Erano estati indimenticabili.  I miei genitori ci portavano, mio fratello e me, bambini, a trascorrere le vacanze in campagna. Andavamo ospiti in una fattoria, appena fuori il paese, immersa nel verde tra alberi maestosi e filari di viti. Quando ci ripenso mi tornano in mente immagini di luce, aria limpida e libertà.

C’erano anche animali, ovviamente. Al mattino ci facevano bere il latte, appena munto dalle mucche, tiepido saporoso  confortante. Niente Pasteur… Solo Natura.
Poi, la colazione coi contadini. Non ho mai più  gustato quei sapori. Mangiavamo patate e peperoni fritti affondati nel pane casereccio, davanti al fuoco. Una bontà ! Poi correvamo nei campi, a godere una libertà mai più avuta.
Crollavamo affondati nei materassi di foglie di granturco, fragranti e profumate: ci cantavano la ninna nanna.
Natura e libertà. Eravamo spensierati e felici.
A volte andavamo in paese a trovare gli zii che vivevano lì: gli zii più dolci della mia vita. La loro casa dava su un giardino, stretto e lungo mi pare, che confinava con un altro nel quale un albero pieno di susine mi attirava irresistibilmente.  I frutti erano caldi di sole e pieni di zucchero. Quanti ne ho rubato!
Se c’era la fiera, facevamo un giro fra le bancarelle. Una volta convinsi mia madre a comprarmi in paio di zoccoletti di legno, di quelli usati dalle contadine: come ne fui contenta!
Il momento di tornare a Benevento era triste. Prendevamo il pullman  sulla strada che portava in città, serrando in cuore la bellezza e lo splendore  di quanto lasciavamo.
Altre vacanze abbiamo vissuto, ma non abbiamo più provato la limpida sensazione della libertà a contatto con la Natura.