Dopo la visita a Cuba, lo storico discorso al Congresso degli Stati Uniti in qualità di primo Pontefice al Parlamento americano, Papa Francesco  è giunto nell’ aula dell’ Onu dove, fra gli applausi, ha parlato all’ assemblea delle Nazioni Unite. Quarto Pontefice in visita, accompagnato nelle sale del  Palazzo di Vetro dal Presidente Ban Ki-moon, si è presentato all’assise mondiale pronunciando un discorso centrato soprattutto sul valore della dignità umana, dei diritti e dell’ambiente, accolto con una standing ovation dai delegati di tutte le nazioni in piedi ad applaudire.

Prima di entrare nell’aula dell’Onu, il Pontefice ha salutato tutto il personale del palazzo della ringraziandoli per il loro ‘oscuro’ lavoro senza il quale l’apparato internazionale non potrebbe funzionare; simpatica curiosità, prima dell’arrivo del Papa si era svolto tra il personale stesso un sorteggio per stabilire chi potesse essere presente e magari salutare personalmente il Pontefice.

Un Papa che ama di più parlare alle folle  che agli ecclesiastici, un uomo semplice, ma esperto dell’animo umano e abituato alla povera gente come quella della Buenos Aires da cui proviene, Bergoglio è il Papa meno occidentale con cui l’occidente si trovi a  fare i conti, un uomo che non riconosce, politicamente, nell’est  e né l’ovest, ma piuttosto il sud e il nord del mondo, divenuto Papa dopo la rottura del pontificato da parte di Benedetto XVI e perciò, a sua volta, personaggio di ‘rottura’.

Le sue prime parole sono andate, dopo i ringraziamenti a tutti i presenti ed ai popoli da loro rappresentati, ai Vescovi di Roma che, prima di Lui, sono stati presenti all’Onu, Paolo VI, Papa Woityla, Benedetto XVI, tutti testimoni della impellente ricerca giuridica e politica della risoluzione dei problemi del momento storico in cui si vive  : ambiente, povertà, guerre, gestione del potere, sfruttamento dei più poveri, diritto all’istruzione, giustizia, famiglia, libertà religiosa, dignità umana.

A 70 anni dalla nascita dell’organismo internazionale che ha come scopo la pace nel mondo,  il Papa ha ricordato i successi dell’Onu, ma ha anche sottolineato che il suo ruolo deve confrontarsi con una “inusitata accelerazione degli avvenimenti”; ciò comporta una necessaria riforma del Consiglio di Sicurezza e degli organismi finanziari, in modo che essi siano in grado di rispondere al principio di una “partecipazione ed un’incidenza equa nelle decisioni”. Ciò comporterebbe una limitazione a qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei paesi in via di sviluppo e tutto ciò : “per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza”. Il compito delle Nazioni Unite è dunque quello di promuovere la sovranità del diritto in modo da “dare a ciascuno il suo”, senza che nessuno si creda onnipotente o autorizzato a calpestare la dignità e i diritti di altri.

Come dimenticare la noncuranza dell’ambiente naturale e quello rivolto a donne e uomini esclusi e privi del potere decisionale da parte di un potere politico senza scrupoli, condannati a vivere secondo la “cultura dello scarto”, in un ambiente degradato che obbliga perciò, i poteri, ad assumersi oggi le proprie responsabilità, senza elaborazioni teoriche sterili, ma trovando soluzioni immediate, anche avvalendosi di sistemi tecnologici e nel rispetto di una giustizia condivisa.

Il Papa ha poi ricordato la necessità di offrire a tutti un’ istruzione, specie alle tante bambine escluse da tale diritto, per ridare dignità alla società partendo dalle famiglie e consentire a tutti l’accesso ai beni indispensabili, al lavoro, alla libertà religiosa, all’ esistenza stessa della natura umana. L’uomo è spirito e volontà, ma anche natura, è pensiero libero e per questo è urgente dire “no” alle colonizzazioni ideologiche estranee alle culture dei popoli; bisogna poi dire un “no” alle guerre, in ogni luogo, cercando invece  soluzioni pacifiche alle controversie.

E’ ancora necessario rifiutare, insieme alle guerre,  l’uso delle armi nucleari, magari attraverso un accordo internazionale che sia prova di buona volontà politica; inevitabile, a questo punto, un riferimento al Medio Oriente ed all’Africa, luoghi di guerre in cui i cristiani sono spesso vittime di violenze e soprusi. Forte l’appello alla coscienza di chi conduce gli affari internazionali perché curino i tanti uomini, donne, bambini che piangono, soffrono e muoiono ingiustamente, affinchè impediscano il fiorire  del fenomeno del narcotraffico, commercio che vive di corruzione e sfruttamento, anche di bambini, oltre che di connivenze politiche.

In chiusura del suo intervento, Papa Francesco, ha voluto citare un classico della letteratura argentina, uno scritto di  Gaucho Martin Fierro, che canta: “I fratelli siano uniti perché questa è la prima legge. Abbiano una vera unione in qualsiasi tempo, perché se litigano tra di loro li divoreranno quelli di fuori”.  Dopo aver citato  alcune parole pronunciate da  Paolo VI nella sua visita alle Nazioni Unite quasi cinquanta anni fa, ha concluso il suo intervento augurandosi che l’Onu sia lo strumento della ricerca del bene comune, in quanto il futuro chiede decisioni importanti nella salvaguardia dell’uomo.