Mimmo Lucano non è un criminale, non ha frodato nessuno, così ha deliberato la Corte di Cassazione in merito alle accuse mosse al Sindaco di Riace, secondo la magistratura non c’è stato né favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, né affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona. Sempre secondo i magistrati di Cassazione, Lucano ha agito in nome della solidarietà.
La Cassazione non ha rilevato “comportamenti fraudolenti” da parte di Lucano dunque egli non avrebbe “materialmente posto in essere” comportamenti illegali nell’assegnazione di alcuni servizi. Con tale decisione Mimmo Lucano si è visto annullare la delibera che gli imponeva il divieto di dimora a Riace in quanto, secondo i giudici, le scelte del sindaco sono state messe in atto attraverso scelte fatte in “collegialità con i prescritti pareri di regolarità tecnica e contabile da parte dei rispettivi responsabili del servizio interessato”.
Le uniche responsabilità attribuite a Lucano, sono quelle di essersi speso a favore della permanenza in Italia di Lemlem Tesfahun, sua compagna di vita; tuttavia, in questo caso, i giudici hanno ravvisato la “relazione affettiva” unitamente alla condizione di incensurato del Lucano.
L’indagine su Mimmo Lucano era iniziata un anno e mezzo fa quando a lui erano state attribuite presunte irregolarità nella gestione del sistema di accoglienza a Riace, una gestione che cercava di realizzare un’integrazione degli immigrati tramite il lavoro, l’istruzione e la valorizzazione di case inutilizzate. A questo fine fonda l’Associazione “Città Futura”, una realtà che da subito si impegna nell’accoglienza degli stranieri e cerca di facilitarne l’integrazione nel contesto locale, un contesto ridotto da un centro di soli 900 abitanti con decine di case abbandonate, ad uno che oggi conta invece 2mila presenze e il recupero di abitazioni abbandonate dai proprietari emigrati.

Tutto inizia nel luglio del 1998 quando, sulle coste di Riace, approda un’imbarcazione proveniente dalla Turchia con a bordo 184 persone, tra cui 72 bambini, in fuga da persecuzioni politiche nella stessa Turchia, in Siria ed in Iraq. Nasce così, per caso, un progetto  che, fuori dai tradizionali modelli di ospitalità nei centri di accoglienza divenuti luoghi di inerte indugio e cancellazione della dignità umana, vuole fare di questi profughi i protagonisti di una rinascita che accompagna, contemporaneamente, la rinascita di luoghi ormai in abbandono e nei quali risiedono solo anziani – la scuola del paesino era infatti in via di chiusura -.
Nasce così il “modello Riace”, voluto fortemente da “Mimì Capatosta”, come lo chiama nel suo libro Tiziana Barillà, un modello lontanissimo e alternativo a quella “mafia capitale” a cui lo ha voluto associare il deputato M5s Carlo Sibilia.
Non più stipare i migranti in hotel o casermoni fatiscenti per tenerli il più a lungo possibile e intascare i contributi statali senza preoccuparsi di integrare questi soggetti, ma utilizzare i 35 euro procapite per “borse lavoro” girate a cooperative, di cui fanno parte anche cittadini di Riace, che servano ad insegnare un mestiere assicurando loro un piccolo stipendio che possa essere speso nella comunità e consentendo, grazie ad un piccolo ma innovativo movimento economico, la rinascita dell’asfittica economia locale.
Tutto ciò consente l’integrazione e, nello stesso tempo, la trasformazione del piccolo borgo medioevale da città fantasma a rischio di estinzione, a comunità attiva e viva. “C’erano persone senza una casa qui e c’erano case senza persone. È semplice“, dirà poi Lucano. L’esperimento consente dunque di ricostruire il tessuto economico e sociale e, sebbene come lo stesso Lucano ha affermato, si è andato realizzando un ideale di giustizia sociale che “non sempre coincide con la legalità e le leggi”, che portano comunque allo sfruttamento dell’immigrato e all’allontanamento dello stesso dal luogo in cui si trova dopo sei mesi di permanenza, esso rappresenta un percorso obbligato di rispetto e integrazione di individui come noi che vivono in difficoltà.
Al modello Riace ha guardato e continua a guardare tutto il mondo. Vi hanno dedicato articoli e approfondimenti Bbc, New York Times, Los Angeles Times e altre prestigiose testate internazionali. Nel 2010 il regista Wim Wenders realizza un cortometraggio sul modello d’accoglienza della cittadina calabrese. Sempre nel 2010 Mimmo Lucano è terzo nella World Mayor, la classifica dei migliori sindaci del mondo. La rivista americana Fortune nel 2016 lo mette tra le 50 personalità più influenti al mondo. Per il primo cittadino c’è anche l’elogio di Papa Francesco, che ha espresso “ammirazione e gratitudine per il suo operato intelligente e coraggioso a favore dei nostri fratelli e sorelle rifugiati “.

Iniziano però i problemi e gli attacchi, fin dal 2016 quando, in seguito a un’informativa della Guardia di Finanza che denuncia irregolarità nella gestione dei fondi, a Riace non arrivano più i soldi della Prefettura e i fondi Sprar. Ai primi di giugno Matteo Salvini, fresco ministro dell’Interno, in un video dedicato ai calabresi, lo definisce “uno zero. Una dichiarazione di guerra, a cui Lucano gli risponde così: “È vero che appartengo alla classe degli ultimi, praticamente zero. In tutti questi anni abbiamo unito le nostre debolezze con tanti altri disperati di ogni parte del mondo. Abbiamo condiviso il sogno di una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie“.
Alla fine Mimmo ‘U Curdo’ viene accusato di reati, che oggi la Cassazione ha smontato e ritenuti non sostenibili giuridicamente, e finisce ai domiciliari, a lui vengono attribuite responsabilità che più che di natura penale appaiono a molti di natura puramente politica. A seguito delle indagini, viene allora avviata l’operazione: “Xenia” che paradossalmente in greco antico è una parola che si riferisce proprio al concetto di ospitalità, con essa Lucano subisce accuse relative a matrimoni combinati tra riacesi e cittadine straniere per favorire, illecitamente, la permanenza di queste ultime in territorio italiano.
Oggi la struttura accusatoria è crollata, ma quanti danni ha prodotto un provvedimento inconsistente sulla vita di un uomo coraggioso e di tutta la comunità solidale da lui creata? La diversità fa paura e per questo la si vuole cancellare o demonizzare in nome di una consuetudine culturale che va sempre in cerca di un nemico per giustificare i propri errori ed i propri limiti.

Oggi la diversità fa però risentire la sua voce, come eco di una solidarietà e di una prassi politica e sociale fuori da schemi ideologici ancorati a nostalgie di un’arte di governo del passato, una politica  che ha mostrato i propri limiti e storture umane e sociali oggi inammissibili.