(Serenella Rullo) – Il cielo è  sgombro dalle nuvole, stamattina. Il traffico non è  ancora convulso e le auto circolano rispettando, stranamente, tutta la segnaletica. (Fra poco, allo stop non si fermeranno; ignoreranno i passaggi pedonali; voleranno parolacce…)

Molte mamme spingono i passeggini, con bimbi non molto convinti, dirette agli asili nido per correre poi al lavoro. Nonni impegnati con recalcitranti scolaretti cercano di raggiungere la scuola elementare vicina.
Gli studenti del liceo “artistico”, abbigliati, giustamente, in maniera più o meno stravagante, qualcuno già  con la sigaretta tra le dita, si avviano in gruppi verso la scuola.
Le massaie si dirigono al mercato trascinando i carrelli per la spesa: gireranno fra le bancarelle alla ricerca dei prezzi più  convenienti, borbottando contro i continui aumenti.
Si vedono clienti entrare e uscire dal bar dove si consuma la sacrosanta colazione a base di  cornetto e cappuccino.
Signori eleganti attraversano la strada reggendo con una mano la borsa “professionale” e con l’altra il sacchetto dei rifiuti da gettare (mi raccomando!) nell’apposito contenitore: mariti, senza dubbio.
La giornata è cominciata bene. L’atmosfera è  ancora  tranquilla. Regna la normalità in questo pezzetto d’ Italia.
Ma, il Paese come sta?
Dal televisore acceso arriva il blaterare degli intervistati, all’ennesima trasmissione di tortura politica giornaliera. Lascio la finestra. Tolgo l’audio. Ecco bocche che si muovono a vuoto, facce che si storcono, occhi che roteano, mani che si agitano, capelli che svolazzano…
Uno spettacolo tragicomico, nel quale tutti vogliono avere la meglio.
Il Paese, come sta?