La Mondadori, guidata dalla presidente Marina Berlusconi è riuscita ad assicurarsi l’acquisto della concorrente Rcs libri, importante gruppo editoriale italiano presente nelle attività specifiche del settore della pubblicazione di libri e quotidiani; la transazione che ha portato all’acquisizione di detta Rcs è costata alla Mondadori 127,5 milioni di euro. Fuori dalla trattativa di compravendita è rimasta la Adelphi che sarà ceduta a Roberto Calasso, socio di minoranza e direttore della casa editrice che, in precedenza, ha esercitato l’opzione di prelazione già prevista in caso di cambio di proprietà.

Grande la soddisfazione della Mondadori che, attraverso la voce della Berlusconi, ha tenuto ad affermare che l’operazione ha consentito di far restare italiano un gruppo che è, oggettivamente, “un importante investimento sul futuro del paese”.

L’operazione trasforma il gruppo editoriale Mondadori nel più grande editore italiano, con ricavi per oltre mezzo miliardo di euro ed una fetta da quasi il 40% del mercato dei libri. Ricordiamo che la Rcs è il gruppo che edita anche il Corriere della Sera.

E’ interessante ricordare che la Mondadori già possiede il controllo di Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli ed Electa e che, con l’ attuale acquisizione controllerà anche le case Bompiani, Marsilio, Fabbri, Bur, Sonzogno, Etas e tutta la divisione education. Più un portafoglio di autori importanti quali: Umberto Eco, Andrea De Carlo, Michel Houllebecq. L’operazione consentirà inoltre alla “super-Mondadori” di controllare il 35% del mercato dei libri trade (comprati in libreria o sul web), nonché il circuito degli illustrati a livello internazionale.

La decisione della vendita, presa all’unanimità dal Cda di Rcs, ha consentito all’a.d. Pietro Scott Jovane di firmare l’atto di cessione a favore dell’a.d. di Mondadori Ernesto Mauri. “Una realtà estremamente significativa del nostro panorama librario – ha affermato  la presidente di Mondadori -, resterà in questo modo italiana. Un’editoria nazionale più solida e competitiva potrà disporre di maggiori risorse da investire nella qualità, potrà reggere davvero il confronto con i grandi editori stranieri e con protagonisti estremamente aggressivi del calibro di Amazon“.

Sembra di assistere ad una favola a lieto fine per il nostro paese, l’unico problema è chiedersi “Cui prodest?”, a chi giova tale operazione? Davvero un gruppo editoriale pachidermico può tutelare meglio il mercato editoriale italiano? O piuttosto esso finirà con il rappresentare un vincolo alla libertà di espressione già troppo spesso  messa sotto attacco dai più diversi interessi?

Forte si è alzata, già da qualche tempo,una  voce che vede nell’ annessione dei due gruppi editoriali un pericolo, la voce è quella di Dacia Maraini, già autrice Bompiani che tiene ad affermare:“ Si pensa che l’industria del libro sia come tutte le altre, che si tratti solo di economia: ma è una cosa speciale, ha a che fare con le idee, l’immaginazione, la visione del mondo, la libertà di parola. È qualcosa di molto delicato. E certo questa fusione non è una cosa buona”.

La Maraini aveva firmato, già a gennaio, insieme ad altri colleghi, un appello contro la cessione della Rcs a Mondadori, appello nel quale si affermava:“Pur rispettando l’attività editoriale della casa acquirente, ci rendiamo conto che questa fusione darebbe vita a un colosso editoriale senza pari in tutta Europa perché dominerebbe il mercato del libro in Italia per il 40%”.

Il problema non appare dunque solo economico, ma soprattutto etico e strettamente legato alla libertà di parola che va tutelata, oltre  all’enorme forza di proposta e contrattazione nei vari ambiti del settore librario da parte di un gruppo pressoché  unico, con un’unica azienda che controlla la metà del  mercato.

In merito si è detto “preoccupato”  Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle Attività Culturali , che non vede positivamente una situazione che vede un’unica azienda che controlla il mercato dell’editoria in tutto il paese, considerato che “ l’altra metà del cielo” dell’editoria è formato da tante piccole e piccolissime case editrici che, per le loro dimensioni economiche, non riuscirebbe ad incidere in modo significativo nelle decisioni editoriali italiane.

Meno preoccupato si è detto il premier Renzi che, pur dispiacendosi “ da italiano” delle difficoltà della Rcs e comprendendo le ragioni di Franceschini,  non mostra preoccupazione per l’acquisizione.

Il problema sta nel fatto che il nuovo “monopolio” avrà un enorme potere contrattuale nei confronti degli autori,        “dominerebbe le librerie, ucciderebbe a poco a poco le piccole case editrici e (risultato marginale ma non del tutto trascurabile) renderebbe ridicolmente prevedibili quelle competizioni che si chiamano premi letterari”, così si esprimono gli autori dell’appello innanzi detto.

Ultima spiaggia, nella soluzione di un problema che coinvolge anche la libertà di espressione ed il pluralismo ad essa strettamente collegata, secondo molti rimane l’Antitrust, quell’ organismo cioè che potrebbe  dire l’ultima parola, in qualità di garante della concorrenza sui mercati economici, sulla validità della fusione Rcs-Mondadori.