia di apertura dell’anno  accademico dell’I.S.S.R. 2019 / 2010; la manifestazione ha avuto come ospite d’onore il prof. On. Enrico Letta che ha tenuto una interessante  lectio magistralis sul tema: “Clima da difendere, migrazioni da gestire, tecnologie a misura d’uomo”.

Ha aperto l’incontro  Mons. Leonardo Lepore, Direttore I.S.S.R di Benevento, che ha presentato il tema della serata articolato su “Diplomazia della cultura per venire fuori dalle pastoie della contemporaneità.”, cui ha fatto seguito il Prof. Giovanni Liccardo, Prefetto dello  Studio teologico di Benevento, che ha introdotto l’intervento del Prof. Enrico Letta, seguito dalle conclusioni dell’Arcivescovo S.E. Mons. Felice Accrocca.

Liccardo ha ricordato quanto il tema in oggetto sia complesso e controverso da sempre. Si parla infatti di confini, barriere, respingimenti, della storia di uomini, ma soprattutto di leggi e società che fanno fatica a scegliere i giusti atteggiamenti nei confronti di migliaia di persone che fuggono dalle loro terre affrontando un destino oscuro e spaventoso e spesso infausto. Problema strettamente connesso alla moderna  globalizzazione, fenomeno che Bauman definì “un mito” e che comunque coinvolge tutti noi in un processo del quale nessuno può dirsi estraneo. Egli ha voluto ricordare l’importanza di “ascoltare”  i giovani che scendono nelle piazze del mondo, che chiedono risposte  ai mille problemi del nostro tempo, dal clima all’accoglienza e all’integrazione dei tanti migranti che approdano sulle nostre coste.

Ha preso quindi la parola Enrico Letta che ha ricordato, grazie al ruolo che svolge presso la  grande Ecole Sciences Po Paris (Institut d’études politiques) dove tiene un corso su Europa e populismi, il suo ruolo privilegiato di interlocutore delle giovani generazioni sia in Italia che nel mondo e della simbiosi che è riuscito a costruire con loro. Complessi i temi su cui approfondire il discorso in oggetto, considerato che la realtà del nostro oggi cambia velocemente e la differenza generazionale e tecnologica mette tutto in discussione. Viviamo come se possedessimo un’automobile che può creare solo problemi, ma in realtà, come per il veicolo,  i social di cui abbiamo paura sono invece strumenti che, usati nella giusta maniera, possono solo aiutarci.

Egli riferisce l’intervento di un docente orientale presso l’Università in cui insegna, che ha ricordato agli astanti che l’Europa e gli europei sono fantastici, ma soffrono il paradosso delle 3P e precisamente: 1)  momento lunghissimo di pace; 2) un momento di grande prosperità e 3) un grande pessimismo. Il pessimismo è figlio della incapacità a gestire   frontiere e  emigrazione, e poichè per senso comune nessuno vuole sentirsi straniero a casa propria,  ciò che destabilizza la normalità genera sempre paura. Siamo la società che vuole “Quota 100” , pur sapendo che si vive più a lungo, non vogliamo fare molti figli, ma non vogliamo neppure accogliere gli immigrati. Siamo una società che vuole vivere solo il presente.

Letta ricorda che ai  tempi della scrittura della nostra  Costituzione, la popolazione sotto i 16 anni era maggiore di quelli sopra quell’età, oggi tutto è cambiato, gli italiani giovani che lavorano diventano, progressivamente, sempre meno rispetto agli anziani. Si fanno pochi figli e questa scelta non può che produrre conseguenze negative per il futuro del nostro paese, sia a livello economico che come standard di crescita generale.

Significativa al riguardo la scelta della Germania che nel 2016 , su indicazione della Cancelliera Angela Merkel, decise di accogliere circa 500mila siriani integrandoli e assicurandosi così quel ricambio generazionale e professionale che stava venendo meno al paese. Oggi, sempre più, non pensiamo né al passato nè al futuro e per questo pagheremo purtroppo forti conseguenze. La gente si sposta da sempre , emigra. Un esempio lo danno la Romania e la Bulgaria che si stanno progressivamente spopolando;  la popolazione va via e il paese si impoverisce di risorse umane indispensabili al benessere dello stesso. Per questi motivi e analizzando questi esempi, non possiamo pensare alle migrazioni con isteria e riserve mentali .

L’integrazione è accoglienza che va di pari passo con l’accettazione di diritti e doveri, leggi del paese ospitante, tradizioni e lingua, perciò riveste un ruolo così importante l’educazione. L’Europa ha fallito sul tema della immigrazione avendo adottato il criterio che siano i singoli paesi a decidere le politiche migratorie e poiché l’Italia, la Grecia e la Spagna sono i paesi maggiormente esposti geograficamente al fenomeno immigratorio, rifiutano politiche comunitarie che non difendano adeguatamente i loro confini. Bisogna cercare e dare risposte al problema migratorio e abbandonare l’idea che lo stesso è fuori controllo. Già da tempo l’Inps, per bocca del loro Presidente, ha affermato, dati alla mano,  che gli immigrati regolari  pagano le tasse, ma non ricevono quanto dovrebbero, il tutto in uno sbilancio nei diritti pari a 5 miliardi di euro a sfavore di questi.

Altro argomento di scottante attualità è la lotta al cambiamento climatico che non si può fare chiedendo egualmente a tutti sacrifici nei consumi. Ci sono persone e paesi ricchi che accettano queste indicazioni perché possono farlo, ma le persone e i paesi poveri non possono accettare di divenire ancora più poveri. Forse politiche intercontinentali più attente ai cambiamenti climatici, a partire dai paesi più inquinanti, potrebbe essere la soluzione. Il tema del futuro del mondo  passa infatti attraverso le scelte che faremo oggi.

In merito alle tecnologie Letta conclude ricordando che il loro sviluppo oggi viaggia alla velocità della luce, siamo sempre più dipendenti da esse finendo con il perdere la nostra identità di persona, diventando inoltre elemento del sistema controllabile e misurabile. Siamo in un tempo in cui l’evoluzione tecnologica ha cambiato la nostra vita in modo radicale, come lo fu l’invenzione della stampa. Oggi universalmente non c’è cultura della data protetion, per questo motivo è necessario promuovere un “umanesimo tecnologico” che sia d’aiuto, ma che non ci trasformi in indifese entità multimediali. In tutto il mondo, solo l’Europa ha una filosofia sulla protezione dei dati, per essa i dati sono di proprietà del singolo cittadino, ma questa politica etica non appartiene alle grandi multinazionali tecnologiche del resto del pianeta.

Alle regole tecnologiche non possono mancare le regole etiche, giuridiche, sociologiche, filosofiche, ma per fare questo l’Europa deve rimanere unita, no alle Brexit che dividono e trasformano, vista la loro piccolezza,  i paesi europei in colonie di altre culture a cui mancano i valori umani di cui abbiamo bisogno.

Ha chiuso l’incontro l’Arcivesovo S.E. Mons. Accrocca ringraziando il prof. Letta e declamando, in una sala gremita e a un uditorio attento ed interessato, la formula di rito con la quale ha decretato l’apertura del  nuovo anno accademico.