“Chi non accoglie i migranti paga”: questo il senso dell’accordo accettato dal premier italiano Giuseppe Conte durante l’incontro informale Ue di Salisburgo di ieri nel corso del quale si è tenuto un vertice europeo sul tema dei migranti.

I membri rappresentanti dei vari governi europei erano arrivati all’appuntamento del Felsenteitshule Theater divisi, ognuno preoccupato di salvaguardare gli interessi del proprio paese in merito alla distribuzione e al sostentamento delle ormai migliaia di migranti che giungono in Europa sbarcando soprattutto sulle coste italiane e greche.

L’incontro ha avuto un prosieguo, nella giornata di ieri, alla Kammermusiksaal/Solitar della Mozarteum University, ma l’esito non è stato quello sperato,  del resto la stessa  Cancelliera Merkel  ha tenuto a precisare: “Ci siamo poco occupati della ridistribuzione perché era chiaro che non ci sarebbe stato nessun risultato”. Ciò nonostante Conte ha provato a spiegare, durante l’incontro presieduto dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz – l’Austria fino a dicembre ha la presidenza di turno dell’Unione europea –  che per evitare che si verifichi un nuovo caso come quello della nave “Diciotti”, è necessaria “una risposta europea”, più investimenti nel Nord Africa e la revisione delle missioni Sophia e Frontex.

In verità il premier italiano era giunto a Salisburgo con una serie di precise richieste, cinque per la precisione:

1) più investimenti in Nord Africa;

2) la revisione del regolamento di Dublino, che statuisce  che il paese di primo è unico obbligato alla gestione dei profughi;

3) la revisione dell’operazione Sophia, che prevede di colpire il traffico e la tratta di esseri umani nel mediterraneo centromeridionale ed il salvataggio degli stessi in mare;

4) riformare l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere , proposta che ha incontrato il parere favorevole del cancelliere austriaco Kurz, ma non quello dei paesi Visegrad ( polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) che vogliono invece il controllo delle frontiere da parte delle singole autorità nazionali rifiutando il sovranismo europeo;

5) la creazione di centri di sbarchi in cui identificare e distribuire i migranti tra i paesi europei – tema intorno al quale una parte dei paesi d’Europa fa muro.

Quale allora la soluzione? Al momento sembra essere quella che prevede che il Paese che non accoglie i migranti deve pagare! Un principio che i partner europei hanno sempre cercato di impedire e non applicare, che nessun governo italiano ha mai voluto accettare fino ad ora perché non diventasse provvedimento d’autorità da parte della Comunità, ma che invece è passato ora grazie alla sua accettazione da parte del premier italiano Giuseppe  Conte.

Inutile dire che tale soluzione offre una insperata via d’uscita a quei paesi che non vogliono accogliere i migranti e non si vogliono caricare di problematiche come quella della nave “Diciotti”, divenuto un problema a causa dalle note prese di posizione del Ministro degli Interni italiano Salvini. Un grosso no dunque ai tanti migranti che arrivano sulle nostre coste e che, a seguito di tale decisione, potranno restare tutti sul suolo italiano.

La soluzione economica al problema migranti era stata, anche in passato, proposta al nostro paese da Bruxelles, espediente che consentirà ai paesi contrari alla redistribuzione, di non farsi carico del problema secondo quanto previsto dal piano elaborato dalla Commissione Juncker già dal 2015, ignorando volutamente che essi sono stati accolti dalla Ue ed appartengono ad una comunità nella quale i problemi sono comuni e vanno risolti con la comune disponibilità e non dare respiro a quell’area politica nazionalista e sovranista che oggi vola nei sondaggi in tutta Europa e della quale fa parte anche il partito della Lega di Matteo Salvini, con buona pace del movimento dei M5s che ha deciso di appoggiare tale atteggiamento politico.

Quelli che non partecipano in termini di sbarchi o in termini di redistribuzione versino un contributo finanziario”, queste le parole di Conte che ha accettato tale soluzione sebbene come “possibilità residuale”. Dunque tutti in Italia, a Salisburgo Conte si piega alla proposta Merkel-Juncker: chi non accoglie i migranti, paga. Entro ottobre la lista dei paesi che decideranno di accogliere e di quelli che invece pagheranno per non avere problemi di accoglienza.

L’unica voce controcorrente a questo processo di “etichettatura economica” ai tanti disperati che si riversano lungo le nostre coste, è stata quella del premier lussemburghese Xavier Bettel, presente al vertice europeo, che ha affermato: “Se iniziamo a parlare del prezzo di un migrante, è una vergogna per tutti. Non parliamo di mercati, non parliamo di tappeti o di merci……parliamo di esseri umani”.

Difficile soluzione ad un problema che, pur ricondotto al solo carattere economico, non può essere ridotto solo a ciò. L’atavica paura dei cambiamenti, purtroppo troppo spesso artatamente alimentata per ragioni di consenso politico, finisce per promuovere soluzioni che qualunque coscienza, in condizioni normali, rifiuterebbe. In tal modo anziché essere come “nani sulle spalle dei giganti”, al fine di  poter vedere più cose di essi e più lontane perché sollevati e portati più in alto dalla statura dei giganti, come affermava il filosofo francese Bernardo di Chartres, ci ritroviamo ad essere microorganismi preoccupati solo di sopravvivere e di sopraffare chi pensiamo possa minacciarci.

Ma davvero possiamo accettare tale degrado umano e sociale?