La ressa nella piccola chiesa antica, gremita .
I richiami.
I commenti.
Gli abiti  della festa, colorati  e fantasiosi (!)
Il vocio.
Bimbi coinvolti nell’eccitazione, in un ambiente molto vivace, nel caldo afoso. Parenti e amici che si sbracciano, scambiandosi complimenti. Pero’… mancano forse  un po’ la sacralità, la spiritualità, il rispetto – in un giorno particolare e importante per chi ha fede – del luogo e del momento.
Comincia la cerimonia religiosa; si levano i canti; i fedeli sono in piedi (molti sono rimasti fuori e cercano di seguire ascoltando); i sacerdoti iniziano il rito.
Sul sagrato arrivano in fila indiana,  i comunicandi: il saio bianco, uguale per tutti; un giglio bianco in una manina, levato in preghiera, a simboleggiare la purezza; i visetti seri e gli occhi a cercare mamma e papà. Entrano in chiesa, portandovi l’innocenza, il candore, la bellezza. Tra breve, si avvicineranno all’altare, timidi e seri, per ricevere l’ostia consacrata. Il momento è  solenne.
Scompaiono chiasso e confusione; si commuovono  un po’  tutti. All’uscita dalla chiesa, tra i partecipanti  scambio di auguri e di saluti; promesse di rivedersi per proseguire il cammino religioso  insieme.
Amici e parenti sciamano via, verso i “festeggiamenti” al ristorante. È andato tutto bene.
Filmini e foto immortaleranno l’avvenimento.
E, certo, il ricordo di questo giorno “diverso”  accompagnerà a  lungo i  bambini.