Forte la protesta e la denuncia delle opposizioni contro la proposta del M5s di abolire l’ordine dei giornalisti. “Una rappresaglia per il caso Casalino” secondo il dem Carmelo Miceli, seguito nella denuncia dal forzista Maurizio Lupi, una proposta che viene letta da questi ultimi come un attacco alla libertà di stampa.

L’Ordine nazionale dei giornalisti è un ente pubblico italiano, non economico e a struttura associativa. Fondato nel 1963, è il soggetto che rappresenta la categoria professionale.

Il Movimento 5 stelle non è il primo partito a dichiararlo inutile. Dal presidente Luigi Enaudi a Sergio Mattarella, passando per repubblicani, radicali, leghisti, post-comunisti e liberali, molti sono stati i tentativi di abolire l’albo professionale.

Perché allora l’ultima proposta dell’attuale governo fa scalpore? Secondo i più perché essa nasce da una reazione alla bufera scatenata dalle dichiarazioni del portavoce del governo, Rocco Casalino che, durante una discussione con alcuni giornalisti, avrebbe dichiarato che ci sarebbe stata una epurazione all’interno del MEF se le proposte del suo partito non fossero state approvate e finanziate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Già nel 2013 era stato presentato, dai membri dello stesso partito, un disegno di legge   che prevedeva la cancellazione dell’Ordine perché “inutile”, molti giornalisti professionisti svolgono infatti  questa attività in maniera “non occasionale e retribuita” e tra i 53 senatori firmatari c’era anche l’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. La proposta però non passò.

Negli ultimi 70 anni, più volte è stata avanzata la proposta di cancellazione di un ordine che, secondo alcuni, non avrebbe lo scopo dichiarato di tutelare la professione giornalistica, ma piuttosto creerebbe difficoltà a quanti volessero intraprendere tale professione o vivere di essa. Ma L’Ordine dei giornalisti è un’anomalia solo tutta italiana? Non è così. Che sia la tessera dell’Ordine o la carte de presse, che sia un titolo professionale o le shield laws, cambiano i fattori ma il risultato non cambia. In ogni Paese, anche in quelli come Germania e Spagna, dove non c’è uno status giuridico vero e proprio dei giornalisti, in realtà le leggi che regolamentano la natura e l’attività dei giornalisti si richiamano – tutte – a precisi vincoli di autonomia, deontologia e accesso alla professione.

L’attuale Ordine dei giornalisti è stato istituito con la legge n. 69 del 3 febbraio 1963, detta «legge Gonella», che disciplina la professione giornalistica, professione intellettuale e, in quanto tale, riconosciuta dalla legge previa iscrizione in appositi albi o ‘elenchi’; l’Ordine di appartenenza, dice il Codice Civile, deve accertare i requisiti per la iscrizione negli albi e deve poter esercitare un potere disciplinare nei confronti degli iscritti.

Si sente molto spesso dire che solo in Italia esiste un Ordine dei Giornalisti. Questo è vero, ma è altrettanto vero che in tutto il mondo, e non solo in Europa, per quanto riguarda la tutela dei giornalisti, si registra una tendenza che è quella dell’autoregolamentazione. Si avverte in sostanza tutta la delicatezza di un intervento dello Stato, o di altri soggetti esterni che pongano limiti all’autonomia dell’informazione.

Il problema attuale non è tanto dunque la cancellazione di un ordine che, a nostro parere,  potrebbe anche essere eliminato e che comunque dovrebbe essere sostituito da una organizzazione/ istituzione/legge  che tuteli la categoria dei giornalisti perché resti integro il diritto di informazione, ma piuttosto l’opportunità e il momento per  caldeggiare in modo tanto aggressivo un intervento deciso sul mondo dell’informazione, un mondo che non tace e che, noi crediamo per fortuna, non ha paura di denunciare errori o colpe commessi dal potere.

L’escalation nell’attacco alla stampa poi, proviene da chi ha continuato a definire i giornalisti “carogne”, “pennivendoli”, “schiavi degli editori”, “inchiostratori”, “falsari”, “walking dead”, fino all’affermazione aggressiva di Beppe Grillo : “vi mangerei solo per il gusto di vomitarvi” e alla nomination sul suo blog del “giornalista del giorno” esposto alla gogna degli insulti dei militanti. Quali le colpe di questi meschini e di questa allergia alla democrazia? Sicuramente avere criticato alcune posizioni di potere, politico o mediatico che siano.

Tale attacco sa di paura e di arroganza nella gestione del potere.

La stampa rappresenta  sicuramente il “quarto potere” e come tale ha il forza, ma anche il diritto e il dovere di informare la collettività senza ossequio verso i poteri e quando pure questo ossequio fosse presente e manifesto –  purtroppo spesso capita –  deve esistere la possibilità, da parte di un pensiero divergente e opposto, di affermare il contrario, il tutto nel rispetto della verità e previo accertamento dell’attendibilità di quanto si racconta.

Sarebbe bene ricordare allora che le leggi e le riforme, qualunque settore vadano ad investire,  devono essere fatte per il bene della sola collettività e  non possono mai essere patrimonio del potere di turno o figlie di rancori personali.