Basilio Petruzza, classe 1991, sta per tornare con un nuovo romanzo, “Ogni volta che è Natale”. Già autore di “Frantumi” (2012), “La neve all’alba” (2015) e “Io basto a me stesso” (2016), Basilio è uno scrittore e blogger laureato in Lettere indirizzo Spettacolo. Oggi, a ventisette anni, ha deciso di fare un regalo a chi lo segue: “Ogni volta che è Natale”, infatti, sarà disponibile gratuitamente dal primo dicembre. Chi vorrà, dunque, potrà effettuare il download gratuito dal suo sito web: www.basiliopetruzza.it
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per farci raccontare “Ogni volta che è Natale” e cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova storia.

Basilio, partiamo dal tuo nuovo romanzo. Cosa ci puoi anticipare a riguardo?

«“Ogni volta che è Natale” è un racconto a cui tengo molto, perché parla di una famiglia, un padre, una madre e un figlio che devono fare i conti con se stessi e l’amore profondo e viscerale che li lega. Tre personalità distinte, complicate, ma risolte, che hanno imparato con molta fatica ad essere una cosa sola, ad appartenersi senza farsi ombra l’uno con l’altro. “Ogni volta che è Natale” racconta la storia di Paolo e Teresa, una coppia adulta abbastanza da avere tanti, tantissimi ricordi da scartare. Lo faranno nei dieci capitoli che compongono il romanzo, ogni capitolo è un pezzo di passato da attraversare. Il Natale ci mette un filo di malinconia, di romanticismo e di tenerezza. Ma, in verità, si tratta di un romanzo corale, ci sono tante storie, tanti vissuti, tante verità e ognuna è unica, imprescindibile».

Da dove nasce l’idea di un romanzo di Natale?

«Nasce tanto tempo fa. Sogno di scrivere un romanzo di Natale e sul Natale da tanti anni, ma non era mai arrivata la spinta giusta per farlo. Non era la trama a mancarmi, ma la necessità di farlo. Come dico sempre, per scrivere un romanzo non serve avere una bella storia, ma sentire il bisogno profondo di scrivere, è qualcosa che a parole non si spiega, ma che fa persino male, perché si finisce inevitabilmente per riportare a galla vecchie ferite, ricordi, dolori, mancanze, attese. Non si scrive quando si ha una storia da raccontare, ma quando diventa necessario farlo. Ecco, ad un certo punto non ce l’ho fatta più e mi sono buttato a capofitto in questi personaggi, nella loro vita, e alla fine ho attraversato la mia, quella dei miei genitori, della mia famiglia. “Ogni volta che è Natale” mi ha permesso di fare pace con alcuni aspetti del mio carattere che ho scoperto da poco. E poi con alcune mancanze che credevo di aver subìto, ma che invece erano colpa mia. Insomma, dovevo farlo e sono felice di averlo fatto».

Ci racconti perché hai deciso di regalarlo al tuo pubblico?

«Per tanti motivi. Su tutti, però, per uno in particolare. Ho capito, col passare del tempo, che tantissime persone hanno un rapporto conflittuale col Natale, fanno fatica a sopportare questo periodo dell’anno che è fatto di malinconia, lentezza, tenerezza. Il Natale, come scrivo anche nel libro, ti costringe a fare i conti con te stesso, ti costringe a fermarti, anche se non vuoi. Io, invece, l’ho sempre amato, perché i momenti più felici della mia vita sono legati a questo periodo dell’anno. Quindi mi sono messo nei panni di chi lo vive con fastidio, con rifiuto, e ho fatto un pezzetto di strada con le gambe di chi preferirebbe sparire per un mese e tornare una volta che le luci saranno spente. Ho deciso di regalarlo per far sì che più persone possano avvicinarsi a questa storia e fare pace col Natale. Lo so, forse suona presuntuoso, ma è un tentativo. Chi lo sa, magari qualcuno, leggendo la vicenda di Paolo e Teresa, vivrà queste settimane con un umore nuovo. Regalarlo significa fare un passo verso chi vorrà. In cambio chiedo solo di essere letto a cuore aperto».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Un altro romanzo, distante anni luce da “Ogni volta che è Natale”. L’ho finito da poco, spero veda la luce nel 2019. E poi voglio continuare a scrivere, perché niente al mondo mi rende più felice. Mi occupo di musica per due magazine, continuerò a farlo, nel frattempo sogno un libro sulla storia del pop femminile italiano, dagli anni Sessanta a oggi, una sorta di antologia che attraversa tutto il bello (e il brutto) di questi sessant’anni. A me piace il pop, io sono pop, non sono snob e non sopporto chi lo è. E poi mi piacciono le donne di carattere, quelle che non hanno paura di essere controcorrente».

Descrivi “Ogni volta che è Natale” con tre parole, non necessariamente aggettivi, e spiegaci perché dobbiamo leggerlo assolutamente!

«Ti dico tre parole allora: casa, consapevolezza e coraggio. Tre “C”. Ma potrei dirtene altre ancora, come ad esempio tenerezza, fedeltà, rispetto. Perché leggerlo? Per provare a fare pace con il Natale. E per chi, come me, aspetta il Natale tutto l’anno e non ha bisogno di farci pace, allora può essere un modo per affacciarsi da un’altra prospettiva e scoprire un punto di vista nuovo».

Noi, ovviamente, lo abbiamo già letto e … è un romanzo emozionante, da leggere tutto d’un fiato.