L’attentato di qualche giorno fa a Rouen ha, purtroppo, dimostrato che il terrore non si rapporta più solo con le Capitali  o con i grandi centri. Confesso, si è sempre in dubbio se è il caso di discuterne o è meglio  tacere  di queste vicende nella convinzione (non sempre esatta) che parlandone si può involontariamente diffondere  l’ansia, la paura, la rabbia.

Il giornalista, secondo il mio punto di vista, deve sempre però tentare di analizzare ciò che accade intorno a se e deve (di contro) sempre rendersi conto che il suo ruolo, in quest’era di diffusione globale, è strategico ed importante… qualunque sia la sua posizione o il mezzo attraverso cui esplicita le sue idee. Conseguentemente porsi la questione del terrorismo e del suo impatto anche con i piccoli centri è  prima di tutto un dovere, un modo per riflettere e far riflettere. Per fortuna, diciamocelo, la nostra Nazione è ancora immune da attacchi di quel genere. Gli ultimi risalgono al periodo dei cosiddetti opposti estremismi, delle cosiddette stragi di stato, degli attacchi mafiosi e camorristici al potere costituito.

Gli scenari, ovviamente, erano diversi. Le problematiche che li generavano erano oscure… come quelle attuali. Erano dettate da strani equilibri. Erano condizionate e mirate a condizionare. Oggi, la presenza di tanti islamici nelle nostre città non deve crearci problemi. Deve preoccuparci, invece, la mancanza di regole e pene certe e la scarsa propensione al controllo preventivo. Ciò deve farci diventare tutti più attenti e consapevoli… a Roma come a Benevento. Non appaia inutile questo richiamo… un po’ provocatorio ma non inopportuno.

guerra non di religioniNessuna ansia, nessuna paura deve sopraffarci. E’ solo necessaria una costante vigilanza su quei  dettagli che, spesso, potrebbero essere determinanti per evitare tragedie. Certo, quando accade quel che è accaduto a Nizza c’è poco da essere attenti. Quando si colpisce nel mucchio ed improvvisamente c’è poco da essere collaborativi. La questione, però,  è anche a monte e non va assolutamente confusa con posizioni radicali o  razziste. Brave persone e delinquenti, ricordiamolo, sono egualmente distribuiti tra razze e popoli diversi. Però, come ci ricordava Papa Francesco, quella in corso  è una guerra, non di religione, ma pur sempre una guerra e, quando si è in guerra, bisogna tenere sempre ben presente il pericolo che si corre e fare in modo da determinare le condizioni per rendere efficace quella rete di informazioni e quello scambio di opinioni che, in periodo di pace, può anche essere meno intensa e puntuale.

La critica potrebbe, però, riguardare l’oggetto dell’intervento. Ma perché parlare proprio ora di Benevento? Perché Benevento è solo un esempio,  è solo  una città come tante altre… e come tale non immune (potenzialmente) a problematiche di questo tipo. Ovviamente in termini statistici, per fortuna, le possibilità sono limitatissime ma, non possiamo dimenticare che niente è mai possibile escludere a priori. Esistono, inoltre, anche questioni legate ai pendolari o ai tanti figli che studiano o lavorano in altre città. Nessuno può, dunque,  tirarsi fuori. Fare gli struzzi o non parlare per esorcizzare non è un atteggiamento serio ed adeguato ai tempi. Ovviamente tutto questo non deve far cambiare le nostre abitudini. Quella si… sarebbe la prima grande vera sconfitta.

Quella della diffusione imprevedibile del terrorismo deve, però,  essere considerata una “questione nuova”  e, come tale, non può ne deve essere  lasciata in disparte. Troppo di frequente, infatti si è cominciato a discutere e a prendere provvedimenti… a  cose tragiche fatte! Ai noi cittadini, dunque, non resta che  il compito di aprirci sempre più  all’interscambio di informazioni e al lancio di eventuali idee onde poter favorire il lavoro ed il ruolo  di chi è demandato alla sicurezza.