Revocata dal Viminale  la scorta a Sandro Ruotolo, giornalista napoletano che ha inseguito per anni, con le sue inchieste, tante manifestazioni del malaffare fino a che,  nel 2015, viene messo sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici  in Campania.

La notizia, diffusa dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando, ha avuto come replica una salva di critiche, a cominciare da esponenti del M5s e del vicepremier Luigi Di Maio che ritiene assurda tale decisione del Viminale e che parla di “scelta imprudente”, scelta fatta però dal suo partner di governo il vicepremier Matteo Salvini, nonchè capo dello stesso Viminale.

Ruotolo si è a lungo battuto nella lotta alla criminalità organizzata e alla camorra e, con tale attività, ha fatto la storia del giornalismo di inchiesta. Il sindaco di Napoli De Magistris ha affermato:“Mi auguro una smentita”. Certo è che chi ha preso questa decisione non ha tenuto conto, o non ha voluto tenere conto, ha dichiarato Saviano, del fatto che i casalesi hanno una “lunga memoria” e che Michele Zagaria considera Ruotolo suo mortale nemico e dunque cova rancore, come è provato dal fatto che non ha mai voluto collaborare con lo Stato.

A ottobre si era diffusa la notizia che il Viminale aveva l’intenzione di togliere la scorta anche a Roberto Saviano, sostituendola con una “vigilanza saltuaria”. Poco dopo la notizia era stata smentita dallo stesso Viminale. Ora la realtà di una decisione che lascia il giornalista Ruotolo in balia di vendette da parte di quella malavita contro cui ha tanto indagato e denunciato.

Qualcuno solleva però il dubbio che tale decisione sia riconducibile ad un’inchiesta dello stesso Ruotolo sulla “Bestia” il dispositivo propagandistico del ministro dell’Interno, così chiamato da Luca Morisi, lo spin-doctor digitale di Matteo Salvini, software utilizzato per la comunicazione social della Lega che è in grado di analizzare in tempo reale l’orientamento dei commenti e delle reazioni ad un post e ‘suggerisce’ su quali temi puntare nei post successivi cavalcando paure e aspettative degli utenti.

Casualità? Lo chiederò in Parlamento”. Lo scrive su Twitter il deputato del Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, sostenendo che la scelta sia legata anche agli articoli scritti da Ruotolo sulla campagna elettorale del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Ho sentito poco fa Sandro Ruotolo. Inutile dire che ha tutta la mia stima ed apprezzamento per il suo lavoro di giornalista impegnato da decenni contro le mafie. Per il suo impegno è stato minacciato, perché sta sul campo e racconta il reale, senza giri di parole”. Lo ha detto, dalla sua pagina Facebook, il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra. Ha poi aggiunto a chiare lettere:“Si devono proteggere i giornalisti esposti. Sandro è uno di questi. Nel rispetto del lavoro delle istituzioni preposte, io sto con Sandro”.

Solidarietà e sostegno dunque da parte di tanti , dal mondo della politica a quello  del giornalismo, quest’ultimo attraverso il sindacato dei giornalisti FNSI che ha chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di intervenire per rivedere la decisione, tutti comunque accomunati da una rabbia nei confronti di una scelta inspiegabile che mette a rischio la vita di un uomo e di un giornalista che ha fatto dell’inchiesta contro la camorra e la mafia la sua ragione di vita, un professionista che, tra l’altro, “negli ultimi tempi si è occupato di inchieste delicate di criminalità organizzata anche relativamente alle sue collusioni con apparati politici e istituzionali oltre che  di inchieste sulla politica” ha dichiarato De Magistris.

Enrico Panini, segretario nazionale del movimento demA, è intervenuto sulla decisione del Viminale di togliere la scorta a Ruotolo affermando che:“La scelta di revocare la scorta al giornalista Sandro Ruotolo ha il sapore amaro della vendetta di Stato”, uno Stato che non vuole ricordare che il cronista ha ricevuto, nel 2015, minacce dal boss Michele Zagaria per le sue inchieste sulle ecomafie e la terra dei fuochi.

Anche altri politici hanno criticato la decisione: l’ex presidente del Senato Pietro Grasso ha detto che minacce come quelle ricevute da Ruotolo «non hanno scadenza».

La reazione del giornalista è arrivata con queste parole:“Avevo deciso di non dire nulla per il rispetto che ho delle istituzioni. E non dirò nulla per le decisioni che riguardano la mia protezione”. “Ma una cosa – continua Ruotolo – voglio dirvi: vorrei ringraziarvi uno a uno per la marea d’affetto, di solidarietà, di stima che mi state dimostrando. E i messaggi che più mi colpiscono sono i vostri, quelli delle persone che incontro nel paese reale, che ho conosciuto nella mia lunga vita di cronista e della comunità con cui sto in contatto sui social media. Difenderò sempre la mia indipendenza che non vuol dire non aver un punto di vista, la mia autonomia, l’amore per il mio paese. In queste ore, in tanti rappresentanti della società civile si sono esposti pubblicamente per me e lì ringrazio”.

Il giornalista conclude così: “La mafia è una montagna di merda”.

Precisando che riteniamo pericolosa, irresponsabile, inopportuna, in malafede e di nessuna utilità pratica la scelta di togliere la scorta a Sandro Ruotolo,  vorremmo ribadire che siamo tutti con Sandro Ruotolo del quale rispettiamo l’impegno, il coraggio e l’onestà intellettuale e professionale, virtù non comuni e per questo assai preziose.