Oggi 1 agosto 2018 è l’Earth Overshoot Day ovvero il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno, ogni anno infatti la nostra ‘voracità’ aumenta, ormai abbiamo accumulato un debito ecologico difficile da ripagare, ci muoviamo come se le riserve del pianeta fossero infinite, ma sappiamo bene che non è così.

Per soddisfare le nostre crescenti esigenze, il Wwf ha calcolato che sarebbero necessarie due Terre, il fabbisogno della sola Italia sarebbe soddisfatto con un territorio nazionale pari a 4,3 Italie.

Il calcolo del consumo energetico in rapporto alle risorse terrestri ha evidenziato che se le risorse/consumi  terrestri fossero nella norma, dovremmo giungere al corretto utilizzo di quanto il pianeta riesce a produrre entro il 31 dicembre, in realtà la data entro la quale terminiamo quanto a nostra disposizione, si accorcia sempre più; nel 1997 la data di scadenza era all’incirca la fine del mese di settembre, oggi è diventata il 1 agosto e ci resta ancora da coprire quattro mesi di risorse che abbiamo già consumato.

Ovviamente la sperequazione tra bisogni e consumi non è uguale in tutti i paesi del mondo, infatti se l’intera popolazione globale vivesse come gli statunitensi servirebbero 5 Terre,, 4,1 per gli australiani, 3,5 per i sudcoreani, 3,3 per i russi, 3 per i tedeschi, 2,6 per l’Italia. C’è però una situazione opposta : l’India che al momento consuma solo lo 0,7% delle risorse della Terra.

Nel 2018 l’Earth Overshoot Day è dunque in netto anticipo rispetto al passato, già da ora la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse terrestri più comunemente in uso e cioè tutta la frutta, la verdura, la carne, il pesce, l’acqua e la legna disponibili per il 2018. Il 1 agosto è dunque il giorno del sorpasso e ogni anno va sempre peggio. Nell’arco di circa 40 anni siamo passati dal 29 dicembre al primo agosto

A calcolare la data, che ogni anno purtroppo è sempre più in anticipo, è il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che ha stimato che per soddisfare la domanda di risorse naturali, sarebbero necessarie globalmente 1,7 Terre. Quella di quest’anno rappresenta la data di ‘overshoot’ – andare oltre –  più preoccupante da quando il mondo ha iniziato ad andare ‘oltre’ i corretti rapporti produzione-consumi, mai così presto, a partire dagli anni ’70 nei quali si è cominciato a registrare un super consumo, le risorse a nostra disposizione possono ritenersi esaurite.

In pratica nei prossimi mesi, fino al 31 dicembre, si consumerà più di quello che la terra può produrre in modo naturale, erodendo future riserve ed emettendo anche  più CO2 di quanta oceani e foreste possano assorbire.

Inutile ricordare che i costi di questo iperconsumo saranno tragici e, d’altra parte, sono già visibili, basti pensare ai fenomeni della deforestazione, della siccità sempre più registrabile in tanti territori a cui si accompagna il fenomeno dell’erosione del suolo, della scarsità di acqua dolce e, con essa, la perdita di biodiversità, per non dimenticare infine o sottostimare l’aumento dell’anidride carbonica che induce a importanti fenomeni di cambiamento climatico.

Tutto ciò è la diretta conseguenza della necessità di aumentare sempre più la produzione ignorando il fenomeno dello spreco del cibo che è tipico delle cosiddette società progredite, dell’utilizzo spesso eccessivo per gli spostamenti di mezzi privati anziché di quelli pubblici, con un conseguente aumento delle emissioni di gas di scarico, dell’utilizzo ancora del carbone in economia, delle emissioni nell’aria di sostanze  tossiche che producono inquinamento in tutte le sue diverse forme (idrico, atmosferico, del suolo, etc.), modificando così in modo irreversibile l’ecosistema, dell’aumento della popolazione e dei suoi bisogni.

Se le politiche economiche e sociali portano dunque ad una super produzione, troppo spesso inutile, che viaggia verso obiettivi infiniti, la Terra rimane sempre una risorsa finita che non può essere aumentata, verità che però ignoriamo e di cui probabilmente ci accorgeremo soltanto quando sarà difficile tornare indietro.

Quale l’obbiettivo fattibile allora in questa corsa al consumo scellerato e superficiale? Poter tornare al 31 dicembre come data di consumo delle risorse della Terra, una data che non permetterebbe l’accumulo di energie naturali, ma che consentirebbe di soddisfare i bisogni globali di tutta la popolazione terrestre.

Ci riusciremo? Dipende solo da noi.