(di Sabrina Cirami*) – Da addetta ai lavori in materia di gestione delle risorse umane, gradivo condividere un mio pensiero sul Jobs Act e su come tende a rendere illegittimo il legittimo. Premettendo che la disoccupazione spesso è stata erroneamente associata alla precarietà, ignorando il fatto che trattasi di due fenomeni ben distinti sia per grado di gravità sociale che d’impatto sul mercato del lavoro; e sorvolando anche sull’evidente ostilità politica alle precedenti riforme lavoro – dimentichi della reale crescita occupazionale scaturita ad esempio dalla legge Biagi – nel Jobs Act emerge di fatto con chiarezza la volontà di cancellare quelle forme atipiche “reali” ed in linea con il controllo di gestione delle imprese, come il lavoro autonomo e dei freelance.

Forme di lavoro “non subordinato” che interessano migliaia di individui occupati legittimamente grazie a queste tipologie contrattuali. Ora, condividendo in pieno la lotta all’abuso di tali contratti se nati per mascherare rapporti di lavoro dipendente, non si può comunque ritenere corretta una riforma che delegittima forme volontarie e reali di collaborazione che di fatto sono frutto di sinergie tra i soggetti interessati e che riguardano numerosi comparti dell’economia.

Non basta enunciare le eccezioni che appaiono naturalmente non evitabili, come l’appartenenza a CCNL le cui figure atipiche sono state sempre in prevalenza; ovvero gli appartenenti ad ordini professionali che di norma vedono nei contratti d’opera la loro naturale regolamentazione; o pochi altri, che naturalmente non rappresentano la maggioranza dei giovani e meno giovani che hanno trovato nei rapporti freelance una occupazione gratificante sia da un punto di vista economico che umano; non bastano le eccezioni previste, poiché anche poco attuabili da quelle aziende che non ritrovano facilmente il loro inquadramento nelle sfere contrattuali non sempre specifiche.

E tali eccezioni appaiono ancor di più insufficienti, se si pensa al timore di commettere violazioni di legge, là dove sussiste il richiamo allo spettro della “regolarizzazione retroattiva”, pure incentivata. Mi chiedo allora: Cosa devono aspettarsi le aziende che assumeranno gli ex collaboratori  –in quanto “forzate” nella decisione dalla neo manovra- qualora decidano di non “regolarizzare” gli anni precedenti? Può ritenersi illegittimamente attivato, un contratto di collaborazione che ritrovava nella passata normativa la sua legittimità? Quali saranno i limiti del potere ispettivo nell’interpretazione di fatti e nell’irrogazione delle sanzioni ?

Tutte domande queste, alle quali mi piacerebbe poter dare o trovare risposta. Resta mio, modesto, parere quello di poter ” legittimamente ” attivare collaborazioni e sinergie con soggetti che vogliano collaborare alle attività i cui ricavi non hanno una fonte continuativa e certa; quindi tutte quelle aziende che potranno dare occupazione a coloro che parteciperanno alla produzione a prescindere dall’esistenza di una contrattazione collettiva specifica che detti esplicitamente l’autorizzazione all’attivazione dei rapporti in questione.

Dovremmo a tal proposito, invitare il governo a stilare un elenco esaustivo di CCNL adeguatamente regolamentati che non si prestino alle interpretazioni di unità ispettive, il cui lavoro ricordiamolo è elemento probatorio nelle contestazioni; ricordando anche ai nostri legislatori, solo a titolo di esempio, che l’operatore telefonico addetto all’acquisizione della clientela, ruolo determinante nella produttività d’impresa, è una figura presente nella declaratoria di numerosi CCNL che non sono però compresi tra quelli indicati in “eccezioni“.

Auspico l’intervento di chi condividendo le mie perplessità, abbia il potere di agire tempestivamente per trovare la giusta soluzione.

* Sabrina Cirami è Consulente del lavoro, fiscalista ed esperta in gestione delle risorse umane, dal 2009 ricopre il ruolo di Training Manager per una società di formazione con sede in Milano, operante su tutto il territorio nazionale, rivolta all’utenza universitaria e post universitaria in collaborazione con diversi Atenei Italiani. Specializzata in ambito giuridico ed economico, dal 2005 è delegata dal Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali all’intermediazione, ricerca, selezione e formazione delle Risorse Umane. Docente-formatore degli ambiti di competenza, in area manageriale, dal 2009 si occupa della progettazione formativa e della formazione anche nelle aree del credito, banca e finanza. Dal 1997 è consulente tecnico d’ufficio (CTU) del Tribunale di Agrigento e Corte D’Appello di Palermo nelle sezioni lavoro e fallimentare. Dallo stesso anno collabora con studi legali sul territorio nazionale nell’ambito del contenzioso lavoro e tributario. Dal 1999 è direttore amministrativo di un Istituto scolastico parificato.