Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Renato Pizzuti, ha sostenuto, nel corso di una conferenza stampa, che tutto quanto si dice intorno alle sorti della sanità del Sannio è semplicemente frutto di “favole mediatiche che hanno prodotto tanti danni all’immagine del “San Pio”. Ebbene, alle favole, dal nostro punto di vista, sarebbe il caso di rispondere con dati oggettivi, anche se il Dg ben si è guardato dal riportare numeri precisi su quanto e come l’ospedale stia funzionando o meno, anche considerando che a noi risultano in crollo verticale i ricoveri ordinari e quelli in day hospital, la complessità dei ricoveri, la drastica riduzione della mobilità attiva con dati che sono già alla stregua di un presidio e non di un’azienda ospedaliera.

Per non parlare degli innumerevoli ambulatori chiusi per carenza di personale, oltre alle rare possibilità di effettuare interventi chirurgici per mancanza di anestesisti.

Di fatto, alle chirurgie è consentita, ciascuna, una sola seduta operatoria settimanale, con evidenti ripercussioni negative sui tempi di attesa. Ovviamente, per eventuali interventi complessi, gli stessi pazienti sono oggetto di trasferimenti in altri ospedali.

Sembrerebbe ci sia anche una drastica riduzione del numero di accessi in Pronto Soccorso ma, nonostante ciò, i pazienti stazionano, in barella, nel pronto soccorso anche oltre le 72 ore per impossibilità di accesso ai reparti.

Di contro parrebbe in aumento, in modo esponenziale, il contenzioso per eventi avversi, legati a malpractice. È universalmente riconosciuto che oltre l’80% dei danni a carico dei pazienti sono legati a problemi organizzativi che in questo caso sono: la grave carenza di personale sanitario, la cattiva manutenzione, la vetustà delle tecnologie, la mancanza di una direzione efficace.

Di fatto, è assente da circa un anno la figura del direttore sanitario, quindi manca l’area direzionale più importante, deputata a coordinare tutte le attività sanitarie, che, in sostanza, sono la vera mission di un’azienda ospedaliera.

Ebbene, alla luce di tali osservazioni, saremmo rimasti soddisfatti dell’intervento di Pizzuti solo se avesse fornito una scheda dalla quale si potessero evincere: numero ricoveri ordinari e di dh con degenza media, peso relativo, % DRG chirurgici, mobilità attiva, modalità di dimissione, distinti per presidio ospedaliero e reparto di degenza; numero prestazioni ambulatoriali e tempi di attesa per singolo ambulatorio; numero prestazioni di Pronto soccorso; dotazione di posti letto attualmente in esercizio; elenco tecnologie sanitarie non attive per dismissione o manutenzione; data acquisto tecnologie sanitarie in dotazione presso le singole strutture sanitarie; contenzioso analizzato dalla commissione valutazione sinistri; costo annuale assicurazione per responsabilità professionale; accantonamento per contenzioso medico-legale; risorse aziendali destinate al risarcimento del danno riconosciuto in sede di transazione; numero medici e infermieri per singolo reparto di degenza e/o servizio.

Questi dati sarebbe bene averli almeno in riferimento al periodo 2016-2018, così da poterne valutare il decremento.

Visto però che tutto questo, nella conferenza stampa non è stato comunicato, rimaniamo nella convinzione che le favole sia proprio Pizzuti a raccontarle allorquando ci propina racconti su un ospedale perfetto, nel quale nulla manca e dove i cittadini trovano assistenza celere e appropriata. Nessuna raccolta di firme basterà mai per porre rimedio a quanto accaduto in questi ultimi tempi a quella che noi vogliamo continuare a chiamare azienda ospedaliera “Rummo”. Purtroppo, neanche l’impegno e l’abnegazione di quanti vi operano è sufficiente a sopperire alle evidenti carenze!