Il gruppo NeoMediTerra di musica popolare folk-in progress, nasce nell’autunno del 2013, dopo alcuni mesi già comincia a muovere i primi passi con concerti e progetti di ricerca per la divulgazione dei canti popolari. Oggi la formazione è impegnata nella registrazione di nuove canzoni. Abbiamo incontrato Francesco Cavuoto, autore dei brani originali e fondatore del gruppo.

Com’è cresciuta la band e come si è formata?

La formazione è composta da elementi provenienti dalle varie zone del Sannio che, incrociando le proprie diverse esperienze musicali, sono legati dalla passione per la cultura e la tradizione del Centro-Sud. Ma già in questa fase iniziale avvertiamo la necessità di spingerci oltre alla mera esecuzione di canzoni legate strettamente alla tradizione, così iniziamo a sperimentare nuovi arrangiamenti frutto delle nostre precedenti esperienze musicali.

Talvolta le canzoni derivanti dai dialetti delle regioni meridionali, raccontano storie particolari, attraverso immagini e sonorità si aprono a contaminazioni dal sapore antico e moderno al tempo stesso.

È in questa commistione di scenari, di volta in volta differenti fra loro, che nasce la poetica dei NeoMeditTerra, a quale filo conduttore comune si lega?

Raccontare attraverso tammurriate, tarantelle pizziche e ballate dei singoli eventi, recenti o antichi, dai quali partire per trovare dei messaggi che inevitabilmente si riversano nella nostra vita attuale. L’accattivante dicotomia tra tradizione e modernità ci ha sempre affascinato come anche il mescolarsi dei vari generi di matrice etnica, che hanno in comune la carica emotiva. Il nostro intendimento è quello d’interpretare stati d’animo legati anche al mondo attuale, così come la tarantella, la pizzica o la tammurriata faceva molti anni fa, trasportando in musica ansie, gioie e paure della vita contemporanea.

Nei vostri testi trattate a volte l’argomento del brigantaggio.

Una questione molto delicata e spesso non compresa o addirittura travisata, una ferita antica è mai rimarginata. Poter raccontare la storia di quegli anni senza avere nessuna pretesa di avere una nostra verità, ma nello stesso tempo pretendere rispetto e risvegliare quell’antico orgoglio di un meridione ancora oggi soventemente umiliato o disprezzato.

L’amalgama fra brani della tradizione popolare, talvolta contagiati da echi contemporanei, trova un più concreto riscontro nella realizzazione di quella che è sempre stata l’essenza del gruppo: il “folk in progress”?

Certo, l’evoluzione della musica popolare e cioè: tentare di mutare gradatamente gli iniziali propositi ed avviarsi alla creazione di musiche originali. Le nuove creature sono: “Inchiostro Assaje Buciardo” che parla delle stragi e  massacri di Pontelandolfo e Casalduni, pagine del nostro passato che non si possono saltare, anche per questo abbiamo composto questa canzone, vincitrice della Terza Edizione del Concorso di Musica Popolare e Gruppi Folk “La Ballata dei Briganti”, affinché si possa almeno cantare una verità che non è mai stata scritta, quasi fosse una pagina fantasma di un libro di storia.

I nuovi brani?

“Carta Straccia”, canta del lavoro, anzi del “non lavoro”. Parla dello sfruttamento e della conseguente perdita di dignità di chi, pur di andare avanti, deve sottostare a qualsiasi tipo di angherie. Parla del non futuro dei giovani, di quelli delusi che non inseguono più il famoso pezzo di carta, ormai da tempo diventato solo “straccia” e invece di ribellarsi, stanno lì seduti a guardare, sognando di diventare “grandi cuochi” o essere protagonisti in uno degli innumerevoli Talent Tv.

“‘A sient’ ancora ‘a voce” narra di un massacro ad opera delle truppe piemontesi di una banda di briganti in una masseria meridionale. Ma soprattutto racconta, o per meglio dire grida, del coraggio di una donna che difende non solo il proprio figlio, il proprio compagno ma lotta per la sua terra fino al suo ultimo estremo sacrificio. Nella nostra continua ricerca per approfondire il tema del “brigantaggio del centro-sud”, una questione che è stata quasi sempre distorta, falsata, abbiamo trovato un articolo di Lucia Di Rubbio “BRIGANTESSE, le Popolane Insorgenti” che aiuta e fa ben capire il senso di questa canzone.

Il brano: “Chi ‘o sape, chi ‘o dice” ha un titolo assai esplicativo. Ispirato ad un fatto di cronaca recente, l’uccisione per errore da parte della malavita di un innocente. Il tema è quello dell’omertà. La paura di denunciare, soprattutto per la persistente assenza delle istituzioni.

Sogni nel cassetto?

Certo “i sogni son desideri”! Vorremmo realizzare presto questo CD con i nostri nuovi brani. Dopo un periodo di pausa dovuto agli arrangiamenti e alle registrazioni, riprendiamo l’attività da palco: il prossimo appuntamento sarà  il 7 luglio a Cacciano per il “Beck’s Beer Festival 2018”, a cui seguiranno altri concerti che di volta in volta comunicheremo sulla nostra pagina facebook.

Perché NeoMediTerra?

La nostra anima è da sempre combattuta tra la voglia di novità (Neo) e il forte attaccamento alle nostre radici (Terra), restiamo quindi perennemente in equilibrio e in posizione mediana tra queste due forze (Medi)!!!

Oltre Francesco Cavuoto per arrangiamenti, basso, chitarra e voce chi è con voi nel gruppo?

Pasquale Colella: chitarra, battente, voce; Rosanna Siciliano: cajon, ukulele, darbuka, voce; Luigi Martone: tamburi a cornice, percussioni, voce; Lorenzo Cirocco: fisarmonica, flicorno, clarinetto, voce.