Sono anni che tante regioni del sud combattono, nel silenzio assordante delle istituzioni, combattono contro la piaga dell’eolico. Pale e turbine spuntano come funghi qui e là, una vera e propria invasione che promette energia pulita ma che, alla fine, di pulito sembra avere davvero molto poco. Anche la provincia di Benevento non è rimasta indifferente al fascino dell’eolico: parchi eolici ce ne sono tanti e tanti altri, forse, verranno creati. Ultimo, quello che si sta edificando nel territorio di Morcone, in contrada Fasana. Proprio qui, infatti, in località Ripamalaportelle è in costruzione un parco eolico di circa 20 pale, impianto che sta distruggendo la bellezza del nostro patrimonio ambientale e non solo.

Quello che preoccupa maggiormente è il pericolo di contaminazione delle falde acquifere, essendo quello interessato un terreno carsico, ricco di sorgenti. A denunciarlo sono due geologi, Vincenzo Portoghese e Vincenzo Briuolo, incaricati da un gruppo di cittadini morconesi, di verificare le interferenze dell’impianto eolico autorizzato dalla Regione Campania, con Decreto dirigenziale n.999/2014, con le falde acquifere sotterranee della montagna di Morcone.  Quello che si evince dalla nota inviata alle autorità competenti e alla Procura della Repubblica, è che esisterebbe una significativa difformità tra il progetto definitivo approvato, in cui si escluderebbero interferenze tra l’impianto e la falda (che si ipotizza molto profonda) e il progetto esecutivo presentato al Genio Civile di Benevento dalla srl incaricata dei lavori, che invece prevederebbe nelle stratigrafie “presenza di falda tra i 16 e i 27 metri”. Secondo i rilievi dei due geologi la distanza della pala “MR13” sarebbe nel raggio di 200 metri dalla località a sud di Ripa Malaportelle denominata “Piscina”, interessata dalla presenza di acqua sorgiva dall’area della dolina. Nel progetto la presenza di questa risorgiva non viene affatto rilevata né viene evidenziata l’area carsica. Senza entrare nella questione tecnica dei lavori, quello che viene fuori dalla relazione dei due geologi è chiaro: “le attività di escavazione e trivellazione necessarie alla realizzazione delle fondazioni profonde possono creare fratturazioni artificiali che, intercettando la falda, possono causarne l’abbassamento o, nella peggiore delle ipotesi, compromettere l’esistenza di sorgenti più a valle“. E la realtà avvalora le ipotesi. 

Lo scorso 14 febbraio, la sorgente grotte di Pontelandolfo è stata interessata da uno strano fenomeno: anche in assenza di piogge e diluvi, la sorgente si è stranamente intorbidita. Lo strano colore delle acque ne ha comportato l’immediato divieto di uso nei comuni di Pontelandolfo, Fragneto Monforte e Fragneto l’Abate, con conseguenti ed immaginabili disagi alla popolazione. Come se non bastasse, il 23 febbraio 2018, dopo le ore 12:30, è stata avvistata una colata di fango in località Ripamalaportelle. Gli attivisti del posto si sono subito allertati scattando foto del materiale di sversamento che cospargeva il costone sottostante il cantiere fino a defluire nelle proprietà private confinanti. Per verificare le cause e la tipologia di sversamento in un sito ricco di sorgenti di acqua potabile per uso umano, è stata presentata una segnalazione nelle mani del luogotenente della Stazione dei Carabinieri Forestali di Pontelandolfo. 

Insomma, sembrerebbero due episodi isolati e senza nessun legame ma siamo sicuri che sia così? Siamo certi che le trivellazioni non abbiano nessuna ripercussioni sulle falde acquifere? Siamo certi che non ci sia nessuna contaminazione? Siamo certi che siano stati condotti tutti gli studi possibili sul territorio primo di avventurarsi in un progetto così “pericoloso”?

Intanto, le preoccupazioni dei cittadini sono state raccolte dal Movimento Cinque Stelle, che già lo scorso 3 febbraio hanno depositato una mozione per chiedere alla Regione Campania “la sospensione delle procedure di autorizzazione degli impianti eolici nelle province di Avellino e Benevento”. Non ci resta che attendere gli sviluppi, dunque, nella speranza che le voci dei cittadini vengono davvero ascoltate e prese in considerazione, aldilà delle false promesse da campagna elettorale.