Le proposte di legge per la legalizzazione della marijuana e delle droghe leggere sono state tante nel tempo, questa battaglia è stata una delle lotte storiche di Marco Pannella fin dagli anni ’70 e poi riproposta da Rifondazione Comunista e Verdi nei decenni successivi, ma a tutt’oggi ancora non esiste una legge che ne regolamenti l’uso.

Di recente si è tornato a parlare in modo insistente della questione grazie al progetto del senatore Benedetto Della Vedova il quale ha presentato, insieme ad altri 218 parlamentari, una nuova proposta in materia.  Il senatore Della Vedova, è stato già Presidente del Partito Radicale passato poi al Popolo delle Libertà ed infine nel Gruppo Misto, un mix di partecipazione a formazioni politiche diverse che ha consentito alla sua proposta di avere l’appoggio di uno schieramento molto ampio fra i  membri del Parlamento : dalla destra fino al PD e al M5s  favorevoli all’iniziativa, ad eccezione della Lega Nord che si oppone.

Nelle richieste dei firmatari tre punti chiave: la depenalizzazione della cannabis per uso ricreativo (con un limite di cinque piantine a persona), la costituzione di associazioni private, con un massimo di cinquanta soci, per la coltivazione e rivendita agli associati e soprattutto il trasferimento degli introiti allo Stato tramite monopolio regolato da apposita normativa. Escluso e proibito l’uso di tali sostanze ai minorenni.

Il modello di progetto ricalca quello già in vigore in Spagna, dove i ‘club cannabis’ prosperano da tempo, esso richiama inoltre svariate forme di legge presenti negli Stati Uniti che consentono l’uso della marijuana.

Già nel 2014 un Decreto Legge Renzi-Lorenzin introduceva nel nostro paese una netta distinzione fra la Cannabis e le droghe pesanti, cancellando in pratica la cosiddetta legge Fini-Giovanardi che aveva accorpato in un unico gruppo eroina, cocaina, amfetamine e cannabis ed alleggerendo, per le droghe leggere, le sanzioni  detentive.

Il dibattito nella società è ovviamente molto vivo: per quanto leggere, marijuana o cannabis sono definite droghe, tuttavia il loro uso per fini terapeutici è ormai consolidato in molti centri ospedalieri del nostro paese. Inoltre è  ormai ampiamente dimostrato che il ‘proibizionismo’, come sempre accade quando qualcosa si proibisce, non è stato utile a stroncarne il commercio o lo spaccio anzi ne accresce l’interesse.

Significativa l’affermazione dell’oncologo Umberto Veronesi che, intervistato sul tema della liberalizzazione della marijuana ha affermato: “ Tra una sigaretta e una canna, meglio una canna”, quasi a ribadire la pericolosità accertata del fumo di sigaretta rispetto a quello della marijuana, erba quest’ultima dagli effetti modestamente destabilizzanti a livello psicologico e fisico, ma non mortale.

Nonostante studi in merito hanno accertato che l’alcool uccide negli Stati uniti quarantamila persone l’anno e la cannabis nessuna,  ovviamente ci sono pareri opposti: secondo Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia e primario della divisione di Oncologia medica dell’ Istituto Nazionale Tumori di Aviano (Pn), la liberalizzazione delle droghe leggere “è una follia indifendibile”,    Secondo Tirelli infatti, con la legalizzazione “avremo una società debole, fatta di drogati, malati e schizofrenici” . Secondo Paolo Crepet, psichiatra, il problema non è la liberalizzazione, ma il controllo di ciò che si legalizza.

Tutta la problematica nasce nel 1929, quando un signore di nome Harry Anslinger posto a capo del Dipartimento del Proibizionismo di Washington, organismo costituito per porre fine all’ assunzione di bevande alcoliche, quando venne liberalizzata la vendita dell’alcool dopo gli anni del proibizionismo, intraprese una campagna contro un nuovo nemico, scegliendo, contro il parere dei molti scienziati interpellati sull’argomento che non la reputavano pericolosa, la cannabis che, secondo il suo intendimento, doveva essere vietata.

Rimane da chiedersi, a questo punto, se fumare uno “spinello” è da considerarsi un comportamento deviante oppure normale, forse non più nocivo che fumare un pacchetto di sigarette o ubriacarsi, se questa sostanza fa male alla salute oppure, come da recenti studi scientifici, può essere utilizzata anche per scopi terapeutici.

La scienza non è riuscita a dimostrare la pericolosità dell’ “erba”, anzi pare ne abbia riconosciuto la validità in campo medico, resta tuttavia la diffidenza verso una sostanza che la tradizione e certa cultura ha individuato come pericolosa, vuoi per l’appartenenza degli utilizzatori ad una gioventù  da sempre individuata come diversa dalla omologazione sociale, vuoi forse anche per l’alone di mistero “psicologico” che la circonda da sempre come nociva all’equilibrio mentale e da associare per questo a droghe ben più pericolose e letali.

Se la liberalizzazione delle droghe leggere dovesse diventare legge e lo Stato imponesse un’imposta sulla vendita, davvero tutto questo rappresenterebbe una leggerezza sociale verso la salute dei cittadini, come afferma qualcuno?  E’ appena il caso di ricordare che il fumo delle sigarette porta allo Stato introiti importanti, nonostante sia scritto a grandi caratteri sulle confezioni delle sigarette, che “il fumo uccide”, senza dimenticare inoltre  che il commercio delle droghe è una delle voci più importanti dei traffici delle organizzazioni  malavitose.

Se ognuno di noi è riconosciuto libero, senza pregiudizi salutistici e culturali, di fumare tutte le sigarette che vuole, allora forse la liberalizzazione della cannabis dovrebbe essere letta con un occhio diverso, come l’accettazione di una forma della libertà personale che determinerebbe, inoltre,  un colpo importante ai traffici illeciti che vivono del proibizionismo e dell’ipocrisia bigotta di tanti benpensanti.