Si legge:«Navigare a vista: in senso figurato, prendere le decisioni in base alla situazione del momento, senza avere informazioni sufficienti per poter programmare o pianificare le proprie mosse».

Dunque, ci si trova in una situazione  preoccupante, se non pericolosa, e non si sa cosa fare. Si può capire per dei naviganti se, all’ improvviso, il mare diventa tempestoso e bisogna cercare il modo di salvarsi, ricorrendo a scialuppe o inviando richieste di aiuto ad altre navi o a un porto vicino; può capitare su una montagna, se una valanga precipita sugli sciatori, magari imprudenti; può essere un terremoto a causare disastri quando, all’improvviso, la terra trema
Certo non può, soprattutto non deve, accadere a un Paese affidato a governanti responsabili della sua “salute” economica, politica e morale, ritrovarsi nel cuore di una tempesta estremamente pericolosa, dalla quale non si sa come salvarsi.
Se si chiede e si ottiene la fiducia della gente con l’impegno (o è presunzione?) di procurare sicurezza e benessere, non ci si deve trovare in  situazioni da cui non si sa uscire.
Navigare a vista sulla pelle di cittadini il cui futuro dipende dalla capacità  di prevedere o risolvere problemi dagli eletti a questo scopo significa, per questi ultimi, essere inadeguati e rivelare la loro incapacità ad assolvere un compito per il quale si sono proposti (con accanimento pervicace) senza averne in realtà la necessaria preparazione.
La fiducia, forse l’ingenuità, forse la speranza di migliorare la propria esistenza e quella delle famiglie hanno spinto i cittadini a credere nei loro rappresentanti: cosa ha spinto i rappresentanti ad assumersi l’onere di rispondere a tanta aspettativa?