Cova sotto la cenere. C’è ma a nessuno, ancora, è venuto in mente di darle la opportuna dritta per renderla utile alla città. Parlo della “creatività” che alberga nelle teste di tanti  singoli e nelle capacità di aggregazioni e gruppi che non chiederebbero altro che stappare immediatamente la bottiglia!

Una creatività che risulterebbe essere l’unica vera alternativa alla mancanza di liquidità che investe le casse istituzionali e che di certo, se ben organizzata e coordinata, potrebbe rappresentare un vero e proprio valore aggiunto cui attingere per evitare il pericolo di una statica monotematicità e per ridare colore ad un sempre più aggressivo grigiore che diviene col tempo sempre più invasivo e anestetizzante. La Città possiede strutture, spazi, potenzialità turistiche ed eccellenze culturali… ma sembra non accorgersene!

Non basta, infatti, riempire strade e piazze con qualificati eventi (necessari ovviamente per ridare un minimo di ossigeno a chi da anni non aspettava altro). Non basta limitarsi ad un solo periodo. Non basta divenire solo abili ragionieri e giustificare la  mancanza di una strategia con un pur gravissimo problema legato ai “piccioli” che, piaccia o non piaccia, servono eccome! Bisogna, evidentemente, trovare nuove forme e più incisivi  strumenti che siano diversificati e capaci di canalizzare le energie latenti, renderle produttive, propositive, interattive.

L’immobilismo serve davvero a poco!  Il gioco deve essere di squadra e (quest’ultima) deve smanicarsi e mettere in campo collaborazioni e capacità d’ascolto. Il magma che scorre fumante sottotraccia può, infatti, trovare improvvisamente o strade che lo portano (purtroppo) verso altri luoghi o trasformarsi in massa d’urto che contesta e non partecipa più. Meravigliarsi dopo sarebbe inutile.

Dare “visibilità agli invisibili” è sempre stato un concetto che ho sostenuto e che può essere quantomeno opportunamente valutato. Cercare e gratificare gli invisibili che meritano… ecco la mission. Scegliere, di contro, la strada più facile della omologazione consapevole  può, nel tempo, non dare i frutti sperati. Conseguentemente è necessario: studiare, verificare, incontrare, contaminarsi e contaminare. Tutti gli spazi e le bellezze storico-architettoniche vanno, un po’ alla volta, rimesse in ciclo, ri-pulite, ri-lanciate, ri-utilizzate! Affidate o compartecipate.

Non è più possibile che nell’era di internet, Benevento non viaggi alla velocità della luce sulla rete per urlare senza remore la propria bellezza rivendicando un ruolo e una funzione che le appartengono. Sarebbe, inoltre, opportuno ri-dare ossigeno alle aziende presenti sul territorio, mediante intriganti ed innovative facilitazioni chiedendo, in cambio, una costruttiva e altrettanto innovativa  collaborazione che sappia dare del Sannio e del suo Capoluogo, una immagine più appropriata e più accattivante.

Abbiamo da tempo immemore  l’Arco, Il Teatro Romano, lo scarpariello, il torrone  etc. Perché non sfruttare meglio  il tutto? Banalità? Ok… ma perché allora non si fa nulla in tal senso? C’è a disposizione anche, non dimentichiamolo, quella straordinaria leggenda legata alle streghe che attende da sempre di essere sfruttata fino in fondo. Affidare a “buoni cervelli” agli invisibili, agli imprenditori illuminati, un progetto legato alla creazione di un brend complessivo che sappia coniugare il tutto… è semplice utopia?

Se non si scelgono banali e inopportuni percorsi diversi da questo… tutto e possibile. Vedremo…