La processione del Venerdì santo, nella quale l’arcivescovo porterà il crocifisso tra le vie della città, da un ospedale all’altro, è un atto pubblico, ma non prevede una partecipazione comunitaria. In rispetto alla normativa vigente, e con l’assenso delle pubbliche autorità, l’arcivescovo procederà solo, in silenzio, durante le ore dell’agonia di Gesù, quando – dice il Vangelo – “si fece buio su tutta la terra”. Nei giorni bui che stiamo vivendo, un tal segno – oltre che espressione di fede nei confronti del Crocifisso, di Colui, cioè, che “si è caricato delle nostre sofferenze”, che “è stato trafitto per le nostre iniquità” – diviene anche invito a non perdere la speranza, a mantenere integra la fiducia in Dio, nella certezza che Egli non ci abbandona.

Al mattino, alle ore 10, l’arcivescovo porterà la croce nel carcere, passando all’esterno dei vari padiglioni. Alle ore 12,partirà la processione solitaria dell’arcivescovo, che si snoderà secondo l’itinerario che segue: Ospedale del Sacro Cuore – Viale Principe di Napoli – Piazza Leonida Bissolati – Ponte Vanvitelli – Corso Vittorio Emanuele III – Corso Garibaldi – Piazza IV Novembre – Viale Atlantici – Via Pacevecchia – Ospedale San Pio.

Lungo il percorso, si potranno esporre segni (una candela, un lenzuolo bianco…); ci si potrà affacciare dalle finestre e dai balconi per accompagnare il cammino del Signore senza scendere in strada; nelle case, tutti sono invitati a un momento di preghiera in memoria di quel dono di Amore che Cristo ha fatto per noi.

Sulla croce sarà fissato un Crocifisso attualmente nel Museo diocesano: si tratta del Crocifisso spezzato in due”, in origine parte di un corredo dono del cardinale Vincenzo Maria Orsini nel 1724, anno in cui l’arcivescovo di Benevento fu elevato al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII. Il Crocifisso era collocato sull’altare maggiore della Cattedrale al momento delle incursioni aeree anglo-americane della domenica 12 settembre 1943, ore 13:40. Oggi si eleva, come la Croce di Coventry, a simbolo della violenza cieca e distruttrice apportata dagli uomini e a severo ammonimento contro ogni guerra.

Questo Crocifisso vuol essere un segno nel segno: spezzato in due dalle bombe, ci ricorda che il Cristo viene continuamente trafitto dalle iniquità degli uomini; sopravvissuto a quell’immane tragedia che fu il secondo conflitto mondiale, oltre che monito contro ogni guerra e ingiustizia, quel Crocifisso, che ha accompagnato e sostenuto la rinascita della nostra gente, diventa ora per noi invito a rialzarci, dopo la tragedia presente, e a riprendere con fiducia il cammino, nella certezza che il Cristo, morto per noi, non ci farà mancare il suo aiuto.