(Federica Landi) – Una protesta silenziosa, ad Atri, ha fatto rumore. Un gesto semplice ma fortemente simbolico ha scosso anche le coscienze più insensibili, quelle intorpidite dai pregiudizi e dalle malate convenzioni sociali.
La piazza della cittadina è stata invasa da mani di carta, idealmente inghiottite dalla terra, protese verso l’alto, per accogliere l’arrivo del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini.

Atto sincero di chi oltre ad urlare il cambiamento, agisce e non si nasconde dietro le quinte perché timoroso di ritorsioni personali.

Atto autentico di chi guarda in faccia la realtà e la teme, per se stesso che la vive e per chi è costretto a subirla.

Atto dedicato alle urla seguite da silenzio, a chi non avrà mai una sepoltura, a chi resterà per sempre intrappolato nel corpo di un bambino, a chi non lascerà traccia, a chi verrà consumato dall’acqua salata e dall’ignoranza corrosiva.

Atto solidale, un invito a riflettere sullo stato di minorità che affligge ogni uomo che fa affondare una di quelle mani, che osserva e ignora, ignora e dimentica.
Un annuncio di morte dilagante in cui chi maneggia il potere lo usa per riempire il cimitero del Mediterraneo, per rendere ancor più rosso il mare colore del vino, si arroga il diritto di decidere in merito al destino di altri, un destino di morte.

Se questo significa avere potere, sono orgogliosa di lasciarlo ai potenti.

Le forze dell’ordine hanno aperto un’inchiesta per rintracciare i responsabili di questa manifestazione forse perché può minare la sensibilità di qualcuno o perché è un’esplicita invettiva al potere?

Che senso ha scoprire i responsabili? Il messaggio che hanno lanciato è più forte delle loro identità, è un’immagine viva di un meccanismo politico arrugginito da pregiudizi e arretratezze, uno scatto istantaneo e nitido di degrado che non si risolve archiviandolo o rifiutandolo.

Si faccia da parte chi ha paura di agire e del diverso.

La codardia di uno Stato debole non può essere una condanna a morte per chi chiede solo di esercitare il proprio diritto di vita.

Abbiate il coraggio di agire, di dire “basta” a questi scenari registrati ancora e ancora ogni giorno, ininterrottamente.
In questo film così attuale gli unici registi sono coloro che si nascondono dietro il monopolio di uomini, gli attori sono innocenti che viaggiano su gommoni, chiudono gli occhi ma non fingono, non dormono e non si risvegliano.
Le scene non si mettono in pausa e non si possono ripetere, chi affonda non risale: è questa l’unica regola.

L’acqua estingue le tracce ma non le colpe.