(Federica Landi) – In questo periodo dell’anno le città diventano gingilli, tutti corrono affannosamente per confezionare regali, si mette in pausa il nastro della quotidianità e ci si cimenta nei preparativi imminenti affinché la tavola sia apparecchiata, la cena impeccabile, la casa in ordine, i regali sotto l’albero.

Tutto perfettamente al suo posto.

Quando si sta bene con se stessi, quando non manca niente, è difficile guardare oltre il proprio io, oltre le proprie rassicuranti certezze, è difficile preoccuparsi di altro che non siano i dettagli, gli artifici del proprio benessere.

A che serve notare la bellezza di una città che ha cambiato l’abito se non si sentono i suoi lamenti silenziosi strozzati sotto tutti gli addobbi, le luci.

Tutti, sono troppo sordi per ascoltarla… L’indifferenza si ispessisce intorno ai loro occhi e le superficialità stringono il loro cuore povero.

A niente servono i lamenti di chi è incastrato nei suoi angoli più bui e sporchi, di chi è stato dimenticato, i silenzi di chi è costretto ad esistere ma non può vivere, le suppliche di chi chiede qualche avanzo di futuro e solo un motivo per continuarsi a svegliare faticosamente ogni mattina, nessuno sfarzo, eccesso o pretesa, niente di più.

Chi non ha un tetto a proteggerlo è sempre stanco, vittima del mondo e schiavo di se stesso, consumato dalle intemperie, dalle indifferenze, stanco  della sua trasparenza, dell’inesistenza, stanco di essere l’inutile con potenziale in un mondo di fantasmi, il fallito in un mondo di perdenti, lo scarto, il bullone debole in una società arrugginita.

Brillano le vetrine, brillano i gioielli, brillano i vestiti eleganti, brillano i fuochi d’artificio nel blu della notte ma gli occhi non fanno lo stesso, brillano di luce riflessa, sono vuoti, non vedono più, le orecchie ascoltano solo ciò che vogliono, le mani non vengono tese ma sono solo in grado di svuotare le tasche per mettere a tacere i propri egoismi.

Tutti desiderano un cambiamento, molti si lamentano di chi fa da cornice alla società, dell’ accessorio che sbriciola le apparenze come se fosse polvere in un angolo ma nessuno rompe il silenzio, nessuno ha il coraggio di urlare perciò continua ad annuire.

Mentre il povero muore, il forte continua ad ignorarlo, continua a dargli la colpa della sua condizione e non indaga a fondo, giudica senza scrupoli, non fa altro.

Troppo grandi per il gioco del silenzio ma infinitamente piccoli per esigere il cambiamento.

Chi guarda e tace accetta l’ingiusto, crocifigge chi già non può slegarsi dal suo destino, lo inchioda ai margini e non se ne preoccupa.

Forse pensa che qualche centesimo lanciato con sufficienza in un bicchiere di plastica o in un cappello consunto possa bastare a zittire la propria coscienza…

L’affermazione dei passanti, il loro modo di essere incastrati perfettamente nella società incrementa l’ emarginazione di chi dorme su un letto di carta e sotto un cielo di stelle, relega ancor più strettamente la loro esistenza claudicante alle retro file del mondo.

Sono sempre lì, seduti, inermi a vedere la vita che scorre davanti senza mai riuscire a fermarla.

In balia della strada e di un sistema intollerante sembra che falliscano ogni giorno quando sui volti dei loro figli non c’è un sorriso ma una smorfia di dolore, quando hanno freddo ma non possono offrir altro se non il tepore del proprio corpo.

La strada accetta tutti, non fa distinzione non ha pietà per uomini, donne, bambini, anziani; prosciuga le loro forze, di tanto in tanto le speranze… È il teatro di chi balla, brinda e attende il nuovo anno, chi guarda al cielo è il protagonista, chi sente il proprio stomaco brontolare la comparsa.

Non sono fantasmi, hanno il diritto di mangiare come tutti, il diritto di sognare senza illudersi, il diritto di sentirsi protetti, il diritto di stare al caldo, di avere quattro mura e chiamarle “casa” .

Pensiamo anche a tutto questo ogni tanto, alla realtà che non è bloccata nella televisione, lontana da noi, ci circonda ma non ce ne accorgiamo perché chi soffre molto spesso è invisibile e non fa rumore.

Scartiamo qualcos’altro che non siano regali, togliamo la carta colorata e i nastri dal cuore, apriamolo e vediamo cosa c’è dentro.

Estirpiamo il marcio e cospargiamo sopra di esso un po’ di zucchero.

Smettiamola con il buonismo e iniziamo ad esser buoni per davvero.

Non lasciamo che un altro anno ci passi sopra senza raccogliere alcun frutto alla fine.