Bisogna ammettere, con molta amarezza, che nel nostro Paese la Scuola non è tenuta nella dovuta considerazione.

La Cultura, base di ogni giusta opportuna imprescindibile attività umana, qui è trascurata, al punto da far sorgere il dubbio che tale trascuratezza sia voluta.
Non è un segreto che il famoso popolo bue faccia comodo a un tipo di politica che persegua obiettivi egoistici, con fini prettamente individuali, quindi a scapito del superiore interesse nazionale.
Sta di fatto che la Scuola italiana sopravvive, da molti anni ormai, per disinteresse o incapacità o volontà propria di qualcuno, in condizioni precarie.
In alcuni, progrediti Stati europei, il Ministero che riceve più fondi e quindi più aiuti dallo Stato è quello della Pubblica Istruzione: il fine è garantire al Paese persone capaci di comportarsi bene, qualunque compito debbano svolgere.
In Italia? Tagli.
Significa essere miopi o impedire scientemente alla popolazione di  giungere, attraverso lo studio necessario, a consapevolezza, spirito critico e senso morale. “Studiate perché il potere vi vuole ignoranti”, affermava Antonio Gramsci, rivolgendosi ai giovani.
I continui cambiamenti nella gestione dell’educazione pubblica non hanno apportato miglioramenti alla situazione, anzi l’hanno aggravata, si direbbe.
I docenti, inascoltati e unici responsabili del processo educativo di ogni ordine e grado, lottano ogni giorno per garantire il meglio alle giovani generazioni. Su di loro piovono critiche di ogni genere, basati su scarsa conoscenza dei problemi e comodo scaricabarile.
Nel passato (lontano) personaggi competenti avevano contribuito a una buona ScuolaOggi, sembra che, probabilmente frutti degli ultimi anni di pessima gestione, quegli stessi che dovrebbero aiutare e amministrare al meglio la Scuola non ne siano all’altezza.
Genitori, docenti e studenti sono delusi e arrabbiati.
Inoltre, nel difficile momento che stiamo vivendo a causa del Covid-19, giovani, ragazzi e bambini si sono trovati da un momento all’altro privati del loro mondo: la Scuola come apprendimento e socializzazione, uscita improvvisamente dalla loro vita. Non era possibile agire diversamente, si pensa, tuttavia per i nostri figli e più ancora per i nostri nipoti si è creato un vuoto esistenziale difficilmente spiegabile e che non sarà forse possibile colmare. Quindi è indispensabile che tutti ritrovino al ritorno nelle aule un’atmosfera di serenità e di sicurezza.
Questo dipenderà da capacità organizzativa e di controllo, da parte dello Stato, che aiuti i docenti e coinvolga i genitori. Si è parlato poco, in realtà, del disagio a causa del quale, specialmente per i più piccoli, è cambiato improvvisamente la vita. Le reazioni sono state molteplici, non tutte positive, e bisognerà tenerne conto. Un compito ancora più difficile attende tutti gli insegnanti: chi li affiancherà?