Nel pomeriggio di giovedì 7 giugno si è tenuto presso l’hotel Traiano l’incontro tra i dodici autori candidati al premio Strega e le studentesse e gli studenti del Liceo Classico P. Giannone di Benevento, loro lettori.

È stata questa l’occasione per gli alunni del prestigioso Liceo cittadino di porre agli scrittori domande concernenti i libri letti, domande che, a detta degli autori stessi, si sono dimostrate essere frutto di un’approfondita conoscenza delle opere, che associata al pensiero critico dei giovani lettori ha permesso loro di cogliere gli aspetti velati e i sensi ulteriori dei loro manufatti.

Questo il caso di una nostra studentessa, Emma Pia Cipriano, che ha domandato a Marco Balzano, autore di Resto qui, da dove egli avesse tratto ispirazione per caratterizzare la sua protagonista, Trina; una donna che alla vigilia della seconda guerra mondiale si trovò a misurarsi con l’impossibilità di insegnare, con la fuga della figlia, con la costruzione di una diga che richiese il sacrificio del luogo delle sue memorie: un paesino del Sud Tirolo. La suggestiva risposta di Balzano ha colpito l’uditorio, “una foto” semplicemente queste le sue parole. L’immagine di una donna che sotto di sé non aveva più la terra ma l’acqua, il cui volto, nonostante tutto, non era segnato da sconfitta e rassegnazione, bensì da un immane desiderio di riscatto per sé e per la propria comunità.  È stato entusiasmante venire a conoscenza del “backstage letterario”del libro, un’opera che incarna valori altissimi e che è manifesto della forza di una donna, della sua solitudine e della sua temerarietà in un momento così triste e buio per il nostro paese. Balzano è stato capace di creare una storia, come quella di Trina, integrandola con la storia italiana degli anni quaranta del novecento.

Dopo Emma è stato il turno di un’altra studentessa del nostro istituto, Ilenia Carapella, la quale ha intervistato Carlo Carabba, autore di Come un giovane uomo. Questa riguardava l’evento climatico che costituisce nell’opera il nesso tra passato e presente: la neve, qual è il senso analogico di quest’ultima, se avesse bene avuto a intendere che la neve è una rappresentazione del fato, che l’uomo, il protagonista, che in verità altri non è che l’autore stesso, attende e nel quale spera per poi ritrovarsi infinitamente piccolo e impotente quando questo si compie inaspettatamente travolgendo la vita.

L’autore ha ribadito allora la natura autobiografica del testo e quanto il doloroso evento di cui narra, ovvero la morte di Mascia, sia stato propedeutico nella sua vita per la maturazione non di un senso per la vita medesima quanto piuttosto della consapevolezza della mancanza di questo. L’autore supera la prospettiva tutta umana di ricercare un nesso tra gli eventi preferendo una visione maggiormente meccanicistica e aleatoria del reale, nella quale non è possibile attribuire colpe o dare giustificazioni di quanto avviene ma semplicemente vivere gli eventi.

A seguire Ilenia Carapella la terza ed ultima studentessa del liceo Valentina Venafra, ha posto una domanda ad Andrea Pomella, autore di Anni Luce. Questa riguardava l’aspetto centrale della storia, ovvero la ribellione giovanile, intesa come distacco e rifiuto allo stesso tempo, della società e delle sue regole. Tuttavia il protagonista del racconto alla fine decide di abbandonare quell’atteggiamento ribelle ed entrare a far parte a pieno della società, in tutti i suoi schemi predefiniti. Dunque la domanda verteva sul motivo per cui alla fine il giovane decide di omologarsi alla realtà collettiva da lui tanto respinta ed a volte denigrata e soprattutto se questo sentimento di ribellione, sia connaturato al giovane di ogni tempo o se ci siano precise circostanze storico-culturali che lo favoriscano.

L’autore ha ribadito che anche in questo caso si tratta di un testo autobiografico e quindi della sua esperienza personale, della sua maturazione. Ha parlato poi di cosa significhi crescere e di come sia inevitabile, per raggiungere l’età adulta e per sostenere le responsabilità che questo comporta, abbandonare quella fase di ribellione , che è connaturata ai ragazzi di tutti i tempi. Sarebbe infatti un problema se i ragazzi non attraversassero questa fase, indispensabile per formare il loro carattere. Ha concluso dicendo di aver percorso perciò nella vita due strade, una da adolescente, l’altra da adulto, ma di non essere riuscito a trovare una terza via, forse di incontro tra le due percorse.

A seguito del dibattito studenti e autori si sono spostati al Teatro San Marco, dove hanno incontrato un pubblico ben più vasto e un presentatore d’eccezione: Gigi Marzullo. È stato lui con le sue domande, quali ad esempio: “Sono i racconti che fanno la storia o la storia che fa i racconti?”, ad animare la serata. Ovviamente non sono mancati gli interventi degli autori non solo sui loro scritti , ma anche sulla loro vita, le loro esperienze e l’immensa emozione nello stare su quel palco. Qualcuno ha persino detto di aver già vinto partecipando ad una manifestazione tanto grande e conosciuta.

Non ci resta che fare i nostri più vivi complimenti e augurare loro buona fortuna. Ad Maiora.