Tra poco meno di due settimane, precisamente dal prossimo 1° luglio, entreranno in vigore le disposizioni del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017 emanate lo scorso mese di dicembre, che prevedono l’abolizione di Equitalia e la nascita, al suo posto, di un nuovo ente denominato Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Il nuovo ente godrà di una serie di poteri aggiuntivi, primo fra tutti quello di poter procedere al pignoramento delle somme sui conti correnti bancari del debitore ed al recupero dell’intero credito vantato nei suoi confronti senza dover necessariamente ottenere dal giudice l’autorizzazione preventiva, come avveniva fino ad oggi.

Altro potere aggiuntivo rispetto a quello di cui godeva la vecchia Equitalia sarà quello di poter accedere senza particolari problemi ed in qualsiasi momento alla enorme e potente banca dati dell’INPS al fine di individuare eventuali redditi da lavoro dipendente o da pensione (o altre indennità) percepiti dal debitore e procedere, così, al pignoramento di tali somme (nei limiti che vedremo più avanti).

Una vera e propria mazzata incombe, quindi, sulla testa dei cittadini italiani per i quali sarà sempre più complicato difendere i propri risparmi dall’aggressione del fisco.

Per chiarezza va detto che la possibilità che ha qualsiasi creditore di poter ottenere il pignoramento delle somme sui conti correnti del debitore non rappresenta, di per sé, una novità assoluta. Quelle che cambiano sono soltanto le modalità ed i tempi con i quali l’istituto del pignoramento presso terzi (così è chiamato) potrà essere esercitato dal fisco ( e soltanto da esso) in deroga alla normativa vigente che continuerà ad applicarsi per tutti gli altri “comuni mortali”.

Un comune cittadino o un’impresa dovranno, pertanto, continuare a rivolgersi al giudice ordinario al fine di ottenere il provvedimento di pignoramento presso terzi a seguito del quale la banca (o la Posta) assumono il ruolo di “debitor debitoris” nei confronti del creditore, sostituendosi di fatto al debitore principale, garantendo il blocco del conto corrente e della somma pignorata (oltre ad una quota aggiuntiva solitamente pari alla metà del debito).

Il fisco, invece, potrà agire liberamente senza dover ricorrere al giudice in quanto l’atto notificato – ad esempio la cartella esattoriale – rappresenta un titolo pienamente esecutivo al pari dell’atto di precetto emesso dal tribunale.

I tempi saranno, quindi, molto più veloci rispetto al normale.

In teoria, decorsi soli 60 giorni dalla notifica della cartella senza che il debitore abbia ottemperato al pagamento, oppure abbia richiesto una rateizzazione pagando la prima rata della stessa, sarà possibile che l’Agenzia delle Entrate -Riscossione vada a “prelevare” i soldi per il soddisfacimento del proprio credito direttamente sul conto corrente del debitore.

Le banche (e le Poste) non potranno opporre alcun rifiuto (tranne il caso, ovviamente, in cui sul conto non vi sia provvista disponibile).

Vediamo nel concreto quali sono le somme liberamente “pignorabili”.

In primo luogo la banca (o le Poste) non potranno attingere da somme eventualmente messe a disposizione del correntista (vedi, ad esempio, affidamenti o scoperti di conto corrente). Si tratterebbe, infatti, di somme non di proprietà del debitore, bensì della banca, a prescindere dalla circostanza che essa le abbia messe a disposizione del correntista stesso; se ciò accadesse si configurerebbe un vero e proprio “abuso” da parte dell’istituto di credito che, non dimentichiamolo, lucra sulle somme eventualmente attinte dal fido. Per cui, nel caso in cui il conto corrente presenti un saldo “sotto zero” e vi sia comunque disponibilità per fidi o scoperti di conto corrente, la banca non potrà procedere al pagamento del debito pur in presenza di un pignoramento di somme, proprio perché quelle “somme” non sono “di proprietà” del debitore, che non ne ha il possesso, ma si trovano soltanto nella sua “disponibilità”.

Il fisco potrà rivalersi, quindi, esclusivamente su tutto quel che “trova” sul conto corrente “attivo” (importi sopra lo zero), fatte alcune eccezioni che di seguito espongo.

Non è, ad esempio, pignorabile l’ultimo stipendio (o pensione) versato o accreditato sul conto alla data stessa del pignoramento, che resterà, pertanto, nella piena disponibilità del debitore (art.52, comma 1, lett.f del DL.69/2003).

Una volta confluite sul conto corrente (ripeto: confluite sul conto corrente) bancario o postale, sono invece pignorabili anche le somme derivanti da stipendio o pensione, con i seguenti limiti:
– non è pignorabile la pensione fino a concorrenza di euro 672,00 mensili; la differenza eccedente è pignorabile limitatamente ad un quinto (ad esempio nel caso di pensione di € 800,00 sono pignorabili soltanto € 25,60, pari ad un quinto della differenza tra € 800,00 ed € 672,00);
– non è pignorabile lo stipendio fino a concorrenza di euro 1.344,00 (pari a tre volte l’importo della pensione sociale); anche qui la differenza eccedente è pignorabile nei limiti del quinto.

Attenzione, però: perché i suddetti limiti abbiano efficacia e possano essere invocati in un’eventuale causa, occorrerà dimostrare che sul conto corrente transitino esclusivamente gli accrediti dello stipendio e/o della pensione e che non vengano effettuati altri tipi di operazione di versamento o accredito di denaro, altrimenti il saldo attivo sarà interamente pignorabile senza alcun limite, in quanto ci sarà confusione con gli altri risparmi o ricavi. Meglio, quindi, possedere un altro conto corrente (preferibilmente su un altro istituto) dove far transitare tutte le altre operazioni.

Cosa succede nel caso di conto cointestato e di esposizione debitoria di uno soltanto dei cointestatari?

Non è infrequente il caso il cui un conto bancario o postale sia intestato ad entrambi i coniugi; in tale evenienza il conto è pignorabile nei limiti del 50%, in quanto si presume che, in caso di cointestazione, ciascuno dei titolari sia proprietario della metà di quanto esistente sul conto e la metà appartenente al “non debitore” non potrà essere oggetto di blocco o pignoramento.

Come fare per evitare che il fisco si “appropri” dei soldi ?

Premesso che  questo articolo non è ( e non vuol essere)  un’incitazione a sfuggire al fisco, né tantomeno un invito a non pagare i debiti, è ovvio che la strada più semplice sia quella di non far trovare soldi sul conto corrente; ma non sempre è una strada facilmente praticabile. L’eventuale trasferimento di danaro su un conto corrente intestato ad un terzo non debitore, ad esempio, per quanto soddisfi certamente il fine di salvare i soldi dall’aggressione del fisco, potrebbe tuttavia comportare altri tipi di problemi, in special modo in testa al “beneficiario” del trasferimento stesso, in ordine all’eventuale dimostrazione della “provenienza” dei fondi in caso di accertamento fiscale sulla sua persona (a tal proposito non sarebbe cattiva idea redigere e registrare una scrittura privata).

Chi più, chi meno, siamo tutti “prigionieri” delle banche, nel senso che, volenti o nolenti, non possiamo fare a meno di possedere un conto corrente, per tanti motivi che è inutile star qui ad elencare (obbligo di tenuta di conto corrente per tracciabilità dei pagamenti; pagamenti di utenze forzosamente domiciliati, carte di credito, bancomat, carte di debito, addebiti SSD, modelli F24, limiti alla circolazione e ai pagamenti per contanti e ….. chi più ne ha, ne metta).

L’alternativa al classico  “danaro sotto la mattonella” è, quindi, pagare il debito al fisco, eventualmente chiedendo una rateizzazione una volta ricevuta la notifica della cartella (a meno che, ovviamente, non si riesca ad ottenere un provvedimento di sospensione da parte del giudice, tributario o ordinario a seconda dei casi).

Pagando la prima rata della dilazione si evita il blocco del conto ed il pignoramento delle somme. E’ possibile richiedere una rateizzazione anche nel caso in cui il pignoramento sia già avvenuto; anche in questa circostanza è sufficiente pagare la prima rata per chiedere ed ottenere la revoca del provvedimento ed il ripristino della piena operabilità del conto, compresa la possibilità di prelevarne denaro.

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