Ogni mattina mi preparavo per andare a scuola, alle medie (grembiule nero, colletto bianco, scarpe basse) e, dopo che mia madre mi aveva legato i capelli in lunghe trecce e controllato il tutto, uscivo.

Seguivo un percorso preciso (che fosse anche bellissimo l’ho capito più tardi) che mi portava al Guacci, l’istituto Magistrale.
Lasciavo casa mia e, attraversando Porta Arsa, imboccavo via San Cristiano, passando sotto la casa dei nonni paterni. Proseguendo, raggiungevo, superando vari vicoletti, la casa dei nonni materni, in via Manfredi di Svevia. Tutti a tiro! Chiamavo la nonna a gran voce e lei si affacciava alla finestra della cucina. Da quella finestra si poteva vedere il Teatro Romano, ancora da restaurare, separato dalla casa da una specie di collinetta. La collinetta ora non c’è più: vi è uno spazio verde che dà luce e rivaluta il luogo. La mia camminata giornaliera si svolgeva, in pratica, nel cuore antico della Città, dove peraltro sono nata: tra il ponte Leproso,  le mura Longobarde, port’Arsa, appunto, e il Teatro Romano.
Sono luoghi miracolosamente risparmiati, o lesionati in parte come la mia casa, dai bombardamenti che distrussero quasi tutta la Città. Negli anni, molto lentamente, si è avviata la ricostruzione ed è cominciato il recupero di quelle zone che erano diventate depresse, tristi e buie. Finalmente, é stato capito il loro valore storico, artistico e umano.
Grazie all’interessamento di privati, enti o cittadini appassionati, la Città  sta riscoprendo e ritrovando le sue antichissime storiche favolose radici; le sue ricchezze culturali; le sue bellezze, motivi di orgoglio.
Dopo una chiacchierata con la nonna (a volte lunghetta, per cui arrivavo in ritardo a scuola…) mi presentavo in classe. L’insegnante di Italiano, l’amatissimo professore Giuseppe Tresca, aveva una pazienza infinita, specialmente con me. Se c’era lui alla prima ora, mi andava bene, altrimenti…
Ora vivo lontano, ma sono attentissima a quanto succede nella mia “culla”: seguo le vicende politiche, i progressi nel risanamento e nei miglioramenti della città e, naturalmente, faccio il tifo per gli Stregoni (sul parabrezza della mia auto troneggia una streghetta giallorossa, con tanto di scopa!).
Ogni tanto, una capatina…