L’articolo 3 del Codice della Strada, un’area pedonale è per definizione una «zona interdetta alla circolazione dei veicoli, salvo quelli in servizio di emergenza, i velocipedi e i veicoli al servizio di persone con limitate o impedite capacità motorie, nonché eventuali deroghe per i veicoli ad emissioni zero aventi ingombro e velocità tali da poter essere assimilati ai velocipedi». In base alle leggi in vigore in Italia, quindi, nessun veicolo a motore può circolare nell’area pedonale di Corso Garibaldi, nemmeno i residenti, a meno che non siano portatori di handicap fisici. Non possono circolare le automobili delle forze dell’ordine e nemmeno quelle dei Vigili urbani, e infatti, qualche anno fa, l’amministrazione comunale si munì di velocipedi a pedalata assistita per consentire almeno a loro di non infrangere la legge. Sempre per lo stesso motivo il Comune di Benevento avviò il progetto SMUCC (Servizio Municipale Consegne Cittadine), che prevedeva la consegna di merci ai negozi dell’area pedonale mediante un veicolo elettrico, che, per ingombro e velocità era assimilabile ai velocipedi. Oggi, invece, a Benevento ci sono tanti veicoli a motore che transitano all’interno dell’area pedonale di Corso Garibaldi. L’unico modo per autorizzare un numero così elevato di veicoli a motore lungo Corso Garibaldi è quello di abolire l’area pedonale e trasformare l’arteria in una zona a traffico limitato (ZTL), cosa che invece accade solo in occasioni di manifestazioni ed eventi particolari, come recita la delibera di istituzione dell’area pedonale di Corso Garibaldi.

In base alle leggi italiane, quindi, gli unici veicoli a poter circolare lungo il Corso senza particolare autorizzazione sono i velocipedi ovvero le biciclette, per cui pare assurdo e paradossale che il Sindaco abbia emesso un’ordinanza (che oramai risale all’autunno 2016) contro gli unici veicoli che potrebbero effettivamente transitare in un’area pedonale e continui invece ad autorizzare veicoli a motore di ogni sorta. Inoltre, a distanza di un anno e mezzo, si può ritenere superata e inutile tale ordinanza in quanto si limita a imporre un cartello di divieto, ma in effetti non impone tale divieto, in quanto non è possibile farlo a meno che non ci siano delle motivazioni, così come sancito dal Decreto Legislativo 267/2000 articolo 50 e 54 e come chiarito dal TAR dell’Umbria con sentenza 451 del 29 agosto 2013. Per cui anche in questo caso, essendo l’ordinanza priva di motivazioni, il Sindaco si espone alla minaccia di essere querelato per abuso d’ufficio, visto che in sostanza tale ordinanza, proprio perché non ha motivazioni, non ha valore legale, come ben definito dalla Prefettura di Benevento, la quale ha accolto i due ricorsi presentati dall’unico ciclista che è stato multato lungo il Corso ed ha riconosciuto il non luogo a procedere archiviando il caso.

Il M5S di Benevento ha presentato nella giornata odierna un’interpellanza (che si allega alla presente nota) dove pone una serie di quesiti, anche tenendo conto degli impegni (disattesi) presi dall’allora Vicesindaco Mazzoni e dal Sindaco stesso.

Al fine di non continuare in questi abusi amministrativi, si invita l’amministrazione a studiare bene il Codice della strada e a far applicare la legge, ovvero l’articolo 3 del Codice della Strada che appunto vieta il transito sul Corso ai veicoli a motore, con esclusione dei disabili residenti, e non lo vieta invece per la biciclette.

Del resto tutte le città italiane, in base alla legge «per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica» (approvata nel dicembre 2017) , dovranno dotarsi di un “Piano Ciclabile Urbano”. Benevento farà la solita figura della Cenerentola? Malgrado le polveri sottili? Malgrado l’aumento degli incidenti automobilistici? Malgrado i parcheggiatori abusivi? Malgrado gli ingorghi incomprensibili in una piccola città?

Oltre mille cittadini hanno apposto la propria firma su una petizione consegnata ad aprile al Sindaco, al Comandante dei vigili urbani, all’Assessore alla Mobilità e al Prefetto, cittadini che non hanno ricevuto mai risposta, evidenziando così la totale mancanza di sensibilità da parte di questa Amministrazione.

Eppure la città di Benevento si trova sull’EuroVelo 5, un percorso ciclabile definito dalla European Cyclist Federation che parte da Londra e arriva a Brindisi, oltre ad essere una meta irrinunciabile dalla Via Francigena del Sud, per cui si stima che ogni anno almeno 1000 cicloturisti (in prevalenza stranieri) attraversino la città durante il loro viaggio. Questi ciclisti, se rispettosi del divieto, non passeranno lungo il Corso e non avranno la possibilità di vedere ed apprezzare la nostra città per cui non diventeranno ambasciatori delle nostre bellezze. L’unico ricordo che avranno di Benevento sarà quello del divieto (ovviamente assente lungo il percorso da Londra a Brindisi).

Ah, dimenticavamo: i pericolosi “vandali in bicicletta”, cioè quelli che prima del divieto non rispettavano il limite di 10 km/h, oggi continuano a transitare lungo Corso e continuano a non rispettare il limite!

Una delle cinque stelle del nostro simbolo fa riferimento alla mobilità sostenibile. La “Carta di Firenze” (2009) recita al 5° punto: «Piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine». Continueremo a batterci per questo.

Marianna Farese e Nicola Sguera