Ormai innumerevoli i focolai di incendi che stanno devastando il nostro paese, da Roma alla Puglia, dal Vesuvio alla Sicilia, le emergenze dovute al territorio in fiamme non si contano più.

Il tempo caldissimo ed una percentuale di pioggia molto ridotta, la Coldiretti stima che  quest’anno sia piovuto il 53% in meno del solito, consentono a tanti criminali di appiccare il fuoco in tutta Italia.  

Il Vesuvio è ormai un unico grande focolaio di incendi, famiglie evacuate, tensione, paura. Un fumo denso, nero ed irrespirabile ha ormai coperto gran parte delle pendici del vulcano, una colonna  di fumo e cenere si è ormai posta sulla città di Napoli per poi spostarsi sui comuni vicini, fino all’Irpinia e poi sul beneventano. Grande il timore che il fuoco possa raggiungere le discariche presenti alle pendici del Vesuvio, come quella di Novelle Castelluccio,  ma anche e soprattutto quelle clandestine di cui si ignora il contenuto.

Inutile ricordare che la sola causa naturale rilevante di un incendio è un fulmine, rarissime le cause accidentali, molto più numerose le cause colpose come cerini o mozziconi gettati dalle auto o braci incustodite; le cause più frequenti di incendi sono invece da ricondurre ad atti volontari da parte di persone che, grazie ad un incendio, ricavano vantaggi economici personali. Si appicca il fuoco per utilizzare il terreno in modo diverso, per trasformarlo in pascolo, oppure ricavare sovvenzioni set-aside, o magari per raccogliere la legna, o per poter edificare su quei terreni non ancora mappati come percorsi dal fuoco, eludendo la legge del 1975 che vieta costruzioni sui terreni devastati da un  incendio.

Gli incendi innescati volontariamente possono produrre vantaggi anche nella distribuzione del lavoro successivo all’incendio– non è fanta-economia, infatti il fenomeno è particolarmente diffuso in Sicilia – o possono servire agli agricoltori per bruciare residui agricoli, per pulire il terreno in vista delle semine successive e così risparmiare la mano d’opera necessaria a tale fine.

Si dà fuoco anche per protesta o risentimento contro espropri o provvedimenti pubblici o ancora contro restrizioni alle attività venatorie, si incendia dunque anche per rancori personali o fra privati o semplicemente per compiere un atto vandalico.

Amara analisi di un fenomeno che non solo non è giustificabile socialmente, ma soprattutto è inqualificabile dal punto di vista ambientale. Aggredire il nostro ecosistema è un atto di inciviltà e barbarie che coinvolge tutti noi, l’equilibrio ambientale è una conditio sine qua non , una necessità umana e naturale che deve andare al di là degli interessi privati perché la conservazione della natura è un bisogno irrinunciabile della nostra sopravvivenza.

Intanto l’Italia brucia in diverse regioni, aerei Canadair ed elicotteri sono ormai impegnati senza sosta nella speranza di limitare i danni determinati dal fuoco e spegnere gli incendi boschivi che stanno devastando il nostro territorio. Gli incendi sono quasi tutti dolosi, come doloso è stato il fuoco che è divampato all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, la cosa è stata appurata dai carabinieri forestali che hanno individuato almeno otto inneschi differenti, tutti divampati contemporaneamente e tutti in zone impervie e difficilmente raggiungibili.

Le cose però questa volta sono state fatte in grande, con lo scopo di  impedire lo spegnimento immediato del fuoco, sono stati infatti utilizzati quasi certamente animali, probabilmente gatti cosparsi di benzina e dati alle fiamme, il tutto per facilitare, attraverso i movimenti dei poveri animali agonizzanti in fuga nei luoghi più inaccessibili del bosco, nello sforzo di fuggire alla tortura, l’incendio delle foglie secche del sottobosco e la propagazione del fuoco.

Il fronte del fuoco sul Vesuvio ha presto raggiunto la lunghezza di oltre due chilometri, una estensione difficile da tenere sotto controllo. Le fiamme hanno iniziato a propagarsi partendo dalla zona fra Ottaviano e Terzigno per poi allargare il loro fronte fino alla fascia litoranea, molto vicine alle zone abitate. E’ stato necessario bloccare tutte le strade di accesso al vulcano ed evacuare abitazioni e ristoranti compresi nella zona di Ercolano e Torre del Greco, fino al territorio di Boscoreale.

Quadro non diverso in Sicilia dove le fiamme hanno coinvolto buona parte dell’isola, da Messina a Ragusa passando per Catania, fino a Trapani, nella cui provincia, precisamente nel villaggio turistico di Calampiso, i turisti presenti sono dovuti fuggire davanti al fuoco scappando in ciabatte.

Pazzia o vero e proprio crimine camorristico, queste  gesta infami purtroppo si ripetono anno dopo anno, le conseguenze degli atti dei tanti piromani che spadroneggiano nei nostri boschi sono ormai palpabili e devastanti,  la distruzione del nostro patrimonio forestale, e sottolineiamo “nostro”, ci sta privando di un polmone di ossigeno importante e di una ricchezza ambientale la cui ricostruzione richiederà anni e soprattutto una forte volontà pubblica e privata.

Non bastano controlli, pur richiesti e necessari, è necessario, secondo noi, modificare soprattutto una mentalità criminale che solo apparentemente colpisce solo l’ambiente, educare al rispetto di quell’habitat che, appartenendo a tutti, va rispettato da tutti, come obbligo umano e sociale, ma soprattutto civile.