E’ dalla notte dei tempi che si parla di un collegamento tra Calabria e Sicilia, quel Ponte sullo Stretto che, pochi sanno, già i romani avevano progettato e realizzato per un breve periodo. Un collegamento da tanti nel tempo ritenuto necessario al transito di persone e merci, una strada che unisse la Sicilia al continente, saldando, economicamente e culturalmente, il territorio italiano, ma che molti altri hanno valutato dispendioso e dannoso all’ambiente oltre che pericoloso.

Tanti i progetti che nei secoli sono stati pensati per creare un collegamento stabile sullo”stretto”, antiche cronache, miti e leggende narrano di idee, di vere e proprie pazzie, pur di collegare Scilla e Cariddi e viceversa.scillacariddi

Il primo progetto risale al 250 a.c. ad opera dei Romani, precisamente al  console Lucio Cecilio Metello, vincitore di Asdrubale nella battaglia di Palermo (siamo nel clou delle guerre Puniche), si poneva il problema di trasportare sul continente i 104 elefanti che aveva catturato ai cartaginesi, venuti in Sicilia dall’Africa in soccorso di Annibale. Così, questo console geniale e illuminato, decide di far costruire una passerella galleggiante impiegando centinaia di botti legate a due a due, sovrastate da tavole di legno su cui fu posata della terra. La struttura, munita di grandi e robusti parapetti ai lati per non far cadere gli elefanti in acqua durante le operazioni di attraversamento, ospita anche carri e soldati.

In pieno Medioevo, l’imperatore Carlo Magno, arrivato in Calabria, nota quanto in realtà le due sponde dello Stretto siano vicine e decide di realizzare una sequenza di ponti galleggianti sul mare. Nel 1140 il Re di Sicilia, Ruggero II, avvia esplorazioni nello stretto per studiare le correnti e ipotizzare le soluzioni possibili per la costruzione di un ponte. Nel 1876 sarà Giuseppe Zanardelli a tuonare : “ Sopra i flutti o sotto i flutti, la Sicilia sia unita al Continente!

Allontanandoci però da quei tempi epici, è bene ricordare che il progetto di collegamento fra l’isola siciliana ed il resto del paese non è riconducibile ad una posizione politica, la politica ha solo usato propagandisticamente una posizione favorevole o contraria per fini poco economico-culturali e molto elettorali.  Il 28 maggio 1969 l’ANAS bandisce il famoso “Concorso internazionale di idee per il collegamento stabile viario e ferroviario tra la Sicilia e il Continente”; gli anni ’80 sono invece quelli dell’entusiasmo popolare intorno al progetto del ponte sullo stretto, il quotidiano La Repubblica  titolava il 15 agosto 1984, con un governo socialista, : “ Nove italiani su dieci vogliono il Ponte dello Stretto”.  Nel 1992, sotto un governo democristiano, un nuovo progetto è presentato ad ANAS e Ferrovie dello stato per la costruzione di un ponte a campata unica, di assoluta avanguardia a livello mondiale, opera considerata ancora oggi tecnicamente valida.

Gli anni ’90 vedono la riproposizione dell’idea progettuale su iniziativa del governo Berlusconi che aveva presentato  l’idea come priorità infrastrutturale del suo governo utilizzandola per chiedere il voto degli italiani.

Nel 2003 viene approvato il progetto preliminare del Ponte e il 15 aprile 2004, viene pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” il bando di gara che prevedeva una spesa di 4,4 miliardi di € e sei anni e sei mesi per la realizzazione. Nell’ottobre 2005 la Soc. Impregilo, a capo di una cordata, si aggiudica la gara. Siamo nel 2006, ma,  dopo la firma del contratto, il ministro Alessandro Bianchi dell’appena eletto governo di Romano Prodi, afferma: “ Il Ponte non lo faremo mai”; la sinistra progressista si schiera, per la prima volta, contro un progetto di sviluppo.

Il 30 luglio 2011 la Società Stretto di Messina Spa approva definitivamente il progetto, ma l’irrompere della crisi economica e la caduta del nuovo governo Berlusconi, portano alla guida del paese Mario Monti che pone il suo stand-by all’iniziativa che forse avrebbe potuto rallentare i danni della crisi stessa con le iniziative economiche ad esso connesse. FAI, Italia Nostra, Legambiente, Man e WWF hanno sempre contrastato il progetto indicando nei costi di esso, nel mancato ritorno economico e soprattutto nei danni ambientali e paesaggistici oltre  che nei pericoli sismici, le ragioni del loro no all’iniziativa.

stretto

Oggi il governo Renzi, consapevole della penale da oltre un miliardo e mezzo a carico del  paese da riconoscere quale risarcimento alla ditta vincitrice del bando di gara, ma soprattutto certo che tale iniziativa può produrre oltre 100mila posti di lavoro per almeno 10 anni, ha reso nota la volontà di realizzare quel progetto che da sempre, negli ultimi decenni, è stata osteggiata dalla sinistra e dallo stesso Pd.

Difficile e tormentata storia di un’opera che genera entusiasmi e critiche, ma che indubitabilmente potrebbe cancellare ataviche distanze e diffidenze culturali e territoriali, oltre a portare alla realizzazione di quelle direttrici viarie necessarie al sud, dalla Bari-Lecce alla Napoli-Palermo , indispensabili per un possibile Ponte sullo Stretto, oltre a creare  posti di lavoro e consentire di “togliere la Calabria dall’isolamento e avere la Sicilia più vicina».

Il lavoro potrebbe però essere anche fondamentale per avvicinare l’Europa a quel Sud da sempre considerato ai margini economici e territoriali della Comunità Europea e per questo lasciato colpevolmente solo a fronteggiare problematiche come quelle dell’immigrazione e di tutti i problemi loro connessi.