Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, è in visita negli Stati Uniti, nei giorni dal 15 al  20 di ottobre. E’ del tutto evidente che Il viaggio del presidente italiano Sergio Mattarella negli Stati Uniti non può essere classificato solo come semplice “visita istituzionale” o di mera “cortesia diplomatica” tra due Capi di Stato.

Molti infatti  gli elementi di instabilità che caratterizzano oggi le maggioranze politiche, sia in Italia che negli States; accanto a tale problema non si può non  ricordare la tendenza del mondo attuale a individuare, con sempre maggiore frequenza, personalità carismatiche di riferimento negli spazi politici e sociali e per questo motivo, nella visita in corso, accanto al controverso  glamour  del Presidente americano Trump, si impone, il prestigio del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che propone la sua persona  con maggiore incisività rispetto ad una semplice rappresentanza  tra due capi di Stato  in una  “visita istituzionale”.

Le tormentate vicende politiche italiane, insieme alle recenti tematiche relative ai dazi imposti dagli Stati Uniti, dopo che l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) ha dato il via libera a Trump per imporre sanzioni all’UE, il tutto come rappresaglia per le sovvenzioni riconosciute dall’Europa al costruttore di aeromobili Airbus, hanno offerto a Mattarella l’occasione per ribadire al Presidente americano che : “Valuteremo le rimostranze sui dazi”.

La visita del nostro Presidente giunge nel pieno della recente crisi turco-curda, ma soprattutto a seguito dei “pasticci” della diplomazia americana correlati al ritiro delle truppe degli Stati Uniti dalla Siria e della minaccia europea di un embargo sulle forniture militari alla Turchia.

Mattarella si è fatto soprattutto portavoce del nostro paese in merito alla imposizione dei dazi su prodotti tipici dell’Italia, come il parmigiano e il pecorino; cogliendo l’occasione per ricordare che : “l’Italia  resta il quinto contributore Nato e il secondo in termini militari dopo gli Usa. L’Italia è il paese che, dopo gli Usa,  fornisce il maggior numero di suoi militari per missioni Nato ”. Ha poi aggiunto: “Gli Stati Uniti sono non solo un alleato fondamentale, ma anche e sopratutto un Paese con cui condividere un cammino democratico, si riconosce negli stessi valori. La visione internazionale dell’Italia si basa sul pilastro dell’Alleanza atlantica cui si è affiancata l’integrazione europea: due componenti ineludibili della nostra politica estera”.

Mattarella ha poi voluto ricordare a Trump che : “ L’Italia ha condannato e condanna l’operazione in corso da parte della Turchia”. In merito alla questione sollevata da Mattarella, Trump ha giustificato le decisioni americane in merito alla situazione del territorio mediorientale affermando : “ Io non ho dato alcun benestare” alla Turchia perché aprisse l’offensiva nei confronti dei Curdi, anzi, ha rimarcato : “ è stato l’opposto, anzi ho scritto una lettera molto dura”.

Inutile ricordare che le decisioni di Erdogan di attaccare i curdi scaturiscono da quella di Trump di ritirare le truppe americane dal territorio siriano e dunque di lasciare campo libero alla Turchia per le sue politiche anti curde.

In merito alla problematica economica dei dazi all’Italia, lo stesso Trump ha affermato che : “L’Italia ha un problema su come i 7,5 miliardi di dollari di dazi sono stati suddivisi, crede di avere avuto un ruolo minore rispetto ad altri paesi come la Francia o la Germania” ovviamente egli si riferiva alla vicenda Airbus. A  questa riflessione si è ricollegato  Mattarella per difendere il diritto del nostro paese ad esportare i suoi prodotti senza l’aggravio di ulteriori tasse.

Trump, accogliendo Mattarella ha dichiarato, a seguito delle proteste italiane : “I rapporti con l’Italia sono ottimi , anzi non sono mai stati così buoni“. “Mi auguro – ha risposto il presidente della Repubblica italiano – che sia possibile trovare un metodo di confronto collaborativo che eviti una spirale di ritorsioni. E bisogna e cercarlo subito“.

Riuscirà il Presidente Mattarella a tutelare la nostra economia dagli attacchi delle imposte americane? Sicuramente, al momento, quella del Presidente italiano è la voce più autorevole del nostro panorama politico, l’unico che possa rimarcare la “follia” americana nel procedere sulla strada di un protezionismo che non riuscirà a colpire profondamente  l’Europa come Trump vorrebbe; quel Continente che il presidente americano ha accusato di essere colpevole di erigere “enormi barriere” alle importazioni statunitensi nella Ue, pur assicurando che non vuole chiudere la porta ad un accordo tra le due parti.

E’ utile ricordare che ” l’ordine economico”  creato all’indomani della seconda guerra mondiale, vedeva, in prima linea, l’idea di abolire tariffe doganali, di chiudere la porta a tutti i nazionalismi, ma anzi aprirle  alla libera  circolazione delle persone, il tutto verso una globalizzazione che avrebbe dovuto produrre  benessere universale. Oggi assistiamo invece alla rinascita di politiche nazional-protezionistiche e a forme di egocentrismo patriottico che alimentano sospetti e paure, quasi una rinascita di quella “guerra fredda” della competitività che oggi, al di là delle diverse posizioni politiche, coinvolge paesi e strategie economiche figlie e matrigne di instabilità sociale.

Fidiamo dunque nel nostro Presidente, dal momento che la nostra politica sembra incapace di fare altrettanto, affinchè riabiliti, a livello internazionale, non solo la nostra economia, ma anche l’immagine complessiva  del nostro paese.