Nella mattinata di sabato, presso l’Aula Magna dell’Università Telematica “Giustino Fortunato” di Benevento, Roberto Giacobbo, vicedirettore di Rai 2 e autore e conduttore di “Voyager”, ha tenuto un incontro con studenti e rappresentanti cittadini intorno al tema : “ Il segreto di Traiano”, in relazione al progetto universitario “ L’optimum princeps: diritto, religione ed amministrazione all’ombra dell’Arco di Traiano”.

Presenti all’incontro diversi istituti scolastici della città e della provincia come l’Istituto “Virgilio” di Benevento nella sua componente del Liceo Classico e del Liceo Artistico.

Relatori dell’incontro il Prof. Paolo Palumbo, dell’Unifortunato, il giornalista Alfredo Sanzano e il prof. Livio Zerbini, prof. Ordinario di Storia Romana presso l’Università di Ferrara. Sono intervenuti alla manifestazione l’On. Nunzia De Girolamo e il Sindaco di Benevento dott. Clemente Mastella.

La De Girolamo ha voluto ricordare l’importanza del merito oggi come nel passato, sottolineando il fatto che Traiano divenne Imperatore per i suoi meriti militari e amministrativi e non per discendenza ed ha ribadito l’importanza del conoscere la propria storia per la costruzione di un domani migliore. Mastella ha invece ribadito la necessità, in verità complessa, di salvaguardare l’Arco di Traiano da tutto quanto possa nuocere alla sua conservazione ed anche l’opportunità di valorizzare, come è d’uso in altre parti del mondo, il nostro patrimonio cittadino attraverso strumenti pubblicitari, come gadget e/o mezzi che consentano di ricordare l’opera monumentale e farne strumento di ricordo e conoscenza anche in luoghi lontani.

Il prof. Zerbini ha aperto l’approfondimento storico sull’Arco di Traiano utilizzando un cortometraggio attraverso cui è stata ripercorsa la vita dell’Imperatore, di origine spagnola in quanto nato a Italica e dunque primo tra gli imperatori ad avere un’origine provinciale, inoltre protagonista di una serie di guerre per la conquista della Dacia contro il re Decebalo, fino alla presa della capitale dacia, Sarmizegetusa Regia. Conquistata dai Romani, la Dacia fu “romanizzata” velocemente ed assunse il nome di Romania.

Arco di Traiano

Alle sue conquiste, ha continuato il Zerbini, si deve inoltre l’aver fatto raggiungere al suo impero la massima espansione e la vittoria da lui riportata su quel popolo fu esaltata con la costruzione di monumenti celebrativi tra cui spicca l’Arco di Traiano della città di Benevento,   l’arco trionfale romano con rilievi meglio conservato. L’Arco di Traiano della nostra città, ha ribadito Zerbini, è inoltre il più bell’Arco commemorativo dell’epoca traianea rimasto al mondo, porta di accesso alla via Traiana, variante della via Appia, che accorciava il cammino tra Benevento e Brindisi.

Grande il fervore edilizio di Traiano a cui si deve, con l’aiuto dell’architetto Apollodoro di Damasco, il ponte di traiano sul Danubio presso Drobeta, nella campagna del 104 in Dacia. L’Arco di Traiano, ha aggiunto Zerbini, fu voluto dall’  “Ottimo Principe” per ricordare le sue guerre vittoriose e dunque rappresenta un “panegirico dell’Imperatore” giunto fino a noi a testimoniare, non solo una vittoria militare, ma un mondo con le sue caratteristiche e la sua storia umana e quotidiana, dall’abbigliamento al tipo di armi alle abitudini cerimoniali di un tempo lontano, ma significativo.

L’intervento di Giacobbo  è poi partito dal significato dell’Arco come strumento dell’uso delle immagini, quasi che Traiano avesse voluto anticipare un veicolo oggi fortemente utilizzato nelle nostre comunicazioni. Egli ha voluto ricordare, tra lo scherzo e la verità, il ruolo e l’importanza che la nostra cultura ha nel mondo, ha infatti fatto notare, soprattutto ai giovani presenti nell’Auditorium, che dietro tantissime delle invenzioni dell’umanità c’è la mano di un’appartenente alla nostra terra, da tanti ritrovati della tecnologia attuale, alla presenza nella carta moneta da 5 euro dell’immagine di un ponte, riproduzione fortemente voluta dai francesi, che raffigura però una costruzione romana.

La stessa musica della Marsigliese, ha continuato, altro non è che la copia di un brano del compositore vercellese Giovan Battista Viotti, musica che risale al 1781. Egli ha ricordato che nel mondo tutti si adoperano per valorizzare quei pochi reperti storici di cui sono in possesso, come è capitato al sito inglese di Stonehenge, nel quale le pietre devono il loro attuale allineamento ai lavori di ricostruzione nella prima metà del Novecento e non hanno, perciò, nulla di misterioso, eppure sono conosciute nel mondo per la grande pubblicizzazione che è stata fatta intorno ad esse.

Noi dovremmo amare di più la terra nella quale viviamo perché il nostro mondo è fatto anche di cose meravigliose, quelle che egli ha deciso di far riscoprire con il suo programma, reperti storici come l’Arco di Traiano che raccontano il segreto di un tempo, di un popolo, di un uomo e della sua storia da cui tutti noi discendiamo. Un patrimonio dunque che va conosciuto, amato e valorizzato, per conoscere meglio noi stessi e per implementare l’economia del nostro territorio.

Concludendo egli racconta la storia di un uomo che per cedere i suoi territori ai romani chiese in cambio un’armatura imperiale che poi conservò e con la quale volle essere seppellito. Dopo secoli la sua tomba è stata ritrovata e l’armatura portata poi negli studi del suo programma, spazi nei quali, fra il pubblico, c’era un cieco che non poteva vedere l’opera d’arte. Egli allora gli si avvicina e lo porta a toccare l’armatura facendo spegnere le telecamere e le luci, tutto affinchè il cieco potesse “assaporare” attraverso il contatto la magnificenza dell’opera e vederla come forse noi non la vedremmo mai.

Particolarmente gradito l’intervento di Giacobbo da parte soprattutto dei giovani presenti che hanno apprezzato il modo garbato, ma efficace, di parlare di una grande opera umana quale è l’Arco di Traiano.